La questione romana

calenda Tra le prossime sfide elettorali, mi sembra che quella per la conquista del Campidoglio sia in assoluto la più importante: perché Roma è, nonostante tutto, sempre eterna, sempre caput mundi e sempre sarà la nostra capitale.

Non fosse così non ci sarebbe stata la questione romana a segnare buona parte parte del Risorgimento: dalla battaglia del Gianicolo fino alla breccia di Porta Pia; e in seguito anche la storia post-unitaria con la legge delle Guarentigie e i Patti lateranensi del ’29.

Per questo, in un suo libro (Giordano Bruno, il Mulino), la storica Anna Foa rievoca il 9 giugno 1889, quando a Campo de’ Fiori venne scoperta la statua dedicata al filosofo nolano, arso proprio in quel luogo tre secoli prima: fu uno dei momenti di massima tensione tra lo Stato liberale, che si riconosceva idealmente nel libero pensatore, e lo Stato della Chiesa che ancora rivendicava la “sacrosanta” condanna inflittagli per eresia.

Roma è unica al mondo, giustamente nota come la Grande bellezza. Milano, con tutto il rispetto, sarà anche il motore della nostra economia e certamente avrà un ruolo fondamentale nella fase della prossima Recovery; ma l’identità italiana nasce a Roma, e si esprime nei secoli attraverso i suoi monumenti simbolici: il Colosseo, il Pantheon, San Pietro, il Vittoriano, Palazzo Montecitorio.

Ecco perché eleggere il nuovo sindaco di Roma sarà, giocoforza, la questione decisiva nei prossimi mesi, di poco inferiore per importanza solo all’elezione del presidente della Repubblica.

L’Italia sta rinascendo grazie al governo Draghi e avrà bisogno di un restyling integrale della sua capitale, che negli anni di Virginia Raggi ha conosciuto il massimo degrado dal secondo dopoguerra ad oggi.

Ma quelli sono stati gli anni del grillismo e del populismo imperanti, in cui gli italiani hanno vissuto come in una continua sbornia alcolica, dalla quale sembra che ora si stiano lentamente risvegliando; anche perché la caduta dei leader di quella stagione è sotto gli occhi di tutti e appare sempre più inarrestabile.

Dispiace che una donna in gamba e di grande esperienza politica come Giorgia Meloni non abbia capito l’importanza nazionale della battaglia per la conquista del Campidoglio, e non abbia voluto parteciparvi in prima persona. Il centrodestra si è così affidato a Enrico Michetti, un avvocato noto soprattutto in quanto commentatore radiofonico, ma di certo non un personaggio autorevole, tanto che gli è stata affiancata come vice la nota magistrata Simonetta Matone: un tandem che sulla carta sembra alquanto artefatto.

L’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri correrà per il Pd; ma è e resta un ex ministro dei pessimi governi Conte, per cui si presenta alle elezioni con un curriculum non proprio immacolato.

Steso il classico velo pietoso su Virginia Raggi, che rimarrà impressa nella memoria collettiva come il peggiore sindaco di Roma, occorre dire che Carlo Calenda è certamente il candidato ideale: lunga esperienza manageriale, ha poi ottenuto buoni risultati come ministro dello Sviluppo Economico con Matteo Renzi e Gentiloni; e ha coraggiosamente fondato Azione con un programma riformista, restando sempre all’opposizione dei governi giallo-verde e giallo-rosso.

Sulla questione dei rifiuti che sommergono quasi tutte le città italiane da Roma in giù, Calenda è molto esplicito e critico verso l’utopica strategia della sola raccolta differenziata predicata dal Movimento 5 Stelle: occorrono invece termovalorizzatori, come ci sono al Nord e in molte capitali europee. I rifiuti andrebbero così tolti dalle strade e trasformati in energia, che rientrerebbe nelle case dei cittadini sotto forma di acqua calda e riscaldamento durante i mesi invernali.

Già questa dichiarazione, che è tutto un programma, per me sarebbe più che sufficiente per dargli il mio voto. Non potrò farlo, purtroppo, ma tiferò per lui. E per Roma: la Capitale.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Ho insegnato per molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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