Giustizia italiana

legge La giustizia italiana andrebbe riformata da cima a fondo, non fosse altro che per il sistema clientelare con cui vengono fatte le nomine dei magistrati, dove il merito conta poco o nulla ma contano solo le amicizie e le appartenenze alle varie correnti politicizzate.

Le dichiarazioni dell’ex membro del CSM Luca Palamara, attualmente rinviato a giudizio per corruzione, sono state la prova che dovrebbe convincere anche il più ingenuo dei cittadini dell’urgenza di una riforma complessiva della giustizia, a partire dalla separazione delle carriere di giudici e procuratori.

Ma non c’è solo questo. I problemi sono legati anche ad una impostazione culturale dei magistrati che determina comportamenti contraddittori e per noi comuni mortali incomprensibili. Mi riferisco al fatto che la giustizia spesso si dimostra debole e permissiva proprio nei confronti di delinquenti acclarati, mentre sembra accanirsi verso comuni cittadini che si trovano a incappare nelle sue maglie in seguito a eventi sfortunati.

Cerco di spiegarmi portando degli esempi. Tutti abbiamo sentito parlare in questi giorni di Jhonny “lo Zingaro”, l’ergastolano evaso mentre usufruiva di un permesso. Preciso che si tratta di un pluriomicida il quale, per tutta la vita, non ha fatto che entrare e uscire dal carcere, sfruttando la legge Gozzini che concede ai carcerati la possibilità di lavorare all’esterno quando sia accertata la loro buona condotta.

E’ una legge chiaramente permissiva che dovrebbe applicarsi solo in casi particolari, e non concedendo benifici a un pericoloso delinquente che in passato non ha esitato a sparare e ammazzare; e che per giunta, proprio sfruttando i vantaggi della legge, è praticamente evaso più volte. Ma i magistrati continuano a concedergli i permessi, come se non conoscessero i suoi trascorsi. E lui, puntualmente, si fa beffa dei magistrati e dello Stato.

Altro esempio legato alla cronaca recente: i fratelli Bianchi che, stando alle testimonianze dei presenti, hanno massacrato il povero Willy Duarte avevano già ricevuto diverse denunce per rissa, lesioni e spaccio di stupefacenti; ma nei loro confronti non era ancora iniziato un procedimento giudiziario come sarebbe stato opportuno, anche per evitare una prevedibilissima escalation di violenza. Il loro amico e complice Mario Pincarelli, anche lui arrestato per l’omicidio di Willy, ad agosto aveva sbattuto in terra un vigile urbano che gli aveva ordinato di indossare la mascherina perché si trovava in un luogo affollato; e anche lui, nonostante la denuncia del vigile, non era stato fermato né trascinato in tribunale.

Ecco perché questi bulli hanno continuato a minacciare e picchiare fino ad arrivare, come sembra, all’omicidio: perchè si sentivano impuniti, al di sopra della legge, protetti da un sistema giudiziario chiaramente debole e inefficiente. Speriamo che adesso non lo siano più e che, se saranno giudicati colpevoli, vengano puniti severamente e rapidamente.

Paradossalmente, la giustizia italiana a volte si accanisce contro gente perbene, come nel caso di Fredy Pacini, il gommista di Monte San Savino che sparò e uccise un ladro entrato di notte nel suo capannone. Nonostante la iniziale richiesta di archiviazione del procuratore, convinto che il Pacini avesse agito in stato di turbamento e per legittima difesa, il giudice ha poi deciso di riaprire il procedimento ritenendo che nel suo caso ci sia stato un eccessivo uso della difesa (sic!). E di conseguenza, adesso lo sfortunato gommista verrà sottoposto a un processo che si prevede lungo, dispendioso e per lui particolarmente angosciante.

Ma poiché difendersi da un criminale che entra in casa nostra per derubarci e farci del male dovrebbe essere un diritto garantito, come l’ultima legge sulla legittima difesa prevede, gli auguriamo di uscire vittorioso dal processo che davvero non meritava.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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