Conte non c’incanta

Cont La deriva sentimentale di Giuseppe Conte, dai toni così sdolcinati che provocano non le lacrime ma il mal di stomaco, è iniziata un paio di settimane fa; rispondendo alla letterina di un fantomatico bimbo di cinque anni che gli chiedeva, scrivendo come un accademico della Crusca, un lasciapassare speciale per Babbo Natale nella notte in cui è solito consegnare i regali.

Risposta da palazzo Chigi immediatamente arrivata e divulgata via social a tutti gli italiani, secondo la strategia mediatica gestita sapientemente da Rocco Casalino, il mago della propaganda e della manipolazione che Beppe Grillo gli ha piazzato alle costole (non si capisce se come angelo custode o cane da guardia).

Quanti italiani, poi, avranno abboccato all’amo e si saranno asciugate lacrime, leggendo il carteggio tra Conte e il bambino, e immaginando Babbo Natale con la mascherina e l’autocertificazione controfirmata personalmente dal capo di governo, questo non lo sappiamo. Il mio sano scetticismo e anche la frequentazione dei miei connazionali, che risale ormai alla metà del secolo scorso, mi suggeriscono di pensare: pochi. Perché – come direbbero a Napoli – ‘ca nisciun è fesso.

Ma il bello è arrivato successivamente, con la predica sul Natale che (il beato) Giuseppe Conte ha propinato nella sua ultima apparizione celestiale-televisiva durante la tre giorni promossa dalla Cgil. Qui è necessario riportare le sue parole opportunamente virgolettate: “Considereremo la curva epidemiologica che avremo a dicembre, ma il Natale non lo dobbiamo identificare solo con lo shopping, fare regali e dare un impulso all’economia. Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale. Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene”.

Vorrei farvi riflettere su quel “Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale”, perché qui lui si rivela per quello che è stato in passato e quindi è: uno che accetta di fare il capo del governo giallo-verde e, subito dopo, del governo giallo-rosso, così, senza la minima esitazione e con perfetta faccia tosta, come lo vogliamo chiamare: trasformista? opportunista? o semplicemente furbacchione?

Sì, perché è troppo facile provare ad addolcire l’amara tisana del lockdown, ricordando agli italiani che l’autentico valore del Natale è la spiritualità e non il consumismo; quando il punto è un altro: è vero o no che il suo governo ha fatto assai poco per prevenire l’attuale situazione di emergenza, quando da mesi tutti sapevano che una seconda ondata di Covid era praticamente certa?

In questo consiste l’arte della propaganda e della manipolazione: spostare l’attenzione dai problemi reali, mediante artifici e giochi di parole, per evitare di ammettere i propri errori. Tu popolo, pensi che le feste natalizie quest’anno saranno caratterizzate da solitudine e depressione? Ebbene, consolati raccogliendoti in meditazione nel soggiorno o in camera da letto, visto che nemmeno potrai andare alla messa di mezzanotte. Tu popolo, temi che non potrai fare gli acquisti per i regali ai tuoi cari? Fregatene dei regali, e prega per l’anima tua.

Qualcuno potrebbe obiettare che in effetti il Natale è una festa religiosa e che negli ultimi anni la nostra società l’ha snaturato facendone la festa dei consumi; e quindi, tutto sommato, il ragionamento del “beato” Giuseppe sarebbe alquanto giusto.

Ma c’è un motivo per cui la sua omelia pre-natalizia continuerebbe a risultarmi indigesta, anche prendendo in considerazione l’obiezione sopra esposta. E’ quel “Natale, a prescindere dalla fede religiosa…” che m’infastidice, perché sa tanto di pseudo-religiosità New Age; di ipocrita osservanza della tradizione; di finto rispetto per l’essenza del Natale.

Perché, se vuoi davvero invitare le persone al raccoglimento spirituale nei giorni di Natale, allora devi dire chiaramente che si tratta di celebrare la nascita di Gesù Cristo, cioè Dio che si è incarnato e si è fatto uomo, rendendoci così suoi fratelli.

E’ vero: il Natale è una festa profondamente religiosa, ma non “a prescindere”: è una festa cristiana. E chi dice alla gente di viverlo in modo autentico, deve pronunciare necessariamente il nome di Gesù, del Bambino Gesù, nato in una umile stalla e adorato dai pastori che avevano intuito di avere dinanzi il Messia.

Chi predica sulle feste natalizie, ma non dice la verità sul Natale, è un incantatore di serpenti. Ma a noi, Giuseppe Conte non c’incanta.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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