Sull’Umanesimo

ficino Il festival dell’Umanesimo (5-7 aprile) non poteva trovare una cornice migliore della bellissima piazza Marsilio Ficino a Figline Valdarno, visto che porta il nome di una delle menti più brillanti di quella stagione filosofica e letteraria, che da Firenze si propagò in tutta Europa e aprì la strada al Rinascimento.

Marsilio Ficino fu anche il maestro personale di Lorenzo de’ Medici ed ebbe il grande merito di reintrodurre i testi di Platone, che egli traduceva e commentava grazie alla conoscenza del greco antico, ma anche di elaborare una sua personale concezione dell’uomo; o meglio, della centralità dell’uomo.

Questo della centralità dell’uomo fu il tema principale per un altro grande pensatore del Quattrocento, Pico della Mirandola, che ad esso dedicò il suo “Discorso sulla dignità dell’uomo”(Oratio de hominis dignitate). E la dignità dell’uomo consiste nel suo nascere ed essere libero, a differenza degli animali che sono predeterminati dagli istinti naturali. Solo l’uomo -dice Pico- può scegliere liberamente di elevarsi fino a diventare come le creature angeliche, o degradarsi e diventare un bruto.

E’ chiaro che tutta la storia delle società occidentali, con la nascita della scienza moderna, dell’Illuminismo e del Liberalismo, è fortemente debitrice nei confronti degli umanisti fiorentini e del loro concetto di “libertas”.

Ma la società odierna può considerarsi la legittima erede di quella tradizione? La società dove i diritti civili stanno invadendo i campi più disparati, è veramente umanistica? La libertà, per esempio, di scegliere il proprio sesso che viene teorizzata da alcuni movimenti e che dovrebbe essere estesa finanche ai bambini, può essere considerata un frutto dell’Umanesimo? Oppure la libertà di drogarsi, di porre fine alla propria vita, di mettere al mondo figli mediante tecniche di fecondazione artificiale o addirittura utilizzando l’utero di donne donatrici?

E’ questa la libertà di cui parlavano Marsilio Ficino e Pico della Mirandola? Io credo che la loro idea di libertà fosse molto più profonda ed equilibrata, perché si inscriveva all’interno di una antropologia cristiana, la quale ha alla sua base una precisa morale. Al contrario, la libertà senza limiti rivendicata dagli odierni sostenitori dei diritti civili, a partire dalla rivoluzione culturale innescata dal ’68, è conseguenza di una visione dove la distinzione tra il bene e il male è molto incerta. E la nostra società, pertanto, è a rischio di una vera e proria deriva disumanizzante.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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