La politica del terrore sanitario

robespierre Come fece Maximilen de Robespierre ad annullare la Costituzione democratica del 1793, che garantiva il suffragio universale maschile e la sovranità popolare, e a trasferire tutti i poteri dalla Convenzione (l’assemblea legislativa della Rivoluzione) al Comitato di salute pubblica, composto da soli nove membri e da lui diretto?

La risposta è semplice: con la politica del terrore; dichiarando che la Patria era in pericolo perché sotto attacco da parte dell’Impero austriaco e contemporaneamente dei rivoltosi cristiani della Vandea. Così Robespierre convinse il popolo di Parigi e i deputati della Convenzione ad accettare la trasformazione della democrazia in una vera e propria dittatura, con le conseguenze ben note dei tribunali speciali e delle decapitazioni a pieno ritmo.

La politica del terrore funziona sempre: purché si trovi un nemico che fa veramente paura. E’ stato così che in Italia – come ci ha spiegato il filosofo Giorgio Agamben nel suo ultimo libro – sono stati varati nei mesi dell’emergenza da coronavirus alcuni decreti che hanno minato le nostre libertà fondamentali e che l’opinione pubblica, i media, i sindacati e i partiti non hanno avuto difficoltà ad accettare.

L’emergenza sanitaria ha trasformato le nostre vite in una maniera talmente radicale e illiberale che neppure il fascismo ha eguagliato durante il Ventennio.

La paura del contagio e il terrore della morte ci hanno fatto vivere per due mesi – senza ribellarci – nell’isolamento completo, nella chiusura delle pricipali attività produttive e commerciali, nella rinuncia a frequentare scuole e università, cinema e teatri, amici e amanti.

Il modello sanitario-totalitario cinese è stato integralmente trasferito ed applicato in Italia; come non è stato deciso da nessun’altra nazione d’Europa e del mondo occidentale.

Abbiamo fatto bene? Siamo riusciti in questo modo a salvare vite umane? Probabilmente sì, ma è un dato di fatto che il lockdown ci ha anche portati sul baratro di una crisi economica che ancora non si è completamente manifestata.

Ed è un dato di fatto che oggi le terapie intensive e gli ospedali non sono più intasati dai malati di Covid-19. L’emergenza sanitaria è finita, come numerosi scienziati e medici testimoniano in base alla loro esperienza clinica.

Il tentativo di Giuseppe Conte di voler prorogare di altri sei mesi lo stato di emergenza – e quindi di sospensione della democrazia parlamentare – è pertanto inaccettabile: lo ha sostento anche il noto costituzionalista Sabino Cassese sul Corriere della Sera.

L’unica vera emergenza è, invece, la disoccupazione giovanile, il turismo che non riparte, le piccole e medie aziende in crisi, il calo del Pil previsto del 12%. E il solo pericolo per la salute pubblica ancora in circolazione è l’inetto governo giallo-fucsia, con il Primo ministro che cerca disperatamente di restare attaccato al suo scranno, terrorizzandoci con la minaccia della seconda ondata di coronavirus.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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