La marcia su Roma dei No vax

no green pass La marcia su Roma e sulle principali stazioni ferroviarie dei No vax e No green pass, annunciata dai media come un pericoloso tentativo eversivo, si è dimostrata in realtà un’autentica pagliacciata: con qualche fumogeno da stadio, le bandiere tricolore e i soliti cartelli demenziali contro Big Pharma e gli scienziati prezzolati. Ma niente di più.

E’ bastato che la ministra Lamorgese (forse pentitasi dopo l’episodio a dir poco imbarazzante del rave party) avesse promesso la tolleranza zero nei confronti di chi minacciava di bloccare i treni; e quasi tutti gli scalmanati hanno preferito starsene a casa nella fatidica ultima domenica d’agosto e limitarsi a riempire la rete con le loro farneticazioni pseudoscientifiche.

La verità è che questa gente rappresenta solo una esigua minoranza, molto rumorosa e capace di sollevare gran polveroni, ma pur sempre una insignificante porzione di popolazione in termini statistici.

Questo non significa che, come ci ha spiegato Alexis de Tocqueville, la democrazia debba diventare una dittatura della maggioranza. Anche le minoranze hanno diritto di parola e meritano di essere ascoltate nonché prese in considerazione, ma solo se accettano le regole e praticano la buona educazione. Se invece minacciano o addirittura aggrediscono – come è accaduto – questo o quell’altro giornalista, medico o politico che sia, beh, allora devono intervenire le forze dell’ordine: perché la violenza, verbale o finanche fisica, non può mai essere tollerata in una democrazia liberale.

Inutile ricordare a proposito la famosa marcia su Roma del 1922, per bloccare la quale l’allora presidente del Consiglio Luigi Facta aveva già pronti l’esercito e lo stato d’assedio; mentre la benevolenza del re nei confronti di Mussolini e delle camicie nere fece sì che le cose andassero in tutt’altro modo con esiti ben noti.

La stragrande maggioranza degli italiani adulti si è già vaccinata: questo è il dato oggettivo che dimostra la sostanziale maturità della nostra gente, oltre che il successo della campagna vaccinale raggiunto dopo la caduta del secondo governo Conte, grazie al fatto che Mario Draghi ha incaricato un personaggio di provata esperienza come il gen. Figliuolo.

Quello che inquieta davvero non sono le minuscole frange di estremisti ieri No tav o No euro e oggi No vax e No green pass, ma il sostegno a loro dato, anche se non esplicitamente, da parte di alcuni esponenti del populismo grillino e della destra sovranista.

Chi in passato ha protestato pacificamente contro le chiusure dei ristoranti e delle imprese turistiche lo ha fatto in nome del diritto di lavorare; e le forze politiche autenticamente liberali hanno pressato il governo affinché venissero salvaguardate insieme le norme sanitarie e le attività commerciali.

Ma ora cercare di rincorrere le minoranze anti-sistema sul loro terreno, ovvero la protesta radicale e irrazionale, questo è davvero inaccettabile. Forse qualcuno ricorderà cosa dicevano certi intellettuali di sinistra durante gli anni di piombo a proposito dei terroristi: li chiamavano con benevolenza “compagni che sbagliano”. Un terribile errore di valutazione che non vogliamo vedere ripetersi oggi.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Ho insegnato per molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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