Il partigiano Ugo

ugo Credevamo di aver visto toccare il fondo quando a Novara sfilarono vestiti con le divise del lager e in mano i cartelli contro la “dittatura sanitaria” che impone il Green pass (per nostra fortuna sono ancora vivi dei reduci che ad Auschwitz ci entrarono da bambini, come la senatrice Liliana Segre che provò a spiegare a quegli ignoranti di storia l’offesa e l’oltraggio contro le vittime dell’Olocausto contenuti nel loro gesto).

E invece no: poi abbiamo assistito anche alla nascita della Commissione Dubbio e Precauzione, in una grigia giornata di dicembre, a Torino; dove si sono incontrati i massimi teorici della dittatura sanitaria e relativo complotto di Big Pharma. Studiosi con alle spalle anni di insegnamento universitario e pubblicazioni rigorose, come Agamben e Cacciari, o noti esperti di comunicazione come l’arcicomplottista Carlo Freccero, ignari però di un semplice principio fondamentale quale il “primum vivere deinde philosophari”: per cui, se non ci vacciniamo, rischiamo di finire in terapia intensiva e non potremo più leggere un libro e neppure pensare.

Ma la vera perla della retorica nogreenpassista e novaccinista (ormai è chiaro a tutti che no green pass e no vax stanno a indicare lo stesso universo di persone) ce la siamo sorbita grazie al giurista Ugo Mattei: un altro dei fondatori della sopra citata Commissione, il quale è montato su un minuscolo e squallido palco e, microfono in pugno, ha arringato un pubblico di fans certamente non vaccinati e senza mascherine in una piazza torinese.

Che ha detto di nuovo il professore rispetto alle teorie che i dotti dubbiosi ci avevano già illustrate in quel convegno dell’assurdo e in numerosi interventi in tutti i talk televisi? Ci ha spiegato che siamo in un regime molto simile a quello fascista. E fin qui potevamo anche farci una bella risata: ne avevamo viste e sentite di peggiori, e dopo la sfilata con il pigiama a righe e la stella di Davide eravamo in un certo senso preparati a tutto.

Ma poi il professor Mattei ha detto che lui e quelli come lui oggi sono la Resistenza: che praticamente fanno i partigiani. E questo è troppo, qui si va ben oltre il ridicolo. Non lo posssiamo tollerare.

Che penserebbe il grande piemontese Beppe Fenoglio del partigiano Ugo? Non gliela vorrebbe dare una pedata nel sedere?

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno, dove ho insegnato per molti anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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