Roberto Riviello' Post

Guerra di secessione o carnevalata?

Chissà se il 2014 sarà ricordato nei libri di storia come l’ anno d’inizio della guerra di secessione del Veneto o come l’anno della peggiore carnevalata lagunare di tutti i tempi.
Perché la questione da dirimire, soprattutto per i magistrati, è praticamente questa:

1) trattasi di terrorismo allo stato nascente anche se da dilettanti (ma la storia degli anni di piombo c’insegna che persino un miliardario eccentrico e rispettabile editore fu capace di mettere candelotti di dinamite sotto un traliccio dell’alta tensione e di autospedirsi all’altro mondo con la benedizione di Fidel Castro; per cui è sempre bene stare all’ erta e non sottovalutare chi si trastulla con gli esplosivi e le armi, anche nel caso di apparentemente innocui indipendentisti della Serenissima che hanno l’


I conservatori della Costituzione

viva la costituzione

Basta fare una rapida ricerca su Google, per verificare che il bicameralismo perfetto non è la regola delle democrazie occidentali, bensì l’ eccezione ed è praticamente italiana, grazie alla Costituzione del ’48 figlia di larghissime intese, estenuanti discussioni e non sempre riusciti compromessi.

Ma quello era giustappunto il 1948 e ai nostri padri e nonni quella Costituzione parve la più bella del mondo, visto che la precedente era stata concessa da un re piemontese e in seguito completamente stravolta da un dittatore romagnolo. Inoltre, diciamo la verità, c’ erano problemi ben più urgenti, come la ricostruzione dell’ Italia uscita sconfitta e semidistrutta dalla guerra, per soffermarsi a leggere con attenzione tra le pieghe dei 139


Il Fiscal compact è una fregatura

fiscal compact

Sinceramente talvolta viene da chiedersi se i 216 senatori e i 368 deputati del nostro Parlamento che, tra il 12 e il 19 luglio del 2012, ratificarono l’ ingresso dell’ Italia nel Patto di bilancio europeo o Trattato sulla stabilità (meglio noto con il termine inglese Fiscal compact), per altro già approvato il 2 marzo dello stesso anno dagli Stati membri della Ue ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, fossero pienamente consapevoli di quello per cui votavano oppure, sotto sotto, pensavano che, vista la macroscopica assurdità ed evidente irrealizzabilità degli impegni sottoscritti, si trattava soltanto di fumo negli occhi e promesse al vento.

Eh sì, perché basta andarsi a rileggere i 16 articoli del suddetto Trattato,


L’ austerity non è finita

renzimerkel

Se qualcuno aveva sperato che la musica finalmente fosse cambiata, che gli anni grigi dell’ austerity predicata dai leader luterani del nord e impostaci tramite i loro esecutori italiani Monti-Letta-Saccomanni fossero finalmente conclusi, beh, si è sbagliato e non faccia piani per le prossime vacanze estive, soprattutto se ha un piccolo patrimonio in rendite azionarie.

La prima amara conferma del fatto che siamo ancora sotto stretta e rigida tutela di Bruxelles-Francoforte, nonostante il vitalismo e l’entusiasmo del neo presidente del Consiglio, l’avevamo avuta quando, dopo tre ore di colloquio al Quirinale, Matteo Renzi ci aveva comunicato che il nuovo ministro del Tesoro non sarebbe stato un pimpante economista postkeynesiano alla Farinetti ma il freddo tecnocrate Padoan, un ennesimo cultore della


Vietato preferire

pizza

Mettiamo che andassimo in pizzeria e, anziché la solita domanda “come la vuole?”, ci sentissimo dire dal cameriere: “qui si mangia quello che decide il pizzaiolo, stasera c’è la quattro stagioni, punto e basta”. Voi come reagireste?

Probabilmente più di qualcuno alzerebbe subito i tacchi, io lo farei senz’altro. Chi vuole andare a mangiare, pagando s’intende, in un posto dove ti impongono il menu? A meno che il buono pasto me lo passi l’azienda in cui lavoro, se devo tirar fuori i soldi, io voglio scegliere.

Ora che idea hanno i nostri deputati (tutti nominati, dal primo all’ultimo) dei cittadini italiani ai quali con il voto alla Camera hanno, se pur di un soffio, voluto impedire di


L’ Italicum rovina la festa alle donne

donne parlamento

Certo è che quest’ anno l’ 8 marzo sarebbe potuto passare alla storia ed essere ricordato come il giorno in cui finalmente la parità di genere, messa nero su bianco negli articoli 3 e 51 della Costituzione, veniva riconosciuta persino nel mondo notoriamente maschilista della politica italiana attraverso l’approvazione della norma che prevede l’alternanza uomo-donna nelle liste elettorali.

E invece niente da fare. Il suddetto emendamento alla legge elettorale che si sta discutendo e votando alla Camera, chiamata Italicum da Renzi e Verdini nonostante la tragica assonanza con il nome di un treno che nel lontano 1974 anche proveniva da Firenze e che non giunse mai a destinazione, non è stato approvato come auspicato il giorno prima della festa


La Grande Schifezza

alluvione roma

Mentre in California si celebra la Grande Bellezza della Roma barocca e papalina, splendidamente fotografata nel film di Sorrentino, in Italia assistiamo al trionfo della Grande Schifezza capitolina: sessantaduemila dipendenti del Comune e delle sue partecipate, una allucinante sequela di amici e parenti tutti dirigenti strapagati, un colossale deficit accumulato negli anni da amministrazioni democristiane, poi democratiche veltroniane e infine mariniane, con la sola parentesi di destra altrettanto disastrosa dell’ enfant prodige Alemanno, solo nel 2013 le spese sono aumentate di 300 milioni e le entrate sono diminuite di 160 nonostante che i romani paghino la più alta addizionale Irpef d’Italia, l’immagine della caput mundi trasformata in degrado permanente da alluvioni che sembrano catastrofi bibliche, cassonetti di rifiuti


Io speriamo che te la cavi

governo renzi

Il governo è scodellato, il pranzo servito, ma la minestra è la solita, nel bene e nel male. E questo già si sapeva: che la necessità di mandare in panchina Letta non proveniva da un’improvvisa riacutizzazione della crisi (peggio di così si muore, o meglio già si muore, come nel caso del povero panettiere napoletano di quarant’anni suicidatosi per la minaccia di una multa da duemila euro, roba che sembrerebbe uscita da un racconto di Kafka se non avessimo visto il pianto dei familiari in tv).

La razionalità avrebbe richiesto di andare avanti nella direzione intrapresa, certamente accelerando il percorso, magari inserendo due centravanti di sfondamento al posto del tecno-burocrate pachiderma Saccomanni e della mummia del sotto-sviluppo


Il colore della palude

palude

Cosa intendesse esattamente quando ha detto che “occorre uscire dalla palude”, Renzi non l’ ha spiegato, ma è risultato chiaro a tutti, sia dentro che fuori la direzione del Pd, che si trattava di un modo alquanto ruvido di congedare il presidente del Consiglio Enrico Letta e di spingerlo dritto al Quirinale a presentare le dimissioni. Dimissioni, come abbiamo visto, ricevute e subito accettate da chi di dovere.

Molto probabilmente, usando la metafora della palude, il prossimo capo del Governo voleva stigmatizzare la lentezza, l’ incertezza e la farraginosità di tutta la politica dispiegata in questi mesi dal governo di larghe intese, divenute poi di taglia small grazie alla giravolta di Berlusconi, il cui falimento andrebbe ascritto in prima persona


La Svizzera suona la sveglia

svizzera

Chi ha gridato allarmato e scandalizzato contro i soliti svizzeri xenofobi e l’ondata populistica che sta montando in Europa e che alle prossime elezioni rischia di rovinare il meraviglioso assetto dei popoli in libero scambio di merci e persone decretato a Schengen, primi fra tutti gli alti papaveri di Bruxelles, fondamentalisti laici dei diritti civili, beh si sbaglia: la questione è molto più banale di quanto non sembri e ha a che fare solo con gli stipendi che i frontalieri e gli stranieri si mettono in tasca, stipendi molto più bassi rispetto a quelli che percepiscono i lavoratori svizzeri.

E poiché questi ultimi scemi non sono, anzi leggono i giornali e quindi si sono accorti che la Svizzera è ormai circondata