Posts in Category: politics

C’ era una volta la scuola italiana

Al liceo classico Giulio Cesare di Roma, due professoresse democratiche (è una tipologia specifica del corpo docente italiano, nata e cresciuta nel post-sessantotto) hanno pensato bene di far acquistare e leggere ai loro studenti del ginnasio il romanzo “Sei come sei” di Melania Mazzucco, che racconta la storia di una famiglia “normale” (per l’autrice) composta da due padri gay e una figlia nata grazie all’ utero preso in affitto da una donna dell’ est, dietro generoso compenso.

Le professoresse democratiche, come tutte quelle che a scuola arrivano sempre con Repubblica sotto il braccio e un giorno sì e uno no parlano di diritti civili e lotta all’omofobia, hanno poi chiesto ai ragazzi di scrivere un saggio breve (ora si chiamano così i temi ) a partire dalla celebre domanda


L’ illuminato

La lettera che Sandro Bondi ha indirizzato alla Stampa del 23 aprile si può riassumere con due battute (“Forza Italia ha fallito, sosteniamo Renzi”) che rischiavano di passare alla storia come quelle del maresciallo Lapalisse, se non fosse giunta la prevedibile e parziale smentita della sera stessa (“Sono stato frainteso, resto fedele a Berlusconi”), che invece resterà per sempre un esempio di moderno donabbondismo.

Sì perchè, a parte la facile assonanza dei nomi, tra il Sandro Bondi toscanaccio e il Don Abbondio manzoniano mi pare ci siano diversi aspetti comuni: innanzitutto quell’aria parrocchiale, mite e rassicurante che, se è comprensibile in un curato di campagna sulle rive del lago di Como, mi ha sempre incuriosito e finanche inquietato in uno che doveva coordinare il più grande partito liberale


Il falchetto Brunetta

Nel bel mezzo della votazione per approvare il Def (documento di economia e finanza), che Renzi ha voluto varare in modo da regalare agli elettori con meno di 25mila euro l’anno lo sconto dell’ Irpef già promesso e piazzarlo nell’uovo di Pasqua quale graditissima sorpresa, si è alzato in volo il falchetto Brunetta.

Che cosa lo ha tanto irritato e spinto ad un ennesimo attacco furente contro il governo? La questione sarebbe roba da poco, s’intende, diciamo quasi un pretesto, comunque la ricordiamo brevemente: vista la grave situazione di crisi, il ministro Padoan ha scritto una letterina alla Commissione europea, chiedendo il permesso per l’ Italia di posticipare il pareggio del bilancio, inaugurato dalla Destra storica nel lontano 1875 e raramente poi rivisto nella nostra storia post-risorgimentale, all’anno


C’è chi scende e chi sale

silvio processo

La questione principale delle prossime elezioni europee, che le rende forse per la prima volta terribilmente interessanti ed appetibili, sarà in sostanza la verifica del nuovo assetto che la politica italiana ha preso con l’ avvento di Renzi e la caduta di Berlusconi.

Due fenomeni che nella loro specularità hanno ridisegnato la mappa e modificato il campo da gioco, al punto che si è reso necessario prevedere un nuovo ordinamento istituzionale e un’altra regola elettorale, anche se i tempi della loro realizzazione fluttuano e si dilatano verso un orizzonte che a sua volta sembra spostarsi sempre più in là.

Il primo ha superato la fase della rottamazione e del ribellismo generazionale, che ancora caratterizzava il Renzi movimentista segretario del


Guerra di secessione o carnevalata?

Chissà se il 2014 sarà ricordato nei libri di storia come l’ anno d’inizio della guerra di secessione del Veneto o come l’anno della peggiore carnevalata lagunare di tutti i tempi.
Perché la questione da dirimire, soprattutto per i magistrati, è praticamente questa:

1) trattasi di terrorismo allo stato nascente anche se da dilettanti (ma la storia degli anni di piombo c’insegna che persino un miliardario eccentrico e rispettabile editore fu capace di mettere candelotti di dinamite sotto un traliccio dell’alta tensione e di autospedirsi all’altro mondo con la benedizione di Fidel Castro; per cui è sempre bene stare all’ erta e non sottovalutare chi si trastulla con gli esplosivi e le armi, anche nel caso di apparentemente innocui indipendentisti della Serenissima che hanno l’


Il Fiscal compact è una fregatura

fiscal compact

Sinceramente talvolta viene da chiedersi se i 216 senatori e i 368 deputati del nostro Parlamento che, tra il 12 e il 19 luglio del 2012, ratificarono l’ ingresso dell’ Italia nel Patto di bilancio europeo o Trattato sulla stabilità (meglio noto con il termine inglese Fiscal compact), per altro già approvato il 2 marzo dello stesso anno dagli Stati membri della Ue ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, fossero pienamente consapevoli di quello per cui votavano oppure, sotto sotto, pensavano che, vista la macroscopica assurdità ed evidente irrealizzabilità degli impegni sottoscritti, si trattava soltanto di fumo negli occhi e promesse al vento.

Eh sì, perché basta andarsi a rileggere i 16 articoli del suddetto Trattato,


L’ austerity non è finita

renzimerkel

Se qualcuno aveva sperato che la musica finalmente fosse cambiata, che gli anni grigi dell’ austerity predicata dai leader luterani del nord e impostaci tramite i loro esecutori italiani Monti-Letta-Saccomanni fossero finalmente conclusi, beh, si è sbagliato e non faccia piani per le prossime vacanze estive, soprattutto se ha un piccolo patrimonio in rendite azionarie.

La prima amara conferma del fatto che siamo ancora sotto stretta e rigida tutela di Bruxelles-Francoforte, nonostante il vitalismo e l’entusiasmo del neo presidente del Consiglio, l’avevamo avuta quando, dopo tre ore di colloquio al Quirinale, Matteo Renzi ci aveva comunicato che il nuovo ministro del Tesoro non sarebbe stato un pimpante economista postkeynesiano alla Farinetti ma il freddo tecnocrate Padoan, un ennesimo cultore della


La Grande Schifezza

alluvione roma

Mentre in California si celebra la Grande Bellezza della Roma barocca e papalina, splendidamente fotografata nel film di Sorrentino, in Italia assistiamo al trionfo della Grande Schifezza capitolina: sessantaduemila dipendenti del Comune e delle sue partecipate, una allucinante sequela di amici e parenti tutti dirigenti strapagati, un colossale deficit accumulato negli anni da amministrazioni democristiane, poi democratiche veltroniane e infine mariniane, con la sola parentesi di destra altrettanto disastrosa dell’ enfant prodige Alemanno, solo nel 2013 le spese sono aumentate di 300 milioni e le entrate sono diminuite di 160 nonostante che i romani paghino la più alta addizionale Irpef d’Italia, l’immagine della caput mundi trasformata in degrado permanente da alluvioni che sembrano catastrofi bibliche, cassonetti di rifiuti


Io speriamo che te la cavi

governo renzi

Il governo è scodellato, il pranzo servito, ma la minestra è la solita, nel bene e nel male. E questo già si sapeva: che la necessità di mandare in panchina Letta non proveniva da un’improvvisa riacutizzazione della crisi (peggio di così si muore, o meglio già si muore, come nel caso del povero panettiere napoletano di quarant’anni suicidatosi per la minaccia di una multa da duemila euro, roba che sembrerebbe uscita da un racconto di Kafka se non avessimo visto il pianto dei familiari in tv).

La razionalità avrebbe richiesto di andare avanti nella direzione intrapresa, certamente accelerando il percorso, magari inserendo due centravanti di sfondamento al posto del tecno-burocrate pachiderma Saccomanni e della mummia del sotto-sviluppo


Il colore della palude

palude

Cosa intendesse esattamente quando ha detto che “occorre uscire dalla palude”, Renzi non l’ ha spiegato, ma è risultato chiaro a tutti, sia dentro che fuori la direzione del Pd, che si trattava di un modo alquanto ruvido di congedare il presidente del Consiglio Enrico Letta e di spingerlo dritto al Quirinale a presentare le dimissioni. Dimissioni, come abbiamo visto, ricevute e subito accettate da chi di dovere.

Molto probabilmente, usando la metafora della palude, il prossimo capo del Governo voleva stigmatizzare la lentezza, l’ incertezza e la farraginosità di tutta la politica dispiegata in questi mesi dal governo di larghe intese, divenute poi di taglia small grazie alla giravolta di Berlusconi, il cui falimento andrebbe ascritto in prima persona