Che belli i banchi con rotelle!

banchi Vi ricordate la scenetta della ministra Azzolina che, al termine di una pseudo-intervista in prima serata estiva su La7, si metteva a sedere dentro uno dei suoi fantastici banchi/seggioloni monoposto a rotelle, che sarebbero serviti a garantire il distanziamento tra gli studenti e contemporaneamente l’inizio di una didattica rivoluzionaria nelle scuole italiane a partire dal primo giorno di riapertura?

Ebbene, anche se non proprio tutti quei due milioni previsti e annunciati, i banchi/seggioloni sono finalmente arrivati, al prezzo di 300 euro l’uno; e i nostri ragazzi li hanno già sperimentati divertendosi un sacco, come dimostrano i filmati postati su TikTok e poi rimbalzati sugli altri social. Perché, come si fa a 13-14 anni a rinunciare di correre lungo il corridoio, magari sfidando i compagni della classe vicina? Oppure a darsi una bella spinta e fare come sulle giostre dell’autoscontro mentre si sta in classe?

I banchi/seggioloni con rotelle sembrano fatti apposta per questo: muoversi liberamente e giocare allegramente. Lo spirito di competizione e la ” joie de vivre” dei giovani, lungamente represse nei mesi della chiusura delle scuole e dei centri sportivi, trovano così uno strumento adatto per la loro piena espressione.

Se poi andiamo a vedere l’utilità dei banchi/seggioloni sotto l’aspetto puramente scolastico, be’, non ci vuole un genio per capire che le ribaltine non sono sufficientemente spaziose nemmeno per aprirci sopra un libro e un quaderno; figuriamoci quando ci sarà bisogno di un vocabolorio per i temi d’italiano o dei dizionari per tradurre Virgilio e Omero.

Le rotelle non hanno i fermi e di conseguenza, se si prova a muovere le gambe o il fondoschiena per sgranchirsi un po’, i banchi /seggioloni iniziano a spostarsi, inevitabilmente; e allora, che ci stanno a fare i bollini colorati sul pavimento che dovrebbero indicare la distanza minima obbligatoria tra uno studente e l’altro?

Bisogna essere davvero grulli – come si dice a Firenze – per non capire che il distanziamento sociale e i banchi/seggioloni mobili, se messi insieme, sono una evidente contraddizione.

Ma tant’è. La ministra Azzolina si era convinta della magnificenza della sua trovata e ha investito una cifra pazzesca per dei banchi inutili se non controproducenti, quando si sarebbero potuti spendere gli stessi soldi per imbiancare le aule, acquistare arredi veramente necessari come armadietti, cartine geografiche, video-proiettori di cui molte aule scolastiche sono tutt’oggi sprovviste.

La verità è che nei mesi del lockdown, per le scuole, è stato fatto praticamente niente, se non magnificare sui media la didattica a distanza, i cui meriti vanno ascritti solo agli insegnanti che si sono spontaneamente rimboccati le maniche. Mentre il famoso piano dell’edilizia scolastica annunciato in tv dalla ministra e persino dal capo di governo Conte non è mai partito, se si escludono piccoli interventi di normale manutenzione.

E il risultato è sotto gli occhi di tutti: tranne le scuole che godono di spazi sufficienti e di un numero di aule adeguato alle nuove norme di sicurezza, nelle altre la didattica si fa ancora in presenza e a distanza; oppure non è ancora iniziata, visto che in diverse Regioni il primo giorno di scuola arriverà il 24 settembre o addirittura il primo ottobre.

Sono, però, arrivati 200mila banchi/seggioloni con rotelle, coloratissimi e costosissimi. Dopo trentacinque anni passati a insegnare nelle scuole medie inferiori e superiori, mi permetto di fare una previsione: tra un paio di anni al massimo, saranno quasi tutti da buttar via.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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