Perché voterò No

caffe Se volessimo seguire la logica del risparmio, con la quale ragionano i sostenitori del Sì – in primis i leader del Movimento 5stelle e il segretario del Pd Zingaretti –, allora ci si potrebbe chiedere: ma perché ridurre i parlamentari solo a 400; non sarebbe ancora più economico che ce ne fossero 100 o magari 50?

E’ evidente allora che, portando alle estreme conseguenze il loro ragionamento, il sistema parlamentare sarebbe trasformato in un’oligarchia, e l’Italia rischierebbe di diventare come l’antica Sparta, che era governata da una trentina di anziani e due re (Gherusìa). Era governata bene Sparta? Probabilmente lo era, vista la potenza militare e il ruolo predominante che raggiunse nel Peloponneso. Ma non era di certo una democrazia, e pertanto non dev’essere quello il modello a cui ispirarsi.

Ci sarebbero altre vie per conseguire l’obiettivo del risparmio, contemporaneamente salvaguardando la democrazia parlamentare. Per esempio, come suggerirebbe di fare il mio amico ragioniere che se ne intende di costi e ricavi, si potrebbe ridurre considerevolmente lo stipendio dei nostri deputati e senatori, che è di circa tre volte quello di un anziano professore universitario giunto alla fine della carriera.

Ma qui non vorrei farmi trascinare sul terreno dell’antipolitica, limitando il discorso al tema del costo del Parlamento in termini quantitativi; quando invece si dovrebbe puntare a ridare credibilità e dignità alla nostra classe dirigente grazie alla sua qualità, ovvero ragionando su come selezionare le persone più altamente qualificate che possano svolgere al meglio le funzioni di rappresentanza dei cittadini, governo e opposizione.

Se, dunque, il punto cruciale è la qualità e non la quantità dei parlamentari, allora bisogna chiedersi se il sistema elettorale puramente proporzionale, che l’attuale maggioranza di governo vorrebbe restituirci, sia idoneo a selezionare i migliori oppure no. Personalmente rispondo di no: una legge elettorale proporzionale oggi darebbe ancora più potere ai partiti e ai loro capi, allontanando ulteriormente i cittadini dalla possibilità di individuare i candidati migliori. Al contrario l’uninominale, meglio se a un solo turno, renderebbe trasparente la competizione tra candidati e lascerebbe agli elettori la possibilità di votare quelli che si mostrano ai loro occhi più competenti e affidabili.

C’è poi un altro motivo per cui questo referendum confermativo è praticamente inutile oltre che sbagliato: riducendo il numero dei parlamentari non si va a modificare il sistema italiano del bicameralismo paritario, che è il vero problema della nostra democrazia. Tutto resterebbe come prima, con due Camere che fanno lo stesso lavoro, occupandosi delle stesse materie e delle stesse leggi; e di conseguenza la farraginnosità dell’attuale processo legislativo non verrebbe minimamente intaccata.

In conclusione, meno parlamentari a parità di stipendio porterebbero un risparmio insignificante per le casse dello Stato e le tasche dei cittadini (qualche economista di buona volontà ha calcolato il costo di un caffé all’anno per ciascuno di noi); anche se poi si arrivasse a riformare la legge elettorale in senso proporzionale, non ci sarebbero vantaggi per gli elettori perché ne uscirebbe rafforzata la partitocrazia, e ne sarebbe danneggiata la stabilità dei governi (se si guarda alla storia recente del nostro Paese, gli anni in cui vennero garantite insieme alternanza e stabilità furono quelli in cui vigeva il Mattarellum); terzo, non si produrrebbe un vero cambiamento del sistema, ma si finirebbe per mantenere lo status quo, deteriorando ulteriormente il rapporto tra elettori ed eletti.

Che invece una complessiva riforma costituzionale sia opportuna, oggi ancora di più, è evidente se si pensa al rapporto tra Stato e Regioni, dove regna grande confusione negli ambiti di loro competenza; come drammaticamente emerso durante i mesi dell’emergenza sanitaria. La necessità e l’urgenza, dunque, di un Senato che si occupasse proprio di dirimere tali questioni (sulla falsariga del Bundesrat tedesco) non può più essere disconosciuta.

About This Author

Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

Post A Reply