Posts in Category: story board

Ricordando Valeria

valeria Se dovessi fare l’elenco degli eventi che hanno segnato il 2015, certamente ne verrebbe fuori un quadro generale davvero tragico, dovuto soprattutto all’ attacco feroce che il terrorismo islamista ha portato all’interno del nostro mondo.

E se dovessi scegliere un’ immagine per rappresentare tutto questo, non ho dubbi che prenderei il volto di Valeria Solesin, la giovane italiana uccisa al Bataclan di Parigi, e lo guarderei come si guardano le icone antiche. Perché nel volto di quella ragazza io ci vedo un modello di intelligenza e di bellezza femminile, che purtroppo il martirio ha ammantato con un velo di sacralità.

Valeria era una brillante studentessa di sociologia che stava perfezionando i suoi studi alla Sorbonne, una delle più


Il preside e le maestre multiculturaliste

presepe Sembra quasi una gara di stupidità multiculturalista: a Rozzano, nel milanese, un preside vieta i canti natalizi nella sua scuola, mentre in provincia di Roma le maestre di una materna espellono Gesù Bambino dal presepe e sostituiscono i tradizionali Re Magi con figurine di moderni migranti mediorientali.

Ecco due chiarissimi esempi pratici di quello che lo scrittore francese Houellebecq spiegava poco tempo fa nel suo romanzo “Sottomissione”: gli europei sono diventati così sbandati e fragili sul piano della loro identità culturale, da voler rinunciare persino ai simboli più noti ed anche più pacifici (come quelli natalizi), di fronte all’ evidente forza identitaria della presenza islamica nel nostro continente.

Nei casi citati, in verità, c’è anche di più. Non


Il modello Expo ha funzionato

download Ha ragione Crozza che, nella sua divertente imitazione di un turista in coda davanti ai padiglioni dell’ Expo, canta :”Era meglio venire a giugno che ad ottobre”. Ma questo la dice lunga anche sull’indiscutibile successo della manifestazione, visto che le code erano la testimonianza oggettiva (anche se un po’ noiosa) della presenza di tantissimi visitatori che hanno affollato il cardo e il decumano milanesi, dall’inaugurazione fino alle ultime settimane di apertura.

Allora ben venga la solita canzoncina irriverente del comico della tv, ma piantiamola con lo spirito brontolone e pessimista di quanti ancora sostengono il vecchio detto “tanto peggio, tanto meglio”, per cui stanno lì a fare solo pronostici di fallimenti e disgrazie per ogni avvenimento o manifestazione che nasca


Buon Natale col Presepe

Mentre nel mondo, dalla Nigeria al Pakistan, vengono commessi crimini orribili e stragi contro pacifici cristiani nella quasi totale indifferenza dell’opinione pubblica e delle istituzioni internazionali, in Italia qualche dirigente scolastico fanatico del multiculturalismo impedisce alle maestre di preparare il Presepe ai bambini, per evitare di “offendere” le famiglie non cristiane.

Ma perché uno dei simboli religiosi più noti e più emozionanti, perché legato ai ricordi d’infanzia di noi tutti, ovvero la ricostruzione domestica, artigianale e popolare della nascita di Cristo, può essere considerato un elemento disturbante e quindi da evitare o quantomeno da nascondere?

Probabilmente non c’ è da parte del dirigente scolastico di Bergamo, e da tanti altri come lui che operano dentro e fuori le scuole italiane, soltanto un furore iconoclasta dovuto alla retorica multiculturalista, che trova finanche nell’


Sala d’attesa

Ci sono dei luoghi, come le sale d’attesa, che ormai sono diventati occasione per la gente comune di sfogarsi e di trovare negli altri quantomeno dei sentimenti di solidarietà e reciproca consolazione. Se si sta ad aspettare il proprio turno per una visita dal medico di famiglia, infatti, capita sempre più di frequente che si ascoltino discorsi molto drammatici sulle condizioni di vita e su quanto la realtà venga percepita negativamente.

Probabilmente luoghi come questo e come tantissimi altri (la coda all’ufficio postale, lo scompartimento di un treno per pendolari, la sala colloqui con gli insegnanti della scuola pubblica…) non vengono mai frequentati dai rappresentanti della nostra classe dirigente, che praticamente vivono in una dimensione separata, fatta di altri treni, altri medici, altre scuole, altri ospedali, altri ristoranti eccetera,


C’ era una volta l’ Autostrada del sole

Esattamente cinquant’anni fa, nel 1964, veniva inaugurata l’ Autostrada del sole: 755 km da Milano a Napoli, con gallerie e viadotti, realizzati in solo 8 anni, un vero e proprio capolavoro di ingegneria edile e sviluppo delle infrastrutture.

Ma quella era l’ Italia del boom economico, quando i governi a salda guida democristiana, di De Gasperi prima e poi di Fanfani, conducevano il paese nella ricostruzione postbellica, l’industrializzazione si espandeva nei settori più avanzati, come le auto e gli elettrodomestici, e il Pil cresceva anno dopo anno, diffondendo benessere e consumi in ampi strati della popolazione che erano vissuti praticamente in miseria fino ad allora.
Nascevano continuamente nuove imprese, anche perché queste non erano massacrate dal fisco e dalla burocrazia, la disoccupazione era quasi inesistente e l’ edilizia


Muti lascia il Teatro dell’ Opera

Il più celebre direttore d’orchestra italiano, Riccardo Muti, si è arreso dinanzi al sindacalismo senza freni che ormai governa persino sugli orchestrali del Teatro dell’ Opera di Roma, di cui era stato nominato “direttore a vita”. E si è dimesso, perché è impossibile fare musica ad altissimo livello, offrendo prestigio al nostro paese dinanzi a un pubblico internazionale, se prima di tutto vengono poste le questioni dei contratti, delle ferie, dei turni e delle pause, come se si trattasse di lavorare in un normale cantiere edile o in una fabbrica metalmeccannica.

Già quest’ estate era successo un episodio gravissimo che aveva mostrato a tutto il mondo come (non ) vanno le cose qui da noi, ed il Maestro aveva subito per questo un vero colpo basso: nello scenario suggestivo di


I bronzi di Riace possono viaggiare

I bronzi di Riace sono la rappresentazione più evidente della bellezza e della grandezza di quella civiltà che si sviluppò sulle sponde del Mediterraneo, cinque/sei secoli prima della nascita di Cristo, e che dalle poleis greche poi si diffuse nel sud della Penisola, in un’ ampia regione che i Romani chiamarono con rispetto e ammirazione Magna Grecia.

Quella che noi oggi consideriamo la civiltà occidentale, con le sue specifiche istituzioni politiche e i suoi valori fondamentali, civiltà che si è sempre caratterizzata per un tipo di pensiero interessato ad indagare razionalmente gli aspetti fisici della realtà, nonché per forme di arte e di artigianato particolarmente raffinate, ha origine in quel mondo, per questo definito “classico”.

I più convinti assertori di questo legame ombelicale tra l’ Italia e l’


Vincenzino Nibali, padrone del Tour

Questa strana estate (e la chiamano estate) ci ha regalato la visione della Costa Concordia che viene trainata alla velocità di due nodi verso la demolizione finale nei cantieri di Genova e sembra l’ allegoria spietata dell’ Italia ormai sulla via del declino: perché, come il bellissimo piroscafo, è stata guidata da capitani sbruffoni e narcisisti (la politica degli ultimi vent’anni) che l’ hanno portata al disastro (un debito pubblico di duemila miliardi di euro), senza neppure il coraggio estremo di sacrificarsi per i loro passeggeri.

Ma già poco prima avevamo dovuto assistere allo spettacolo indecente della rapida eliminazione degli azzurri dai campionati del mondo brasiliani, dove il nostro bomber multietnico e straviziato, Balotelli, ha dimostrato di essere solo un bamboccione senza personalità e senza palle da mettere in porta; il


Riformare la scuola si può?

“La scuola sarà posta al centro dell’ agenda di governo”: ecco un altro annuncio del formidabile comunicatore Matteo Renzi, che ad oggi si è tradotto solo in (pochi) investimenti per risanare l’ edilizia delle scuole italiane (vedremo quali e quante). Non che imbiancare le pareti e riparare i controsoffitti delle aule sia un’ iniziativa sbagliata, tutt’ altro, a patto che sia solo l’ inizio di un radicale processo di riforma dell’ intero sistema.

Ma l’ impressione è che il Premier ora abbia scelto la via delle riforme istituzionali, mentre le riforme sostanziali come il jobs act (mercato del lavoro), la sburocratizzazione della Pubblica amministrazione, le privatizzazioni eccetera sono destinate a languire ancora per chissà quanto tempo nelle varie commissioni parlamentari. E dai tempi che ci stanno impiegando solo per la prima