La nave demogrillina affonda

nave Tutto e il contrario di tutto: è questa la nuova logica a cui ci stiamo piano piano assuefando, da quando si sono incrociati due eventi di portata straordinaria nella storia d’Italia: il governo demogrillino e la diffusione del Covid.

Vi ricordate le prime settimane dell’epidemia, quando i grandi esperti del Comitato tecnico-scientifico, che davano le direttive ai nostri governanti, ci assicuravano che le mascherine andavano usate solo negli ospedali in presenza dei malati? Da allora ne è passata acqua sotto i ponti, e di mascherine ne sono state acquistate e distribuite a tonnellate; prodotte a tinta unita o con colori sgargianti e intonati all’abbigliamento; indossate per strada, nei bar e negli uffici, persino in macchina se guidavamo accompagnati. Poi sono diventate inutili all’aperto e obbligatorie solo nei locali pubblici; ora nuovamente obbligatorie anche all’aperto, ma solo dopo le 18, la mattina possiamo farne a meno. Boh!

Altro esempio di confusione abissale: i banchi delle aule scolastiche. Qui, ad aumentare l’entropia generale, è scesa in campo personalmente l’Azzolina, con le sue trovate dadaiste ma sempre supportate dagli esperti del Cts. Sono così arrivati (anzi arriveranno, forse) i banchi monoposto, colorati e su rotelle. Comodissimi, secondo lei, che li ha sperimentati in diretta tv davanti a milioni di occhi di genitori e insegnanti allibiti. Ma perché le rotelle? Le rotelle servono a muoversi, ad avvicinarsi, laddove i nostri ragazzi dovrebbero stare distanti e possibilmente fermi. Tanto è vero che l’Azzolina o chi per lei aveva coniato apposta il terribile neologismo delle “rime buccali” per stabilire la distanza minima obbligatoria tra studente e studente. Ora, passata la bufera dell’emergenza ed avvicinatasi la data fatidica dell’apertura delle scuole, la distanza minima di un metro tra bocca e bocca non sarà più obbligatoria, visto che non sarà sempre possibile rispettarla perché molte classi resteranno comunque classi-pollaio; ma si faranno indossare le mascherine agli studenti. Ancora una volta, tutto e il contrario di tutto.

E che dire delle discoteche? A giugno il Comitato suggerisce la chiusura estiva: si sa, in discoteca i giovani ci vanno proprio per stare appiccicati, scatenarsi ai ritmi della techno, divertirsi, baciarsi; non certo per restare seduti e distanziati ai tavolini, e discutere di letteratura. Ma il governo delega alle Regioni ( guai a prendere una decisione razionalmente e autonomamente), e le discoteche riaprono quasi dappertutto. Così i contagi riprendono a salire e, subito dopo Ferragosto, Conte ordina la loro chiusura. Dice Linus, uno che nelle discoteche ha lavorato per quarant’anni: ma che vi aspettavate? non lo sapevate quello che succede nelle discoteche? Evidentemente non lo sapeva neppure il Ministro della salute Speranza, un perfetto soldatino di piombo che parla come un comunicato stampa: lui da ragazzo andava solo ai festival dell’Unità a sentire De Gregori e gli Intillimani.

I demogrillini al governo si stanno dimostrando più pericolosi del Covid. E il loro capo, bravissimo a scrivere dpcm per chiudere scuole, fabbriche e negozi nella fase dell’emergenza, ora che si tratta di ripartire e ricostruire tutto grazie ai soldi del nuovo piano Marshall europeo, non riesce più a dirigere la baracca.

Sembra di essere tornati all’anarchia del Medioevo, quando Dante scrisse questi versi con lettere di fuoco: “Ahi serva Italia, di dolore ostello,/ nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di provincie, ma bordello!” (Purgatorio, canto VI, vv. 76-78)

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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