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Brava Beatrice

beat Beatrice Venezi l’ho vista dirigere un’orchestra qualche anno fa, in un’epoca che ora mi pare lontana, quando si faceva la vita normale e si andava persino a teatro. Fu un concerto bellissimo, la sua direzione di alto livello, nonostante che lei fosse molto giovane.

Ma aveva già quel carisma, quel portamento nobile e quel gesto deciso ed elegante che sono tipici dei grandi direttori d’orchestra.

E’ anche una donna bella e comunicativa, tanto che è stata invitata a fare la co-conduttrice della quarta serata del festival di San Remo, dove si è presentata in un magnifico abito rosso fiammante.

Ed ha fatto scandalo, ma non per la sua mise o la scollatura. Perchè ha osato demolire, proprio dall’alto del prestigioso palcoscenico


Autosufficienza vaccinale

vaccino La parola “autarchia” farà sicuramente storcere il naso a molti, memori di quando il Duce, intorno alla metà degli anni Trenta, varò la politica dell’autosufficienza alimentare; secondo lui necessaria, visto che le nazioni europee avevano deciso l’embargo commerciale contro l’Italia colpevole di aver conquistato l’Etiopia (guai a muovere un dito in Africa senza il consenso di Francia e Inghilterra, autentiche potenze imperialiste dell’epoca).

Ma se l’autarchia nel settore alimentare (che costrinse i nostri nonni a dire addio per quasi un decennio a quella deliziosa bevanda aromatica che in seguito avrebbe ispirato i versi in musica di un grande poeta: Ah che bell’o café/ pure in carcere ‘o sanno fa / Co a ricetta ch’a Ciccirinella / compagno di cella,


C’è finalmente un ministro della Giustizia

marta Una delle scelte più azzeccate di Mario Draghi è stata certamente quella per il ruolo di Guardasigilli affidato a Marta Cartabia, presidente emerita della Corte Costituzionale e giurista notoriamente molto sensibile verso le garanzie e i diritti delle persone.

Il suo predecessore Bonafede era invece un avvocato che, forse unico nella sua categoria professionale, seguiva il noto insegnamento giacobino, diventato poi uno dei comandamenti del giustizialismo italiano a partire dai pm di Mani Pulite fino ai più recenti Fatto Quotidiano e populismo grillino, secondo cui “non esistono innocenti ma solo colpevoli non ancora scoperti”.

Grazie a questa inquietante filosofia antropologica, nel 1793, nella Francia rivoluzionaria, venne promulgata da Robespierre e compagnia bella la famigerata legge sui sospetti, secondo la quale


Per chi suona la campanella

campanella La campanella del passaggio di consegne è finalmente suonata per Giuseppe Conte, anche se purtroppo non ci è stato dato di vedere la sua espressione (amareggiata? schifata? incazzata?) durante la cerimonia, a causa della mascherina. E pazienza.

La legge del passaggio e del contrappasso vale all’Inferno dantesco come a palazzo Chigi: per cui puoi scamparla una volta per il rotto della cuffia come successo in occasione del Conte bis, cambiando il colore della pelle da giallo-verde a giallo-rosso con perfetta nonchalance e camaleontica furbizia; ma poi arriva anche per te l’Uomo del destino (in questo caso inviato dal demiurgo Mattarella); e in un giorno di gelo polare te la toglie di mano la campanella e ti rimanda dalle stelle


Benvenuto Mario Draghi

Mario D. Dopo Giuseppe Conte, il diluvio; o Giuseppe Conte o la fine del mondo. Più o meno erano questi i toni delle dichiarazioni che abbiamo ascoltato, nei giorni della crisi di governo, dai leader grillini e dal segretario del Pd, affiancato da uno strano personaggio, Goffredo Bettini, che si era fatto ibernare dopo la fine del Pci e che recentemente è stato scongelato per fare da consigliere a Zingaretti.

Il Conte ter non ha mai decollato, nonostante la disgustosa campagna acquisti dei senatori “responsabili”. E di conseguenza il Camaleonte si è visto costretto a rassegnare le dimissioni; Grillo inviperito ha lanciato ai suoi seguaci un grido di dolore; e il consigliere comunista di Zingaretti è tornato a


Il macigno della Giustizia

giustizia Nei giorni immediatamente successivi alla crisi di governo, abbiamo sentito parlare soltanto della caccia ai senatori responsabili da parte del premier Conte e del suo braccio armato Casalino. E tra i responsabili ne sono stati trovati di varia natura: responsabili di pura razza voltagabbana (Maria Rosaria Rossi), ma anche dell’ultimo minuto (Ciampolino), per tradizione familiare (Sandra Lonardo-Mastella) e finanche per una notte sola (Vitali). Col risultato che l’operazione è naufragata in maniera tragicomica, per cui i numeri al Senato sono rimasti quelli che erano al momento della fiducia, cioè insufficienti a garantire lunga vita ad un altro Conte doppio o triplo che fosse, praticamente come una minestra riscaldata che resta sempre la stessa.

E’ stata così divertente e appassionante


Un centenario sciagurato

pci Il 21 gennaio 1921, a guardarlo col senno di poi, rappresentò per la storia della Sinistra italiana sia un battesimo che un funerale: perché nasceva in un teatro di Livorno il PCD’I, in seguito denominato PCI; e perché, contemporaneamente, si metteva una pietra tombale sul socialismo riformista.

Detto in parole povere: trionfavano gli eredi dell’antico massimalismo, gli oppositori di Turati e della visione pragmatica del sole nascente; infiammati dal verbo leninista e dal bolscevismo che era diventato padrone incontrastato del nuovo paradiso marxista in Russia.

Frutto immediato di quella scissione, che poi mise in un angolo i riformisti, fu la rapida ascesa del regime fascista che si trovò la strada spianata da governi liberali debolissimi, impantanati nel sistema proporzionale


I trasformisti

De Pretis “Se qualcuno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?”

Potrebbe essere questo l’incipit, o la conclusione, del discorso che Giuseppe Conte terrà al Senato chiedendo la fiducia, laddove i numeri per lui si sono fatti ballerini dopo il venir meno della componente renziana. In realtà, come molti avranno intuito, quelle parole furono pronunciate durante il celebre discorso tenuto l’8 otttobre 1882 da Agostino De Pretis, che da quel momento diventò il padre fondatore del trasformismo.

Ma il De Pretis non era uno spregiudicato cercatore di voti in Parlamento, come oggi lo si vuole descrivere per macchiarne la memoria. Il suo problema era che nell’Italia


Si deve votare

elezini L’assalto dei rivoltosi al palazzo del Congresso americano, incitati da un Donald Trump in pieno delirio, ci ha lasciati tutti attoniti e finanche inorriditi. E alcuni commentatori si sono spinti a definire la democrazia degli USA fragile come un gigante d’argilla.

A prescindere dal fatto che il tentativo di golpe più tragicomico della storia contemporanea non ha avuto nessun risultato concreto, se non la morte di cinque persone e lo sputtanamento mondiale del Presidente uscente (anzi, uscito fuori di testa), per cui Joe Biden assumerà regolarmente i pieni poteri fra un paio di settimane; vorrei ricordare che la democrazia americana ha, invece, dato una prova superlativa della sua vitalità allorché, nel mezzo della pandemia, non ha voluto privare i cittadini


Il venditore di almanacchi

almanacco Giacomo Leopardi non è stato soltanto un poeta, un grandissimo poeta. E’ stato anche un filosofo, che ha preferito dare forma letteraria ai suoi pensieri. Le Operette morali, infatti, sono dei veri e propri dialoghi filosofici, ancorché scritti sotto forma di favole e racconti ispirati alla storia o alla mitologia.

Ce n’è uno, famosissimo, che andrebbe letto o riletto nei primi giorni dell’Anno nuovo: “Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere”. Perché qui Leopardi tratta la materia della speranza verso un futuro migliore con un tono straordinariamente lieve, non calcando la mano del pessimista cosmico come aveva fatto altrove; e ci lascia, alla fine della lettura, senza l’amaro in bocca.

Non è proprio ciò di cui abbiamo