Roberto Riviello' Post

Je suis Liliana Segre

Segr Che la senatrice a vita Liliana Segre debba andare in giro sotto scorta, perché insultata e minacciata sulla rete in quanto ebrea, è una bruttissima notizia: sia perché ci conferma che i social sono ormai diventati il luogo ideale dove dementi e ignoranti hanno la possibilità di esprimersi liberamente (mentre dovrebbe essere obbligatorio per tutti almeno esibire un documento d’identità e dichiarare apertamente le proprie generalità in un account su Facebook o Instagram); sia perché dimostra che l’antisemitismo è ancora vivo e vegeto.

Il problema dell’antisemitismo dei nostri giorni richiede, però, qualche ulteriore riflessione. Innanzitutto occorre precisare che non è un fenomeno solo italiano e che non si può ricondurre soltanto agli ambienti dell’estrema destra neofascista o neonazista.


Quando le formiche s’incazzano

boston A leggere la lista delle micro tasse in arrivo con la manovra economica annunciata dal governo giallo-rosso, che vanno dalla sugar tax alla plastic tax, dalla tassa sulle auto aziendali a quella sugli immobili e persino sulle cartine e i filtri per sigarette, verrebbe da farsi il segno della croce e poi rassegnarsi al solito innalzamento della pressione fiscale.

Ma come si fa ad accettare con spirito di rassegnazione cristiana questo evidente tentativo di prenderci per i fondelli, per cui si sbandiera come un grandissimo risultato ottenuto una piccola riduzione del cuneo fiscale solo per i lavoratori con redditi fino a trentamila lordi; e contemporaneamente ci massacrano con queste micro tasse, perfidamente occultate nei recessi della manovra, e per


Roma non è Gotham city

roma “Roma non è Gotham city”, dice il capo della polizia Gabrielli per rassicurarci. Eppure, di balordi che vanno in giro per la Capitale spacciando, rapinando e sparando, anche se non hanno la faccia dipinta da clown, ne stiamo vedendo un bel po’.

E se, per Gabrielli, non regge il parallelo con la Gotham city dei fumetti e del cinema (città fortemente dark, con architetture gotiche o, meglio, neo-gotiche e post-moderne, che forse sarebbe piaciuta al Caravaggio pittore notturno che adorna la chiesa di San Luigi dei Francesi e la Galleria Borghese), quantomeno Roma, oggi, ci può ricordare la New York degli anni settanta e ottanta, dove le bande, le mafie multietniche, i pusher e i rapinatori seriali erano padroni


Un’idea pazzesca

beppe-grillo-joker-768x417 Beppe Grillo è davvero il personaggio che meglio di tutti rappresenta la politica nell’epoca dei social e della perdita dei valori; epoca che un noto sociologo, Zygmunt Bauman, ha giustamente chiamato “liquida”.

Ciò che lo caratterizza non è solo il fatto di essere passato dal mondo dello spettacolo a quello della politica con estrema disinvoltura; non è la prima volta che accade e in passato altri celebri attori comici ci avevano provato: Paolo Villaggio, per esempio, si presentò nelle liste di un partito della sinistra radicale, ma non fu eletto.

Beppe Grillo, invece, è riuscito a fondare un Movimento che, in una fase molto critica della recente storia italiana, ha raccolto notevoli consensi tra i cosiddetti “delusi”


L’Uomo Vitruviano andrà al Louvre?

vitruviano L’Uomo Vitruviano, il celeberrimo disegno di Leonardo raffigurante un uomo con quattro braccia e quattro gambe collocato dentro un cerchio e un quadrato, era già pronto per essere prestato e spedito con tutte le accortezze a Parigi, dove a fine ottobre si inaugura una grande mostra al Louvre dedicata al genio del Rinascimento. Poi un’associazione che si occupa di tutela del nostro patrimonio culturale e ambientale ha presentato una denuncia e, di conseguenza, è intervenuto il Tar del Veneto (l’opera è infatti conservata all’Accademia di Venezia) a bloccare il trasferimento dell’ Uomo Vitruviano, in attesa della sentenza definitiva.

Perché mai un giudice amministrativo debba decidere su una materia che non appare di sua stretta competenza, non è per niente chiaro.


Voto ai sedicenni?

Greta Il voto ai sedicenni – direbbe Platone – è una di quelle idee che circolano da sempre nel mondo, appunto, delle idee; e ogni tanto trovano il modo di incarnarsi in qualche mediocre pensatore. Come di recente è successo con Enrico Letta, un politico bruciato a suo tempo dall’astro nascente di Matteo Renzi; eclissatosi per alcuni anni in Francia a dirigere un’università privata (non si è mai capito in base a quali titoli); e adesso ricomparso sulla scena mediatica per lanciare la “sua” brillante intuizione: bisogna far votare i sedicenni.

Non credo sia una coincidenza dovuta puramente al caso che l’uscita di Letta, con il coro di voci progressiste che si è subito levato a sostenerla, arrivi proprio


Un ministro festaiolo

future Appena nominato ministro dell’Istruzione, ha esordito suggerendo di tassare le merendine per trovare fondi con cui riformare la scuola e pagare meglio gli insegnanti; ma d’altra parte è nel dna dei Cinquestelle – e della Sinistra in generale – pensare di risolvere i problemi con qualche tassa in più.

Poi una risata collettiva deve avergli fatto capire quanto fosse assurda la sua proposta, e non ne ha più parlato.

Ma buon sangue non mente: così il neo ministro Fioramonti ha emanato una circolare scritta in perfetto burocratese, in cui invita i presidi delle scuole italiche a non pretendere dagli studenti giustificazioni per la giornata dell’ultimo “Friday-for-future”, che la ditta Eva Thunberg e associati ha indetto a livello planetario.

Per essere


L’ago della bilancia

jep E se la frase appena pronunciata dal magnifico Matteo Renzi, “Pieno appoggio al governo Conte”, avesse lo stesso valore semantico di quella famosissima “Enrico, stai sereno”, diretta con simile improntitudine a Enrico Letta, allora capo del governo poi svaporato e sostituito nel giro di qualche settimana?

La storia pregressa del rignanese ci può illuminare: messo a riposo il governo Letta, lui ne avvia un altro che nasce grazie al patto (o meglio “inciucio”) del Nazareno, con il quale contraddice tutto ciò che aveva sostenuto nella campagna elettorale del 2013; senza poi dimenticarci che il neonato governo Renzi vide la luce in virtù di un altro gigantesco ribaltone: la rielezione presidenziale di Giorgio Napolitano al posto di Romano Prodi.

Da


Nel centenario di Fiume

dannunzio Chi avrebbe mai pensato che una statua raffigurante Gabriele D’Annunzio mentre legge tranquillamente un libro, seduto su una comune panchina e non in veste da guerriero, avrebbe provocato le ire di un Paese confinante e amico – la Croazia -, al punto che la sua presidente, la bionda Kolinda Grabar-Kitarovic, ha twittato inviperita: “il monumento scoperto oggi a Trieste che glorifica l’irredentismo e l’occupazione, è inaccetabile”.

La “provocazione” imbastita dalla giunta triestina consisterebbe nell’aver scelto scientemente per l’inaugurazione una data simbolica, il 12 settembre 2019, che cade esattamente un secolo dopo l’inzio dell’impresa di Fiume, cominciata a un anno dalla fine della Grande Guerra.

Probabilmente non servirà, per calmare l’avvenente presidente, ricordarle che Trieste già ospita simili


8 settembre 1943

armistizio L’8 settembre 1943 gli italiani, grazie alla radio, seppero che il re Vittorio Emanuele III e il capo del governo Badoglio si erano arresi (incondizionatamente) agli alleati angloamericani. Dalla stragrande maggioranza degli italiani il comunicato letto proprio da Badoglio fu accolto con gioia, credendo che quel giorno la guerra fosse finita; anche perché Mussolini era caduto il 25 luglio, poi arrestato, e il fascismo sembrava ormai un capitolo chiuso.

Ma la realtà si presentò ben presto nel suo aspetto più tragico: il re, i vertici del governo e lo stato maggiore dell’esercito, temendo la reazione dell’ex alleato nazista, lasciarono precipitosamente Roma senza dare ordini precisi agli ufficiali che comandavano i nostri soldati sul territorio nazionale e all’estero; per andare a