Posts in Category: politics

L’ austerity non è finita

renzimerkel

Se qualcuno aveva sperato che la musica finalmente fosse cambiata, che gli anni grigi dell’ austerity predicata dai leader luterani del nord e impostaci tramite i loro esecutori italiani Monti-Letta-Saccomanni fossero finalmente conclusi, beh, si è sbagliato e non faccia piani per le prossime vacanze estive, soprattutto se ha un piccolo patrimonio in rendite azionarie.

La prima amara conferma del fatto che siamo ancora sotto stretta e rigida tutela di Bruxelles-Francoforte, nonostante il vitalismo e l’entusiasmo del neo presidente del Consiglio, l’avevamo avuta quando, dopo tre ore di colloquio al Quirinale, Matteo Renzi ci aveva comunicato che il nuovo ministro del Tesoro non sarebbe stato un pimpante economista postkeynesiano alla Farinetti ma il freddo tecnocrate Padoan, un ennesimo cultore della


La Grande Schifezza

alluvione roma

Mentre in California si celebra la Grande Bellezza della Roma barocca e papalina, splendidamente fotografata nel film di Sorrentino, in Italia assistiamo al trionfo della Grande Schifezza capitolina: sessantaduemila dipendenti del Comune e delle sue partecipate, una allucinante sequela di amici e parenti tutti dirigenti strapagati, un colossale deficit accumulato negli anni da amministrazioni democristiane, poi democratiche veltroniane e infine mariniane, con la sola parentesi di destra altrettanto disastrosa dell’ enfant prodige Alemanno, solo nel 2013 le spese sono aumentate di 300 milioni e le entrate sono diminuite di 160 nonostante che i romani paghino la più alta addizionale Irpef d’Italia, l’immagine della caput mundi trasformata in degrado permanente da alluvioni che sembrano catastrofi bibliche, cassonetti di rifiuti


Io speriamo che te la cavi

governo renzi

Il governo è scodellato, il pranzo servito, ma la minestra è la solita, nel bene e nel male. E questo già si sapeva: che la necessità di mandare in panchina Letta non proveniva da un’improvvisa riacutizzazione della crisi (peggio di così si muore, o meglio già si muore, come nel caso del povero panettiere napoletano di quarant’anni suicidatosi per la minaccia di una multa da duemila euro, roba che sembrerebbe uscita da un racconto di Kafka se non avessimo visto il pianto dei familiari in tv).

La razionalità avrebbe richiesto di andare avanti nella direzione intrapresa, certamente accelerando il percorso, magari inserendo due centravanti di sfondamento al posto del tecno-burocrate pachiderma Saccomanni e della mummia del sotto-sviluppo


Il colore della palude

palude

Cosa intendesse esattamente quando ha detto che “occorre uscire dalla palude”, Renzi non l’ ha spiegato, ma è risultato chiaro a tutti, sia dentro che fuori la direzione del Pd, che si trattava di un modo alquanto ruvido di congedare il presidente del Consiglio Enrico Letta e di spingerlo dritto al Quirinale a presentare le dimissioni. Dimissioni, come abbiamo visto, ricevute e subito accettate da chi di dovere.

Molto probabilmente, usando la metafora della palude, il prossimo capo del Governo voleva stigmatizzare la lentezza, l’ incertezza e la farraginosità di tutta la politica dispiegata in questi mesi dal governo di larghe intese, divenute poi di taglia small grazie alla giravolta di Berlusconi, il cui falimento andrebbe ascritto in prima persona


La Svizzera suona la sveglia

svizzera

Chi ha gridato allarmato e scandalizzato contro i soliti svizzeri xenofobi e l’ondata populistica che sta montando in Europa e che alle prossime elezioni rischia di rovinare il meraviglioso assetto dei popoli in libero scambio di merci e persone decretato a Schengen, primi fra tutti gli alti papaveri di Bruxelles, fondamentalisti laici dei diritti civili, beh si sbaglia: la questione è molto più banale di quanto non sembri e ha a che fare solo con gli stipendi che i frontalieri e gli stranieri si mettono in tasca, stipendi molto più bassi rispetto a quelli che percepiscono i lavoratori svizzeri.

E poiché questi ultimi scemi non sono, anzi leggono i giornali e quindi si sono accorti che la Svizzera è ormai circondata


Napolitano annuncia la fine dell’ austerity

parlamento europe lega

Questa volta il Presidente ha parlato chiaro chiaro davanti all’ emiciclo del Parlamento europeo e ha detto quello che ormai gli italiani sanno benissimo perché l’ hanno sperimentato negli ultimi anni: con la politica dell’ austerità si muore.

E per questo non si capisce perché i deputati leghisti lo abbiano sonoramente contestato col solito loro stile rustico-padano. Certamente Napolitano non si è sognato di lanciare proclami contro l’ euro e l’ Europa, anzi da vecchio europeista ne ha difeso i valori fodativi, ma il concetto l’ ha espresso benissimo e il messaggio è arrivato lo stesso. Basta con l’ austerity: per l’Italia è il momento di cambiare rotta e (questo è il sottotesto) di contrattare nuove regole e


Il decreto Bankitalia: un altro Porcellum

banca italia

Alberto Bisin, professore di economia presso la New York University, l’ ha definito proprio così, “una porcata”, il provvedimento appena approvato con cui la Banca d’ Italia aumenta il proprio capitale a beneficio dei suoi azionisti, che sono soprattutto banche (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, BNL, Gruppo Generali eccetera), le quali riceveranno per questo dei cospicui dividendi. Esattamente, il capitale di Bankitalia sarà rivalutato da 156 mila a 7,5 miliardi di euro.

Sulla questione si è scatenata alla Camera la protesta furiosa e scomposta dei deputati grillini, subito dopo trasformatasi nella bagarre contro la nuova legge elettorale, e che quindi si è praticamente dissolta nel caos vergognoso a cui tutti gli italiani hanno assistito grazie ai telegiornali.

Per capire


Electro-dux

electrolux

La proposta dell’ Electrolux, la multinazionale svedese degli elettrodomestici, suona più come un diktat e ha il sapore della provocazione: per salvare i quattro stabilimenti italiani, bisogna che i lavoratori accettino paghe dimezzate, come quelle che si ricevono in una fabbrica simile in Polonia, dove però il costo della vita è molto inferiore e soprattutto ancora circola la moneta nazionale.

Insomma, la trappola della globalizzazione ( e dell’ euro) si manifesta ancora una volta in tutta la sua cruda realtà e mette i sindacati italiani nella condizione di spettatori ed evocatori del fantasma dell’ interventismo statale, per non parlare poi del Ministro del (sotto)sviluppo Zanonato che è una vera e propria nullità nel governo Letta, al punto da essersi meritato la richiesta


Un discorso appassionato

Napolitano 2013

Dopo il tradizionale stacchetto musicale sulle note dell’ inno di Mameli, Giorgio Napolitano ha cambiato strada e, per iniziare il discorso di fine anno, ha scelto di far parlare la vox populi attraverso alcune lettere di gente comune che raccontavano benissimo lo spirito del tempo, di questo tempo così difficile.

Il Presidente degli italiani ascolta e interpreta il malessere diffuso ma, a differenza dei leader populisti che soffiano sul fuoco e sulla disperazione, trova parole leopardiane come “fratellanza” e “solidarietà nazionale” per indicare la via che ci porterà fuori dalla crisi.

La crisi che stiamo vivendo è così grave e distruttiva che soltanto attraverso uno sforzo di tutti gli italiani sarà possibile superarla. Come a dire: o ci salviamo tutti


Un nuovo Piano Marshall

marshall

Quando finì la seconda guerra mondiale, i paesi europei, sia vinti che vincitori, ne uscirono praticamente con le ossa rotta. Dopo la distruzione dell’ industria civile e delle principali infrastrutture, l’ orizzonte che si profilava non era certo roseo e la ripresa sembrava un sogno irrealizzabile.

Fu allora che il governo degli Stati Uniti varò un vasto programma di aiuti economici, che fu poi conosciuto col nome del segretario di Stato George Marshall e che durò dal 1947 al 1951. Le sue conseguenze macroeconomiche furono positive per tutti quei paesi che ne beneficiarono, come la Francia, l’ Italia, la Gran Bretagna e la Germania dell’ Ovest, al punto che durante i due decenni successivi la loro ricchezza complessiva (il Prodotto Interno