Una ragazza italiana

Saman Italian girl, ragazza italiana, così Saman Abbas si era definita sul suo profilo di Instagram: sintetizzando con due parole tutto un programma di vita, una scelta coraggiosa e – diciamolo pure – esteticamente azzeccata.

Perché dalla foto del documento d’identità in cui la povera ragazza è coperta da un pezzo di stoffa nero che le lascia visibile appena l’ovale del volto, a quella più recente in cui si mostra col nuovo look sbarazzino, i capelli arricciati, le sopracciglia ben definite e le labbra evidenziate dal rossetto adolescenziale, beh, ci corre una distanza siderale.

E – lo voglio ripetere – non è soltanto una differenza cuturale, religiosa o valoriale: è innanzitutto una questione estetica; è la differenza tra il brutto e il bello.

Per questo Saman si merita pienamente la definizione identitaria con cui si presentava nei social, che oggi sono il mondo della comunicazione dei giovani. E così la dobbiamo ricordare questa ragazza italiana di origine pakistana, morta per una scelta estetica e non religiosa: qui la religione c’entra solo fino a un certo punto, probabilmente nella testa dei suoi aguzzini sì, ma non nella mente e nel cuore di lei.

Saman aveva capito tutto dell’Italia e del nostro stile di vita; e l’aveva fatto suo. Perché noi siamo nati circondati dalla bellezza del paesaggio italiano; dei nostri borghi e delle nostre città; delle straordinarie opere d’arte che possiamo incontrare quasi in ogni chiesetta o palazzo antico o museo di provincia.

E abbiamo una tradizione musicale unica al mondo; stilisti che ci hanno insegnato a vestirci con quel particolare gusto che ci distingue anche dai nostri cugini d’Oltralpe; un cinema che ha fatto scuola persino a Hollywood; ed una enogastronomia incredibilmente varia e apprezzata fino in Cina e Giappone.

Tutto questo Saman l’aveva intuito benissimo, io credo, e per questo si era chiamata Italian girl; e si vestiva, si truccava e si mostrava come una qualsiasi ragazza italiana della sua età. E per questo non voleva tornare in Pakistan per sposare un uomo scelto dai suoi genitori, che l’avrebbe nascosta sotto un pezzo di stoffa nero e informe.

Il sacrificio di Saman è stato un inno alla bellezza, alla nostra tradizione, all’Italia. Che lei aveva capito essere una cultura superiore: perché il multiculturalismo, cioè l’uguaglianza di tutte le culture, è una menzogna. Le culture non sono tutte uguali: ci sono le culture della libertà, della gioia e della bellezza; e ci sono le culture del patriarcato, della violenza e della bruttezza.

Onoriamo Saman ricordando che lei era davvero una ragazza italiana, perché dell’Italia aveva compreso e amato l’essenza, lo stile, la verità profonda.

About This Author

Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Ho insegnato per molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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