Schiaffetti papali

bergo Il Santo Padre ha mollato una paio di schiaffetti sulla mano della pellegrina asiatica che lo aveva fortemente trattenuto; e siccome è un leader planetario dei nostri giorni ( al pari solo di Donald Trump), la scena, subito riportata da tutti i media e dai social, come il tuono pascoliano, “rimbombò di schianto: rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo…”

Ma, per favore, non facciamone una tragedia. Non è forse Bergoglio, benché ultimo erede di San Pietro, uomo di carne, ossa e sentimenti come tutti noi? E non si fece trasportare dall’ira lo stesso Gesù quando, entrato nel tempio a Gerusalemme, “rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe” (Marco 11, 15-19)?

Insomma, doveva arrivare una pellegrina asiatica piuttosto maleducata per mettere a nudo il papa-re che, da quando è salito al soglio pontificio, non ha fatto che massacrare (noi) sovranisti con le Sue idee sull’accoglienza degli immigrati e le porte aperte, la fratellanza e l’uguaglianza; ci ha dato di razzisti e xenofobi; ha messo alla gogna mediatica Salvini quando, da ministro dell’Interno, difendeva i confini dall’assalto delle Ong; e non ha esitato a schierarsi apertamente contro i decreti sicureza prodotti dal precedente governo.

Un castello ideologico, il Suo, edificato pazientemente sui principi di un cristianesimo che, nella versione bergogliana, più che elaborare una teologia, cerca di recuperare consenso nel mondo secolarizzato, aprendosi alle nuove forme di famiglia, ai diritti dei gay, all’ecologia. E che ha fatto della politica buonista ed immigrazionista il Suo cavallo di battaglia.

Salvo, poi, doversi “difendere” autonomamente, quando il Suo spazio privato viene per così dire “invaso”, manco a farlo apposta, da una fedele di origini straniere.

Per cui reagisce, giustamente seccato per l’invadenza e la prepotenza di questa, così come vorremmo reagire noi italiani qualunque, cattivi e xenofobi, quando, per esempio, veniamo circondati da tre o quattro ragazze rom (guai a chiamarle “zingare”), che ti strattonano da una parte e dall’altra, per indurti a tirar fuori un pò di monete o addirittura per sfilarti il portafoglio dalla tasca; o quando cerchiamo di dormire in spiaggia sotto l’ombrellone, ed arriva, ogni cinque minuti, un immigrato africano che ti sveglia per venderti cianfrusaglie di ogni genere.

Bravo, dunque. Ha fatto benissimo il papa a punire quella maleducata con un paio di schiaffetti, ma bene assestati. Chissà se, silenziosamente, non avrà persino pronunciato una maledizione: come dicono a Roma,”te possino…”.

C’è una bellissima scena del film di Monicelli “Il marchese del Grillo”, in cui Pio VII, interpretato da uno straordinario Paolo Stoppa, se la prende con il suo aristocratico valletto (Alberto Sordi) che stava per farlo cascare dalla Sedia gestatoria; e gli ricorda che “il mondo è fatto a scale, chi le scende e chi le sale.”

A quei tempi – e non solo a quei tempi, almeno fino a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – il corpo dei papi era sacro e quindi intoccabile. Ma nell’era della Chiesa secolarizzata di Francesco, chiunque può sentirsi autorizzato a stringere la Sua mano e persino a trattenerla contro la Sua volontà. Salvo, poi, buscarsi un paio di meritatissimi scappellotti direttamente dall’altra mano papale. Quando ce vo, ce vo!

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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