Nessuno tocchi JK Rowling

J.K-Rowling Difficile a credersi ma sono già passati vent’anni dal primo romanzo della saga di Harry Potter, il maghetto di Hogwarts che molti di noi hanno visto crescere anche nei film tratti dai racconti di JK Rowling. Milioni di copie vendute in tutto il mondo che hanno appassionato non solo i bambini e che dimostrano a chi non l’avesse ancora capito che la letteratura per l’infanzia – Collodi insegna – a volte travalica i confini del genere perché riesce a parlare a quel “fanciullino” presente in ogni adulto, sul quale Giovanni Pascoli elaborò una complessa teoria estetica nel celebre saggio omonimo.

Purtroppo JK Rowling non sarà chiamata a celebrare il ventennale di Harry Potter e la pietra filosofale perché nel mondo anglosassone sta subendo un violento ostracismo, che per certi versi ricorda la “fatwa” che Salman Rushdie ricevette dai fondamentalisti islamici dopo la pubblicazione di Versetti satanici.

Questa volta non sono i fanatici di Allah a perseguitare l’inventrice di Harry Potter, ma gli estremisti del movimento Lgbt inglese che, arrrivando persino a minacciarla di morte, l’hanno etichettata come Terf: un orribile acronimo che starebbe per “trans-exclusionary radical feminist”, cioè femminista radicale transfobica.

Tutto questo perché JK aveva spiegato in un tweet una semplicisssima verità oggettiva: che l’identità femminile (o maschile) è prima di tutto un fatto biologico.

Ora lasciamo da parte la vicenda della scrittrice che, essendo una personalità notissima, viene protetta dalla polizia come lei stessa ha dichiarato e auguriamole di trascorrere un felice ventennale di Harry Potter in compagnia dei suoi amici e familiari, oltre che essere sempre circondata dall’affetto degli ammiratori; e veniamo alle faccende di casa nostra.

Quando il ddl Zan è stato bocciato alla Camera dei deputati, i suoi sostenitori nei media, nel mondo dello spettacolo e soprattuttto tra i giovani hanno gridato allo scandalo perché sarebbero stati negati i diritti fondamentali a omosessuali, lesbiche e trans. In realtà quella legge, se fosse stata approvata, avrebbe introdotto l’idea che il genere, o meglio quello che si ritiene essere il proprio genere, conta più dell’identità biologica. E questa idea non è soltanto sbagliata dal punto di vista fattuale; è anche pericolosa perché, come si è visto nel caso dei molestatori di JK Rowling, può essere facilmente manipolata e dar luogo a vero e proprio fanatismo.

Che una piccola ma pur sempre pericolosa dose di fanatismo ideologico fosse presente nel ddl Zan, è dimostrato da un articolo della legge che prevedeva la giornata dell’indottrinamento Lgbt da tenersi nelle scuole a partire dalle elementari. E la storia ci insegna che non a caso i fondamentalismi di ogni tipo cercano di forgiare gli individui proprio iniziando dalla tenera età.

Se poi aggiungiamo che nel testo si apriva la strada ad interventi della magistratura per sanzionare persino le opinioni se reputate omofobiche o transfobiche, beh, allora si capisce perché anche diversi onorevoli del Pd abbiano votato secondo coscienza e non secondo le indicazioni di Enrico Letta.

Molto pragmaticamente, durante uno dei suoi interventi all’ultima Leopolda, Matteo Renzi ha suggerito che in futuro si eliminino dal disegno di legge gli articoli che introducono il reato d’opinione e l’identità di genere; e si faccia una legge che vada davvero a tutelare le minoranze Lgbt inasprendo le pene contro le discriminazioni e la violenza omo-transfobica. Una legge così, ha risposto l’altro Matteo della scena politica italiana, la voterebbe l’intero Parlamento in un paio di giorni.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno, dove ho insegnato per molti anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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