L’ira funesta di Conte

GC Cantami, o Diva, del Grillide Conte l’ira funesta che lutti addusse ai telespettatori italiani: magari un giorno si potrà ricordare così, con una parafrasi omerica un po’ azzardata, la vicenda dei direttori di Tg Uno, Due e Tre appena nominati in casa Rai, che tanto ha fatto incazzare Giuseppe Conte al punto da minacciare una terribile ritorsione. E che ci ha fatto venire in mente quando Achille se la prese con Agamennone per via della bella schiava Briseide da lui sottratagli e, per qualche giorno, smise di fare la guerra ai Troiani.

Ma quale sarebbe questa ritorsione del Grillide Conte contro il comandante supremo della Rai Fuortes che ha nominato i direttori delle testate giornalistiche senza offrire neppure una poltrona al M5S?

Udite, udite: Giuseppe bocca-di-rosa ha annunciato (se fosse vissuto ai tempi delle signorine Buonasera sarebbe stato un perfetto annunciatore dei programmi televisivi dopo Carosello) che da ora in poi gli uomini e le donne dell’esercito grillino non parleranno più nei talk e nei tg della Rai.

I telespettatori, dunque, se non si spostano su La 7 o sui canali del Biscione non avranno più la possibilità di ascoltare le gaffes esilaranti di Toninelli o le supercazzole del giustizialista Bonafede, e neppure le incredibili esternazioni dell’Azzolina sulla scuola rinnovata grazie ai suoi banchi a rotelle.

L’Ad Fuortes è avvisato: gli indici di ascolto delle trasmissioni Rai inevitabilmente crolleranno senza la presenza del leader maximo Conte che farà i suoi annunci altrove. Immaginiamo soprattutto nel salotto fidelizzato di Lilli Gruber, dove staziona regolarmente Marco Travaglio: il nuovo santone dei Cinquestelle da quando Beppe Grillo si è ritirato in meditazione chissà dove.

E così si avvia alla conclusione, con un epilogo che più tragicomico non si può, la parabola discendente del M5S, nato per smontare il sistema dei partiti, per scardinare il potere come si fa con le scatolette di tonno, per fare a pezzi il carrozzone lottizzato della Televisione pubblica; ed ora è lì che, con il suo ultimo designato capopopolo, si straccia le vesti e strepita perché è rimasto escluso dalle nomine in casa Rai.

La corsa è finita, alla prossima si scende: questa è l’unica certezza per il residuo popolo grillino. Al prossimo giro, infatti, quando sarà stato eletto il Presidente della Repubblica e la legislatura volgerà al tramonto, si dovrà necessariamente tornare a votare; e questi “uomini senza qualità”, che sono diventati onorevoli e senatori per caso e qualcuno persino ministro degli Esteri, torneranno alla vita di prima; e si prenderanno tranquillamente la pensione o magari il reddito di cittadinanza.

Allora, per nostra fortuna, non vedremo più l’annunciatore Giuseppe Conte spararle grosse: né sui canali Rai né altrove.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno, dove ho insegnato per molti anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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