Unicuique suum

Sciascia Ero alla stazione di Figline in attesa di un treno per Firenze che tardava, e allora mi sono seduto nella sala d’aspetto. Ho visto che in uno scaffale basso c’erano dei libri e mi sono avvicinato per leggerne i titoli. Come spiega un cartello, sono libri a disposizione dei viaggiatori: chiunque può prenderli, portarseli in viaggio e magari a casa; ma naturalmente è (moralmente) obbligato a rimetterli a posto dopo averli letti.

Non so a chi sia venuta questa bella idea della mini-biblioteca ferroviaria, ma certamente dev’essere una persona intelligente e sensibile. Sarà stato il capostazione? O semplicemente un ferroviere amante della lettura? Chissà. In ogni caso vorrei conoscerlo per ringraziarlo, perché grazie a lui (o lei) ho letto un piccolo capolavoro della letteratura italiana che conoscevo solo di fama: “A ciascuno il suo” di Leonardo Sciascia.

Sciascia è stato un notissimo scrittore siciliano, autore di libri importanti come “Il giorno della civetta” che hanno spiegato agli italiani che cos’è la mafia, in un periodo storico – precedente a Falcone e Borsellino – quando c’era ancora chi sosteneva che la mafia fosse solo un’invenzione letteraria. Ma Sciascia non si autoproclamò difensore della Patria e della legalità, anzi fu molto critico verso coloro ( qualcuno forse ricorda la sua aspra polemica nei confronti dell’allora e dell’attuale sindaco di Palermo, Leoluca Orlando ) che della lotta alla mafia facevano una professione; e quindi non fu mai particolarmente amato, anche per certi tratti del suo carattere non certo facili. A differenza dell’altro celebre scrittore siciliano, Andrea Camilleri, recentemente scomparso, osannato dal grande pubblico e dal sistema mediatico, con la Rai in prima fila che ha fatto della sua creatura, il commissario Montalbano, un eroe del piccolo schermo.

E poi, diciamo la verità, Camilleri era uno scrittore dichiaratamente di sinistra; tra le sue ultime affermazioni pubbliche c’è stato l’aver detto che Salvini gli faceva schifo; e tutto ciò ha un forte appeal nel mondo dei media e degli intellettuali italiani, da sempre ideologicamente schierati in una certa direzione.

Per quello che vale la mia opinione, Sciascia è uno scrittore di gran lunga superiore a Camilleri. Se non lo avete ancora fatto, leggetevi ” A ciascuno il suo” , che uscì nel 1966 e che si può definire un romanzo giallo perché parte con un duplice omicidio, preceduto da una lettera anonima in cui si trova la scritta latina “unicuique suum” (il titolo); ma si rivela ben presto un giallo fuori dai canoni del genere: non fosse altro perché l’investigatore non è il solito commissario di un anonimo paese siciliano, che parla in dialetto, stravede per le belle femmine e ama la cucina locale; bensì un coltissimo professore di italiano di un liceo, ossessionato dalla ricerca della verità e mosso da una mente da ricercatore universitario più che da poliziotto.

Purtroppo il prof Laurana arriva vicinissimo alla verità, ma cade nella trappola ordita dalla affascinante Luisa Rosello (vedova di una delle due vittime) e dall’avvocato Rosello, suo cugino ed amante, un uomo con le mani in tutti i principali consigli d’amministrazione, enti pubblici, banche e circoli esclusivi della zona. Così, come si capisce bene, Sciascia descriveva la Sicilia di quegli anni; e usava il genere del giallo non per divertire e basta i suoi lettori, ma per aprirgli gli occhi sulla realtà.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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