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La politica del terrore sanitario

robespierre Come fece Maximilen de Robespierre ad annullare la Costituzione democratica del 1793, che garantiva il suffragio universale maschile e la sovranità popolare, e a trasferire tutti i poteri dalla Convenzione (l’assemblea legislativa della Rivoluzione) al Comitato di salute pubblica, composto da soli nove membri e da lui diretto?

La risposta è semplice: con la politica del terrore; dichiarando che la Patria era in pericolo perché sotto attacco da parte dell’Impero austriaco e contemporaneamente dei rivoltosi cristiani della Vandea. Così Robespierre convinse il popolo di Parigi e i deputati della Convenzione ad accettare la trasformazione della democrazia in una vera e propria dittatura, con le conseguenze ben note dei tribunali speciali e delle decapitazioni a pieno ritmo.

La politica del terrore


La giustizia da Craxi a Berlusconi

berl C’è un inquietante “fil rouge” che scorre nel corso degli anni e caratterizza momenti salienti della Prima e della Seconda Repubblica italiana. E’ la politica di annientamento dell’avversario percepito come nemico, nata all’interno del Partito comunista e alimentata in seguito dai suoi epigoni.

E’ evidente che la politica, in questo caso, ha preso la forma del disprezzo e finanche dell’odio vero e proprio.

Quando, dopo l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione Sovietica, i socialisti guidati da Nenni iniziarono a prendere le distanze dal loro antico alleato comunista, diventarono ben presto “traditori”e “nemici del popolo”; e finirono per ricevere gli stessi epiteti che i comunisti avevano usato in precedenza contro il primo vero riformista della nostra storia repubblicana, Giuseppe Saragat, che Pajetta apostrofò


La scuola delle rime boccali

bocca Se pensate che la rima boccale sia lo stesso della rima baciata (quella che Umberto Saba celebrò con i bellissimi versi: “Amai trite parole che non uno / osava. M’incantò la rima fiore / amore, / la più antica difficile del mondo”), ebbene vi sbagliate.

E per capire di cosa realmente si tratta, dovrete prendere in mano le linee guida sulla Scuola, appena divulgate dalla ministra Azzolina e dal premier Conte, dove si precisa una volta per tutte che gli studenti italiani torneranno in classe il 14 settembre, ma alla distanza minima di un metro tra le loro rime boccali; che, tradotto dal burocratese post-Covid, significa semplicemente da bocca a bocca.

Il distanziamento sociale in classe non si misurerà più


Il sentimento nazionale

raf Ero a Roma, la mattina dell’8 marzo, per visitare la mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale. All’ingresso, però, ci venne data la notizia che tutti i musei erano chiusi perché di notte era stato dichiarato il lockdown delle attività commerciali e imprenditoriali non indispensabli, delle scuole di ogni grado, delle università, dei teatri, dei cinema, delle istituzioni cuturali.

L’Italia si fermava, e sembrava arrendersi di fronte al nemico invisibile. In realtà c’era chi poi ha continuato a combattere quella guerra asimmetrica: in prima linea tutti gli operatori del sistema sanitario, della Protezione civile, delle Forze dell’ordine; dietro di loro, la filiera della produzione agricola e della distribuzione, i servizi pubblici, gli insegnanti con la didattica a distanza.

A partire


I nuovi iconoclasti

ind La morte per soffocamento di George Floyd ha giustamente provocato le proteste sul territorio americano e un’ondata planetaria di indignazione per il comportamento crudele dei poliziotti di Minneapolis.

Non è la prima volta che la polizia americana uccide un cittadino di colore durante un arresto, e senza la motivazione della legittima difesa; a testimonianza del fatto che la questione razziale in quel Paese non è affatto risolta, nonostante siano passati cinquant’anni dall’assasinio di Martin Luther King e dalle prime grandi manifestazioni per i diritti civili.

Le proteste degli afroamericani sono poi degenerate, come già accaduto in passato, in vere e proprie rivolte, incendi e violenze di ogni genere. La violenza, si sa, chiama altra violenza.

Ma l’origine di


Il mitico Ponte

ponte messina Quando ci provò Berlusconi, a ipotizzare la costruzione del grande Ponte che unisse Scilla e Cariddi, fu travolto da un’ondata di insulti; in gran parte provenienti da quel mondo di ampio respiro composto da ambientalisti, verdi, benaltristi, sismologi dilettanti, catastrofisti e pessimisti cosmici ( i no-Tav a quei tempi non erano ancora pervenuti e Greta Thunberg neppure nata).

Per cui non se ne fece nulla; così come non si fece nulla della preannunciata rivoluzione liberale – taglio delle tasse, deregulation, riforma della giustizia, sburocratizzazione -, ma questa è un’altra storia.

Sono passati gli anni; intanto i no-Tav sono cresciuti e a loro si sono aggiunti i no-vax, i no-Tap, i no-tutto e adesso pure i negazionisti del coronavirus;


Walter Tobagi: maestro di giornalismo

tobagi Quarant’anni fa, a Milano, moriva ammazzato Walter Tobagi, giovane e brillante giornalista del Corriere della Sera. A sparargli furono Marco Barbone e Mario Marano, esponenti di un gruppo denominato Brigata XXVIII Marzo; che, quando furono arrestati, iniziarono a collaborare con i magistrati, per cui in seguito trascorsero solo pochi anni in prigione.

Marco Barbone, durante il processo, disse che avevano scelto di colpire Walter Tobagi perché era un intelligente osservatore del terrorismo, e per questo era più pericoloso dei comuni giornalisti di regime. La verità è che quasi tutti i componenti della macabra Brigata erano figli della borghesia milanese, i quali avevano abbracciato il fanatismo marxista-leninista, assai in voga negli anni di piombo; e aspiravano ad


L’utopia del monopattino

monopat La sintesi migliore dei provvedimenti presi con il cosiddetto “Decreto rilancio” l’ha fatta Giorgia Meloni alla Camera dei deputati, quando ha accusato il capo di governo Conte, lì presente, di avere stanziato 150 milioni per i monopattini e solo 50 per le disabilità.

Ce lo vedete un impiegato che la mattina sfreccia in monopattino dalla periferia di Roma per andare a lavorare in qualche ufficio o ministero nel centro della capitale? E se poi questi è anche un padre di famiglia e dovrà – ci auguriamo da settembre – lasciare i figli a scuola, come diavolo potrebbe fare? L’idea di disincentivare il trasporto pubblico, grazie al bonus per l’acquisto dei monopattini, è il segno della distanza siderale tra governanti


L’abito non fa il monaco?

silvia Nel caso di Silvia Romano sembrerebbe proprio di sì: perché la sua scelta di presentarsi ai fotografi e alla famiglia, coperta dalla testa ai piedi con un hijab verde, non è certo casuale. E come ha spiegato chiaramente l’antropologa di orgini somale Maryan Ismail, quello non è certo l’abito tradizionale delle donne somale musulmane; bensì il velo loro imposto da quando i talebani africani di Al Shabab hanno preso il sopravvento in quel Paese.

Quindi, ammesso che di libera conversione all’islam si sia trattato per la giovane cooperante da poco liberata – e non di lavaggio del cervello, com’è più probabile che sia stato -, sgomberiamo subito il campo da ogni ambiguità: noi gioiamo che la ragazza sia stata


Amici no

allegra Dal 4 maggio siamo, dunque, autorizzati a incontrare i nostri congiunti. Ovviamente, appena l’abbiamo saputo, siamo tutti corsi a consultare un motore di ricerca (i tradizionali dizionari sono ormai finiti in soffitta insieme ai giocattoli dell’infanzia), per essere sicuri del significato della parola.

Poi è intervenuto il Grande Fratello governativo a spiegarci che posssiamo incontrare persino i cugini di secondo grado che non vediamo quasi mai, nonni e bisnonni, figli di genitori separati, fidanzati e fidanzate purché di lunga durata (un paio di anni bastano? chissà).

Ma gli amici no. Neppure gli amici di una vita, quelli che magari contano assai più di uno zio/zia o di un cugino/cugina che sentiamo al massimo per gli auguri di Natale.

Come se