L’Italia scelga tra Maduro e Guaidò

Venezuela In passato eravamo soliti assistere ai golpe dei militari sudamericani, che rovesciavano i governi democratici per rimpiazzarli con vere e proprie dittature. Così avvenne, giusto per fare un paio di esempi, in Argentina (1976) e in Cile (1973).

E com’è noto, dietro l’avvento dei dittatori, c’era il supporto diretto o comunque il consenso degli Stati Uniti che temevano l’espandersi del comunismo di ispirazione cubana nel continente a loro più vicino.

Oggi, però, in Venezuela la situazione è completamente ribaltata: abbiamo un presidente comunista, Nicolas Maduro, che non riconosce le regole della democrazia, ha ridotto il suo popolo alla fame, ma è sostenuto dai militari; dall’altra parte c’è il presidente del Parlamento, Juan Guaidò, che vorrebbe portare il Paese a nuove elezioni e pertanto, in base alla Costituzione venezuelana, si è autodichiarato presidente della Repubblica ad interim.

Maduro, il cui mandato è scaduto, di nuove elezioni non vuole neppure sentire parlare, soprattutto se si tratta di mettere in discussione la sua leadership. E la sua forza sta proprio nell’appoggio dei militari, che gli hanno consentito finora di restare al potere, arrestando o eliminando oppositori politici, intellettuali e giornalisti; proprio come avveniva in passato col regime di Pinochet in Cile o in Argentina dove i “desapparecidos” si contavano a centinaia.

Il Parlamento europeo si è pronunciato a favore di Guaidò e di una soluzione democratica della crisi attraverso libere elezioni. Il presidente americano Trump, invece, è andato più oltre, minacciando Maduro con la possibilità di un intervento dei marinees in caso la situazione precipiti.

Ma che dice il governo italiano, anche in considerazione del fatto che in Venezuela la comunità italiana è per consistenza la seconda dopo quella di origine spagnola? I Cinquestelle dichiarano la necessità di restare neutrali per evitare che si ripetano tragedie umanitarie come quelle dell’Iraq e della Libia, dovute proprio alle “buone intenzioni” di esportare in quei paesi la democrazia con la forza delle armi. E su quest’ultima parte del ragionamento penso che si possa essere tutti d’accordo: scatenare una guerra civile in Venezuela o soltanto tentare un intervento armato contro il dittatore, provocherebbe un disastro dalle terribili conseguenze.

La neutralità, però, rischia di confermare lo status quo, e quindi di favorire la dittatura di Maduro. Il governo italiano, in questo caso, ha l’obbligo di difendere la comunità degli italiani-venezuelani, che stanno tutti dalla parte di Guaidò; e quindi deve assolutamente schierarsi a favore di una soluzione pacifica ma democratica attraverso nuove elezioni presidenziali.

Gli strumenti per fare pressioni contro Maduro non si limitano alla minaccia dell’intervento armato: esistono vie di carattere economico e diplomatico che l’Italia e tutta l’Europa dovrebbero intraprendere con determinazione. E naturalmente c’è anche la carta del Vaticano, che protrebbe giocare un ruolo molto importante in sede di mediazione tra le parti.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

Post A Reply