Amici no

allegra Dal 4 maggio siamo, dunque, autorizzati a incontrare i nostri congiunti. Ovviamente, appena l’abbiamo saputo, siamo tutti corsi a consultare un motore di ricerca (i tradizionali dizionari sono ormai finiti in soffitta insieme ai giocattoli dell’infanzia), per essere sicuri del significato della parola.

Poi è intervenuto il Grande Fratello governativo a spiegarci che posssiamo incontrare persino i cugini di secondo grado che non vediamo quasi mai, nonni e bisnonni, figli di genitori separati, fidanzati e fidanzate purché di lunga durata (un paio di anni bastano? chissà).

Ma gli amici no. Neppure gli amici di una vita, quelli che magari contano assai più di uno zio/zia o di un cugino/cugina che sentiamo al massimo per gli auguri di Natale.

Come se non esistessero persone sole al mondo, che non hanno più i genitori e neppure rapporti con parenti lontani; ma per loro fortuna hanno qualche caro amico/amica con cui erano soliti incontrarsi (prima della pandemia), andare fuori a cena, fare la spesa insieme, avere cioè una relazione amicale di carattere stabile e di natura autenticamente affettiva.

L’amicizia, nell’ultimo Dpcm, è ignorata, anzi, implicitamente proibita. Se due amici o amiche oggi si incontrano per fare una lunga chiacchierata come ai bei tempi, beh, sono dei fuorilegge, rischiano una multa.

Mi verrebbe da pensare che il nostro Grande Fratello governativo non abbia mai letto il Decamerone di Boccaccio. Perché, se lo avessse fatto, saprebbe che durante una delle peggiori epidemie della storia (la peste del 1347-48) proprio un gruppo di sette ragazze e tre ragazzi, uniti da un puro legame di amicizia, decisero di isolarsi dalla popolazione di Firenze e così inventarono il lockdown, andandosi a chiudere in una villa in collina per dieci giorni.

La vicenda è, notoriamente, frutto della straordinaria fantasia di Boccaccio, che però teneva in grande considerazione il legame di amicizia; al punto che i dieci narratori delle sue novelle non erano congiunti, stretti o lontani, ma semplicemente buoni amici.

I dieci ragazzi dell’allegra brigata si incontrano, infatti, all’uscita della messa di Santa Maria Novella e Pampinea, la più intraprendente, propone loro di andarsene a stare in campagna: “e quivi quella festa, quella allegrezza, quello piacere che noi potessimo, senza trapassare in alcun atto il segno della ragione, prendessimo”(Decameron, Introduzione, 40-42).

E’ dunque raccontando un legame d’amicizia durante la peste, che nasce e si articola il primo grande capolavoro in prosa della nostra letteratura.

Amicizia intesa come antidoto per la solitudine provocata dalla “morte nera”; amicizia come fonte di immaginazione e vitalità; amicizia come occasione di allegria, benessere psico-fisico e dialogo; senza la quale la vità è grigia e la malinconia prende il sopravvento.

Ma vallo a spiegare al nostro Grande Fratello

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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