L’Educazione civica torna a scuola

ed civ Proviamo per una volta a parlare di scuola senza necessariamente fare il conto dei contagiati, delle classi in quarantena, dei banchi monoposto con e senza rotelle, delle “rime buccali” eccetera? Proviamo, almeno per oggi, a parlare di scuola senza toccare il tasto del Covid-19?

Un argomento di novità e di sicura rilevanza su cui discutere ci sarebbe, perché, in attuazione della legge n. 92/2019, da quest’anno è tornato ad essere obbligatorio l’insegnamento dell’Educazione civica, che avrà una dignità pari alle altre discipline e quindi si concretizzerà in un voto in pagella per i nostri studenti.

E’ una notizia che, secondo me, andrebbe accolta con sincero entusiasmo da parte di tutti; in primis dalle famiglie che dovrebbero essere ben liete se i giovani vengono istruiti non solo sulle scienze e le letterature, ma anche sulle regole fondamentali del vivere in società.

I problemi, però, arrivano alla luce quando si esaminano le linee guida per l’insegnamento e lo studio dell’Educazione civica, che il ministro Azzolina (ahinoi, la sostenitrice dei banchi con le rotelle) ha racchiuso in un decreto dello scorso giugno.

Innanzitutto non ci sarà un solo insegnante incaricato – com’era una volta -, perché la materia verrà “spalmata” tra più docenti, pur fissando un minimo di 33 ore di studio annuali. E il voto in pagella? Sarà costituito dalla media dei voti proposti dai singoli insegnanti. Se questo metodo funzionerà o meno, aspettiamo la fine dell’anno scolastico per dirlo con certezza. Personalmente sono un po’ scettico: mi sarebbe piaciuto di più che la responsabilità dell’insegnamento fosse stata attribuita ad un’unica persona, perché in generale quando viene parcellizzata, alla fine, non si capisce chi ha lavorato bene e chi invece ha fatto male.

Per cui, lasciatemelo dire, si parte col piede sbagliato.

Tornando al testo delle linee guida sull’Educazione civica, viene specificato che la materia si articolerà in tre “nuclei concettuali”: la Costituzione, lo Sviluppo sostenibile e la Cittadinanza digitale. Il primo nucleo, quello sulla Costituzione (definita “il fondamento della convivenza e del patto sociale del nostro Pese”), è inoppugnabile; e non mi sembra necessario aggiungere altro. Peccato, però, che nelle linee guida lo studio della storia di due nostri elementi identitari fondamentali ( l’inno e la bandiera) sia collocato in ultima posizione.

Il secondo nucleo, dedicato alla “salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali”, praticamente riprende il documento dell’Assemblea dell’ONU del settembre 2015 (Agenda globale per lo sviluppo sostenibile o Agenda 2030). Questo mi preoccupa alquanto, soprattutto pensando a come saranno tradotti i contenuti dell’Agenda 2030 nell’insegnamento scolastico; laddove temo che l’ideologia ambientalista “gretina” sarà diffusa a piene mani, imputando i cambiamenti climatici al nostro sistema di sviluppo: una tesi sulla quale non tutta la comunità scientifica è d’accordo.

Venendo al terzo nucleo concettuale delle linee guida, esso è incentrato sulla formazione degli studenti all’uso consapevole delle tecnologie digitali. E’ questo un obiettivo certamente condivisibile verso il quale già da alcuni anni gli insegnanti si stanno muovendo, anche se in ordine sparso. E’ giusto che nelle linee guida si indichi la necessità di combattere la diffusione sui social dell’hate speech (il linguaggio dell’odio). Ma stiamo attenti che l’etichetta non sia utilizzata per indicare coloro che si limitano ad esprimere in maniera decisa ma non violenta un pensiero controcorrente, riguardante alcune tematiche scottanti come l’immigrazione o le dottrine “gender”.

Contrastare la diffusione del razzismo e dell’omofobia a scuola è sacrosanto (basterebbe per questo leggere e approfondire il bellissimo art. 3 della Costituzione); educare al rispetto degli altri e dell’ambiente che ci circonda è un imperativo morale.

Ma vigiliamo affinché l’insegnamento dell’Eucazione civica non diventi l’occasione per un indottrinamento globalista, immigrazionista e contrario all’idea di famiglia naturale.

About This Author

Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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