Cancellare Salvini?

sardine “C’est bizarre”, direbbero i francesi: mentre da loro un vasto movimento di opposizione all’annunciata riforma delle pensioni sta facendo tremare il presidente Macron, in Italia nasce un movimento (le Sardine) che ha come primo e unico punto del suo programma impedire la vittoria di Matteo Salvini, leader dell’opposizione contro l’attuale governo, alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna.

Ma torniamo all’agosto dell’anno scorso, quando in Parlamento nasce il Conte bis: il governo più trasformista della storia della Repubblica italiana. Qual è il collante, apertamente dichiarato dai suoi leader, della nuova maggioranza giallo-rossa? Evitare di tornare alle urne, per impedire la (sicura) vittoria su scala nazionale di Matteo Salvini.

E’ così che si spiega il titolo a tutta pagina uscito su Repubblica il 15 gennaio, “Cancellare Salvini”: non cancellare le idee politiche – anche se sarebbe più corretto dire “combattere” le idee – di Salvini; ma cancellare Salvini stesso. E questo fa tristemente venire in mente l’espressione “cancellare dalla faccia della terra”, che sostanzialmente significa: eliminare, annientare.

La personalizzazione della lotta politica, ossia la trasformazione dell’avversario in un nemico da abbattere, non si manifesta, però, soltanto nell’uso di una semantica che pesca nell’ambito militaresco; si esprime anche nell’adottare una strategia che non è tradizionalmente democratica, in quanto utilizza lo strumento giudiziario come arma da guerra, laddove il ricorso alle urne sembra incerto o addirittura avverso.

Quando è avvenuto questo passaggio dalla competizione elettorale tra avversari, alla demonizzazione e personalizzazione del nemico?

Già ai tempi delle inchieste giudiziarie di Mani Pulite, la persona di Craxi fu investita da un vero e proprio sentimento di odio; ma non da parte dei suoi avversari politici, in primis il Partito comunista e la Sinistra democristiana, che ancora agivano secondo le regole e l’etica dei partiti della prima Repubblica.

L’odio personale nei confronti di Craxi, istigato dai metodi dei magistrati inquirenti di Mani Pulite e dalle loro stesse dichiarazioni alla stampa amica, si diffuse a livello popolare e trovò, nell’episodio del lancio di monetine davanti all’Hotel Raphael, il suo momento più emblematico.

C’è una bellissima ma terribile scena nel film “Hammamet” di Gianni Amelio, in cui Craxi si trova a passeggiare, anche se zoppicante, sulla spiaggia tunisina, che spiega il sentimento predominante in quegli anni: arriva un bus di turisti italiani i quali, appena lo riconoscono, lo assalgono non solo verbalmente.

L’odio diretto contro un singolo personaggio entra definitivamente nella politica italiana quando nel 1993 scende in campo Silvio Berlusconi e, successivamente, vince le elezioni, rovinando i piani della “gioiosa macchina da guerra” della sinistra, definita così da Achille Occhetto, segretario del Pds (ex Pci). Tutto quello che poi segue durante l’epoca berlusconiana, ovvero una lunghissima serie di inchieste giudiziarie, processi, assoluzioni, prescrizioni e infine una condanna per il processo Mediaset (tre anni di detenzione beneficiati dall’indulto e un anno ai servizi sociali), sono la dimostrazione che ormai l’avversario politico è diventato un nemico da “annientare” in tutti i modi.

Arriviamo, dunque, ai nostri giorni. Matteo Salvini prende in mano la Lega Nord e la trasforma rapidamente in un partito nazionale (sul nuovo simbolo della Lega scompare il Nord e compare il suo nome) che, inizialmente, si propone di rispondere alle esigenze di sicurezza della grande maggioranza degli italiani; riuscendo a sfondare proprio nei ceti tradizionalmente rivolti a sinistra: operai, abitanti delle periferie, piccoli commercianti.

E’ così che la Lega di Salvini stravince le ultime elezioni europee e, guidando coalizioni di centro-destra, conquista regioni, come l’Umbria, che negli ultimi cinquant’anni erano sempre state feudi dei partiti di sinistra.

Ed è così che Matteo diventa il nemico pubblico numero 1 degli antifascisti, dei democratici di sinistra, dei radical-chic e persino dei vescovi e del mondo del volontariato che si ispira a papa Francesco.

Quando, poi, il pericolo Salvini minaccia la roccaforte rossa dell’Emilia-Romagna nasce, segnatamente contro di lui, il movimento delle Sardine. I magistrati del Tribunale dei Ministri di Catania lo accusano di sequestro di persone, come se fosse un bandito dell’anonima sarda degli anni Settanta. E Repubblica titola: “Cancellare Salvini”.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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