L’utopia del monopattino

monopat La sintesi migliore dei provvedimenti presi con il cosiddetto “Decreto rilancio” l’ha fatta Giorgia Meloni alla Camera dei deputati, quando ha accusato il capo di governo Conte, lì presente, di avere stanziato 150 milioni per i monopattini e solo 50 per le disabilità.

Ce lo vedete un impiegato che la mattina sfreccia in monopattino dalla periferia di Roma per andare a lavorare in qualche ufficio o ministero nel centro della capitale? E se poi questi è anche un padre di famiglia e dovrà – ci auguriamo da settembre – lasciare i figli a scuola, come diavolo potrebbe fare? L’idea di disincentivare il trasporto pubblico, grazie al bonus per l’acquisto dei monopattini, è il segno della distanza siderale tra governanti e governati nel nostro Paese: i primi hanno ormai perso il contatto con la realtà di tutti i giorni e la vita della gente comune.

E così hanno riempito pagine e pagine della Gazzetta Ufficiale di norme astruse, nella speranza di impedire un secondo tsunami di Coronavirus, ma che molto probabilmente avranno solo l’effetto di ostacolare la ripartenza di commercianti, ristoratori, artigiani e piccoli imprenditori.

Chi sperava che le cose, a causa dell’epidemia, sarebbero necessariamente cambiate, beh, dovrà ricredersi: l’Italia era il Paese dei discorsi insignificanti dell’Azzeccagarbugli manzoniano, e lo è tuttora, al punto che ne abbiamo un perfetto esemplare ben sistemato a palazzo Chigi, bravissimo ad annunciare in tv la soluzione di tutti i nostri problemi; era governata con le “grida” – sempre per restare nella terminologia dei Promessi sposi -, e continua ad esserlo, visto che la burocrazia non è stata affatto smantellata e il numero delle leggi e delle norme aumenta di giorno in giorno; e soprattutto resta ancora dominata da quella cultura del sospetto che ha trovato il suo massimo rappresentante nell’attuale ministro giustizialista Bonafede, grazie al quale abbiamo visto abolire la prescrizione e, di conseguenza, anche il principio liberale della presunzione d’innocenza.

Se poi qualcuno volesse avere la prova definitiva che il governo dell’Italia dei nostri giorni non si differenzia molto dal governo spagnolo nella Lombardia del ‘600, basta prendere in esame la vicenda delle mascherine. La brillante idea del commisario straordinario di calmierare il prezzo delle mascherine a 0,50 centesimi (un costo inferiore a quanto grossisti e farmacisti le avevano già acquistate), ha determinato che le stesse siano sparite dalla circolazione per le ovvie leggi di mercato.

Accadde lo stesso a Milano, nel 1628, quando Antonio Ferrer che faceva le veci del governatore spagnolo, in seguito alla carestia dell’anno precedente, stabilì per decreto il prezzo della farina. E il risultato fu praticamente identico: i fornai inziarono a non vendere più il pane. L’unica differenza è che allora i forni vennero presi d’assalto dalla folla affamata, mentre oggi gli italiani continuano a sopportare con cristiana rassegnazione (sì, ma fino a quando?).

Manzoni docet. Il governo giallo-rosso, invece, nonostante le sue task-force di cervelloni e super commissari, sta fallendo su tutta la linea.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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