Didattica a distanza

schoolA un mese circa dalla chiusura delle scuole e dall’inizio della Dad (didattica a distanza), vorrei provare a fare un primo bilancio; anche se necessariamente limitato alla mia personale esperienza di insegnante “remoto” e a quella dei colleghi della mia scuola (Isis “Giorgio Vasari”) con i quali sono in contatto.

La prima considerazione che mi viene di fare è di ordine generale: anche se le scuole italiane sono chiuse, la Scuola nel suo complesso è viva e vegeta; e, restando nella terminologia militare ormai ampiamente adottata dai media per descrivere l’attuale situazione, ha formato una “seconda linea” più che consistente nella guerra contro il nemico invisibile.

E’ vero che i nostri “arditi” sono i medici, gli infermieri, i farmacisti e tutto il personale della sanità, ai quali gli italiani saranno per sempre grati; e tra i valorosi che combattono al fronte, io metterei tutte le forze dell’ordine che vigilano sulle strade, come pure le cassiere dei supermercati, prevalentemente donne, che ci permettono di fare la spesa ogni giorno e di tornarcene nelle nostre “tiepide case”(scriveva Primo Levi) con le borse piene.

Poi c’è una seconda linea, subito dietro la trincea; i cui componenti, in questi giorni, non se ne stanno con le mani in mano e, anche se non sono esposti direttamente al pericolo del contagio, fanno il loro dovere di cittadini e dipendenti dello Stato.

Sto parlando degli insegnanti, che si sono mobilitati, attrezzati, ingegnati e impegnati a svolgere un compito per il quale non erano preparati e che nessuno aveva mai immaginato fosse necessario: fare scuola a distanza. Quando è arrivato il primo Dpcm che ha chiuso le scuole su tutto il territorio nazionale e, dopo pochi giorni, dal Miur sono state inviate le prime indicazioni su come operare – diciamo la verità -, erano come soldati che vanno a combattere senza aver fatto l’addestramento. Forse in qualche scuola del super-evoluto Trentino la sperimentazione della didattica con strumenti digitali è già in corso da diversi anni. Ma per il resto della Penisola, la realtà è ben diversa. L’unica vera novità di questi ultimi anni è stato il registro elettronico, che ora si sta rivelando utilissimo.

Eppure nessuno o quasi (immagino che anche qui ci siano delle eccezioni) si è tirato indietro. Sin dai primi giorni della chiusura, gli insegnanti si sono piazzati davanti ai loro pc e hanno iniziato a inviare schemi, link, messaggi wattsapp, a fare lezioni con Skype e a scrivere email, con un entusiasmo che in alcuni casi è risultato eccessivo; al punto che molti studenti si sono giustamente lamentati di ricevere un carico di compiti ancora maggiore rispetto a prima.

Allora abbiamo iniziato ad aggiustare il tiro. Ma – dovete capire – eravamo impreparati: ci hanno detto “sparate”, e noi abbiamo sparato senza sapere prendere la mira. Abbiamo proceduto per tentativi ed errori: che altro potevamo fare, data l’emergenza?

Però ci siamo stati, e ci saremo; fino a quando durerà quest’incubo del Coronavirus e fino a quando le scuole resteranno chiuse. Non abbiamo abbandonato i nostri ragazzi e ragazze; non li abbiamo lasciati soli con l’angoscia di aver perso, nel giro di qualche giorno, amicizie, sport, passeggiate e l’allegria dell’adolescenza. La scuola, di sicuro, non l’hanno persa e non la perderanno, grazie ai loro insegnanti: quella categoria che in questi ultimi anni è stata spesso vilipesa e bistrattata.

Ricordatevelo genitori, in futuro, quando verrete a scuola a parlare con noi; e talvolta sarete arrabbiati per un voto insufficiente dato ai vostri figli. Prima di alzare la voce e inveire, ricordatevi che l’insegnante che avete di fronte è stato un sostegno psicologico, oltre che didattico, per vostro figlio/figlia nei lunghi giorni della clausura. Ricordatevelo, e portate rispetto.

About This Author

Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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