Il venditore di almanacchi

almanacco Giacomo Leopardi non è stato soltanto un poeta, un grandissimo poeta. E’ stato anche un filosofo, che ha preferito dare forma letteraria ai suoi pensieri. Le Operette morali, infatti, sono dei veri e propri dialoghi filosofici, ancorché scritti sotto forma di favole e racconti ispirati alla storia o alla mitologia.

Ce n’è uno, famosissimo, che andrebbe letto o riletto nei primi giorni dell’Anno nuovo: “Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere”. Perché qui Leopardi tratta la materia della speranza verso un futuro migliore con un tono straordinariamente lieve, non calcando la mano del pessimista cosmico come aveva fatto altrove; e ci lascia, alla fine della lettura, senza l’amaro in bocca.

Non è proprio ciò di cui abbiamo bisogno, mai come ora, in questo inizio del 2021?

Quando il passante (“passeggere”) incontra il venditore di almanacchi nuovi, gli pone subito la domanda: “Credete che sarà felice quest’anno nuovo?” Senza esitare, il venditore risponde che è certo di sì (anche perché la merce si vende meglio se offerta con un sorriso, come i maestri della pubblicità contemporanea hanno dimostrato).

Ma quando il passante lo incalza con delle domande sulla sua vita passata, ecco che il venditore inizia a vacillare e a rivelarci un’altra verità: gli anni trascorsi non sono stati così belli per lui, al punto di volerli rivivere. E il passante, che altri non è che l’autore stesso, allora gli spiega: “Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura”.

Per cui il venditore (cioè noi) conclude usando la parola magica: “Speriamo”.

Il primo dell’anno ho ricevuto molti messaggi di auguri via Wattsapp, che, a differenza di quelli degli ultimi anni, non contenevano aggettivi superlativi come “felicissimo” o “bellissimo” o “meraviglioso”. Erano più moderati nei toni e, anche se qualcuno si lasciava un po’ andare, poi concludeva con la stessa parola del venditore di almanacchi: speriamo.

Evidentemente, oggi, certezze di felicità per il prossimo anno non se ne trovano in giro, ma ciò nonostante quasi nessuno vuole rinunciare a guardare avanti con almeno po’ di fiducia.

In un passaggio dello Zibaldone (1° luglio 1872), Leopardi si sofferma sul valore della speranza e scrive che gli uomini continuano a vivere proprio grazie a questa: “per una illusione della speranza”. E lui – sia chiaro – non ci vede niente di male che gli uomini mantengano viva dentro di sé la fiammella in cui è racchiusa la speranza in un futuro migliore.

Sarà anche un’illusione, ma chi non la coltiva per partito preso e se ne priva, rischia di non trovare più validi motivi per andare avanti. Soprattutto in un momento come questo che stiamo attraversando, la speranza (che non è l’ottimismo esagerato e irrazionale, ridicolizzato da Voltaire nel Candido) ci aiuta a mantenerci vivi.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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