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Il fascismo va studiato

taiani Il presidente dell’Europarlamento Tajani si è lasciato scappare, durante una trasmissione radiofonica, un’espressione politicamente scorretta (“Mussolini fece anche delle cose buone”) e, apriti cielo, è stato immediatamente ricoperto di commenti indignati e persino d’insulti sia in Belgio che in Italia.

Naturalmente è corso ai ripari, precisando che il suo giudizio sul fascismo era e resta di condanna se si prende in considerazione il regime nel suo insieme; ma ormai la frittata era già fatta, e il sospetto di essere un fascio-simpatizzante resterà per sempre stampato a lettere di fuoco sull’immagine pubblica del povero Tajani.

Personalmente non amo molto il presidente Tajani e neppure gli altri leader del suo partito, il PPE, i quali negli ultimi vent’anni hanno governato


Tav sì o no?

tav A questo punto della vicenda, qualcuno ha capito se sulla questione dell’Alta velocità tra Torino e Lione hanno vinto i No Tav oppure i Sì Tav? O se invece c’è stato un sostanziale pareggio? E se, in conclusione, il tunnel si farà o non si farà?

E’ difficile dirlo, e personalmente non mi cimento a fare un pronostico, anche se sono convinto della necessità che una grande infrastruttura come questa venga portata a termine, secondo i piani previsti da trattati internazionali precedentemente sottoscritti e da ben due leggi emanate dal nostro Parlamento.

Ma la questione si è ingarbugliata a tal punto che la mediazione del capo di governo Conte è riuscita solo a procrastinare i termini della decisione di altri sei


Nessuna giustizia per Sana

sana C’era una volta Sana Cheema, una bella ragazza nata in Pakistan e poi cresciuta a Brescia dove ha visssuto fino all’età di 25 anni. Non era un principessa delle Mille e una notte, anche se ne aveva gli occhi e il fascino orientale; ma una semplice immigrata di seconda generazione che si era perfettamente integrata nel nostro Paese; al punto da vestire, parlare e comportarsi come tutte le giovani donne italiane. Così bene integrata che era arrivata a volersi scegliere da sè il proprio fidanzato.

Fu allora – siamo nel dicembre 2017 – che il padre la riportò in Pakistan, probabilmente col pretesto di farle riabbracciare i parenti lasciati lì da bambina. In realtà si


L’Italia scelga tra Maduro e Guaidò

Venezuela In passato eravamo soliti assistere ai golpe dei militari sudamericani, che rovesciavano i governi democratici per rimpiazzarli con vere e proprie dittature. Così avvenne, giusto per fare un paio di esempi, in Argentina (1976) e in Cile (1973).

E com’è noto, dietro l’avvento dei dittatori, c’era il supporto diretto o comunque il consenso degli Stati Uniti che temevano l’espandersi del comunismo di ispirazione cubana nel continente a loro più vicino.

Oggi, però, in Venezuela la situazione è completamente ribaltata: abbiamo un presidente comunista, Nicolas Maduro, che non riconosce le regole della democrazia, ha ridotto il suo popolo alla fame, ma è sostenuto dai militari; dall’altra parte c’è il presidente del Parlamento, Juan Guaidò, che vorrebbe portare il


Salvate il soldato Salvini

diciotti Non sono solito parlare dei politici di oggi, ma in questo caso mi vedo costretto a fare un’eccezione: perché Matteo Salvini non è solo il leader di un partito, ma anche il ministro dell’Interno dello Stato italiano, ovvero una figura istituzionale che svolge un ruolo fondamentale. E questo non piace ai magistrati che si riconoscono in Magistratura Democratica, quella corrente molto politicizzata che già in passato ha cercato di intervenire contro leggi giudicate sbagliate oppure governi considerati antidemocratici.

Certo è un fenomeno, questo dei gruppi organizzati di magistrati, davvero bizzarro, che fa un po’ rassomigliare la magistratura italiana (unica al mondo per questo) a un vecchio partito della Prima Repubblica, come la Democrazia Cristiana o il partito Socialista,


L’asse Parigi-Berlino

aqu E’ di pochi giorni fa la notizia della firma di un accordo tra le due principali potenze europee: l’asse Parigi-Berlino. Per farlo, Macron e Angela Merkel si sono incontrati nientepopodimenoche ad Aquisgrana, l’antica capitale dell’impero carolingio, la città dalla quale Carlo Magno comandava su tutta l’Europa.

Devo confessare che trovo la faccenda alquanto inquietante. E non solo perché mi riporta in mente il famigerato asse Roma-Berlino del 1936, che sappiamo bene quali conseguenze disastrose ebbe per l’intera umanità. Soprattutto perché mi sembra un grossolano controsenso: com’è possibile, infatti, che all’interno dell’Unione Europea vi siano accordi privilegiati tra due Stati? In una autentica Unione, i membri non dovrebbero trovarsi tutti sullo stesso piano e sviluppare relazioni collettive paritarie? Se in un


Un martire della libertà

Palach Cinquant’anni fa, esattamente il 19 gennaio 1969, a Praga, in piazza San Venceslao, uno studente universitario di ventun’anni si cospargeva il corpo di benzina e si dava fuoco. Il suo, per quanto estremo e incomprensibile possa ancora apparire, non era il gesto di un folle; ma aveva lo scopo preciso di lanciare un grido – dolorosissimo – di protesta, che sarebbe stato ascoltato da milioni di persone in tutta Europa e non solo.

Quel ragazzo studiava filosofia e, come moltissimi suoi coetanei, aveva partecipato con entusiamo alla svolta democratica avvenuta in Cecoslovacchia grazie al nuovo leader, Alexander Dubceck. La ventata di novità era arrivata così improvvisa e carica di speranze per un futuro di libertà, che l’avevano ribattezzata


La predica di Claudio Baglioni

th In Italia la lista degli sponsor dell’accoglienza si è recentemente allungata, aggiungendo ai soliti nomi di Mattarella, papa Francesco, Boldrini, Fico eccetera un altro vip che ha parlato contro le politiche securitarie del governo giallo-verde, addirittura durante la conferenza stampa del prossimo festival di Sanremo.

Stiamo parlando del direttore artistico Claudio Baglioni, colui che da cantante aveva fatto sognare con le sue melodie sdolcinate intere generazioni di shampiste, estetiste, babysitter, adolescenti in cerca del piccolo/grande amore, zitelle in cerca di marito, divorziate speranzose di un’altra occasione e persino nonne ancora vogliose di carezze e baci; e che da qualche anno si è riciclato nel nuovo creatore e presentatore del festival della canzone italiana.

E cosa c’è di meglio per galvanizzare


Un presepe di plastica

acquavivaLo so che rischio di essere ripetitivo, ma in questi ultimi giorni i tg ci hanno mostrato come i preti bergogliani (quelli delle porte aperte a tutti) riescano a stravolgere nella forma e, peggio ancora, nella sostanza l’antichissima tradizione del presepe; per cui non posso fare a meno di tornare a parlarne.

Un caso, in particolare, mi ha colpito e infastidito per la espressività estremamente kitsch: si vede un bambolotto ( di colore nero, ovviamente, guai oggi a proporre un Cristo di carnagione bianca come hanno fatto per secoli i maestri della pittura da Cimabue fino a Salvador Dalì); che giace in un metaforico mare di bottigliette di plastica (il tema dell’ecologia onnipresente); galleggiante su un salvagente di gomma


Cambiamenti climatici e gilet gialli

gile Si sta facendo un gran parlare e scrivere in questi ultimi anni di cambiamenti climatici, i quali effettivamente sono sotto gli occhi di tutti. E se ne dà la colpa alla famigerata Co2 prodotta innanzitutto dalle nostre automobili a benzina o diesel; tanto che in Francia il presidente Macron aveva pensato di mettere una super tassa su questo tipo di macchine, nella speranza di convincere i francesi a rottamarle tutte e a comprarsi delle belle vetture elettriche che non inquinano, sono alla moda e hanno solo un difettuccio: i prezzi vanno da trentamila in su.

In Francia sappiamo bene com’è andata a finire, o meglio che cosa sta succedendo in questi giorni. Praticamente è scoppiata la più consistente sommossa popolare