Benvenuto Mario Draghi

Mario D. Dopo Giuseppe Conte, il diluvio; o Giuseppe Conte o la fine del mondo. Più o meno erano questi i toni delle dichiarazioni che abbiamo ascoltato, nei giorni della crisi di governo, dai leader grillini e dal segretario del Pd, affiancato da uno strano personaggio, Goffredo Bettini, che si era fatto ibernare dopo la fine del Pci e che recentemente è stato scongelato per fare da consigliere a Zingaretti.

Il Conte ter non ha mai decollato, nonostante la disgustosa campagna acquisti dei senatori “responsabili”. E di conseguenza il Camaleonte si è visto costretto a rassegnare le dimissioni; Grillo inviperito ha lanciato ai suoi seguaci un grido di dolore; e il consigliere comunista di Zingaretti è tornato a farsi sigillare nel frigo a -50°, ma ha promesso di risorgere all’alba del prossimo secolo.

Non è venuto giù tutto dopo la fine del Conte bis, per la quale dovremo ringraziare non una ma cento volte Matteo Renzi che, quando si mette d’impegno, è davvero un gran rottamatore di carcasse politiche. Non è arrivato il diluvio universale ma, al contrario, si sono viste belle giornate di sole su tutta la Penisola, che hanno accompagnato l’incarico di formare un nuovo governo, conferito a Mario Draghi: il fuoriclasse che tutta l’Europa ci invidia.

Sia chiaro: il suo arrivo non era affatto scontato, anche se in molti ce lo auguravamo. Qui bisogna riconoscere che il Presidente Mattarella è stato veramente all’altezza del suo ruolo; e deve avere posto la questione al professor Draghi con lo stesso tono con cui si chiede a un famoso chirurgo di operare il proprio figlio moribondo. E, visto che nella fattispecie il figlio moribondo si chiama Italia, immagino che il chirurgo-economista abbia risposto con le famose parole già passate alla storia: whatever it takes.

E’ successo già altre volte che nei momenti più difficili qualcuno, in grado di farlo, si assumesse la responsabilità e il compito di guidare il proprio Paese verso mete apparentemente irraggiungibili. E’ questo che fecero Churchill durante la seconda guerra mondiale; De Gasperi negli anni della ricostruzione dell’Italia; Helmut Kohl per la riunificazione delle due Germanie.

La pandemia è stata una terza guerra mondiale: il numero dei morti lo dimostra. Ma ora ci sono i vaccini che ci permetteranno di vincerla questa maledetta guerra, se la campagna vaccinale sarà condotta in modo efficiente nei prossimi mesi, come si sta già facendo, per esempio, in Israele.

E poi c’è la questione del Recovery plan, da cui dipende veramente il futuro dei nostri figli e nipoti. Per questo il Presidente Mattarella ha saggiamente indicato una guida – forse l’unica possibile – capace di condurre l’Italia fuori dalla palude dove si era impantanata durante l’anno dei bonus per i monopattini e dell’acquisto dei banchi con le rotelle.

Fu allora che Mario Draghi disse che esiste un debito buono e un debito cattivo. Quello che il governo Conte bis stava facendo era evidentemente il debito cattivo, inutile, improduttivo.

La musica presto cambierà: lo vedremo già nei prossimi giorni, quando la squadra di governo da lui guidata sarà composta – come è giusto che sia – dalle migliori risorse che l’Italia ha a disposizione.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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