Posts in: maggio, 2020

Walter Tobagi: maestro di giornalismo

tobagi Quarant’anni fa, a Milano, moriva ammazzato Walter Tobagi, giovane e brillante giornalista del Corriere della Sera. A sparargli furono Marco Barbone e Mario Marano, esponenti di un gruppo denominato Brigata XXVIII Marzo; che, quando furono arrestati, iniziarono a collaborare con i magistrati, per cui in seguito trascorsero solo pochi anni in prigione.

Marco Barbone, durante il processo, disse che avevano scelto di colpire Walter Tobagi perché era un intelligente osservatore del terrorismo, e per questo era più pericoloso dei comuni giornalisti di regime. La verità è che quasi tutti i componenti della macabra Brigata erano figli della borghesia milanese, i quali avevano abbracciato il fanatismo marxista-leninista, assai in voga negli anni di piombo; e aspiravano ad


L’utopia del monopattino

monopat La sintesi migliore dei provvedimenti presi con il cosiddetto “Decreto rilancio” l’ha fatta Giorgia Meloni alla Camera dei deputati, quando ha accusato il capo di governo Conte, lì presente, di avere stanziato 150 milioni per i monopattini e solo 50 per le disabilità.

Ce lo vedete un impiegato che la mattina sfreccia in monopattino dalla periferia di Roma per andare a lavorare in qualche ufficio o ministero nel centro della capitale? E se poi questi è anche un padre di famiglia e dovrà – ci auguriamo da settembre – lasciare i figli a scuola, come diavolo potrebbe fare? L’idea di disincentivare il trasporto pubblico, grazie al bonus per l’acquisto dei monopattini, è il segno della distanza siderale tra governanti


L’abito non fa il monaco?

silvia Nel caso di Silvia Romano sembrerebbe proprio di sì: perché la sua scelta di presentarsi ai fotografi e alla famiglia, coperta dalla testa ai piedi con un hijab verde, non è certo casuale. E come ha spiegato chiaramente l’antropologa di orgini somale Maryan Ismail, quello non è certo l’abito tradizionale delle donne somale musulmane; bensì il velo loro imposto da quando i talebani africani di Al Shabab hanno preso il sopravvento in quel Paese.

Quindi, ammesso che di libera conversione all’islam si sia trattato per la giovane cooperante da poco liberata – e non di lavaggio del cervello, com’è più probabile che sia stato -, sgomberiamo subito il campo da ogni ambiguità: noi gioiamo che la ragazza sia stata


Amici no

allegra Dal 4 maggio siamo, dunque, autorizzati a incontrare i nostri congiunti. Ovviamente, appena l’abbiamo saputo, siamo tutti corsi a consultare un motore di ricerca (i tradizionali dizionari sono ormai finiti in soffitta insieme ai giocattoli dell’infanzia), per essere sicuri del significato della parola.

Poi è intervenuto il Grande Fratello governativo a spiegarci che posssiamo incontrare persino i cugini di secondo grado che non vediamo quasi mai, nonni e bisnonni, figli di genitori separati, fidanzati e fidanzate purché di lunga durata (un paio di anni bastano? chissà).

Ma gli amici no. Neppure gli amici di una vita, quelli che magari contano assai più di uno zio/zia o di un cugino/cugina che sentiamo al massimo per gli auguri di Natale.

Come se


Ci vuole mètis

metis Ancora autocertificazioni: è questa l’amara realtà che ci attende nelle prossime settimane. L’ora dell’agognata libertà, evidentemente, non è ancora suonata per i “saggi” delle task force governative, che non ci hanno dato il via libera come molti di noi comuni mortali attendevano e speravano.

Siamo ancora a rischio di contagio, nonostante la tendenza generale dell’epidemia indichi un significativo miglioramento. E allora – essi pensano – è bene continuare a vietare gli spostamenti se non per lavoro; è bene limitare le visite ai soli congiunti (fidanzate e fidanzati inclusi,ma gli amici no); per cui sarà ancora obbligatorio, se ci si sposta per fare la spesa come per andare dai nonni, compilare e portare con sè l’ultima versione del modulo autocertificante.

Quindi