Salvate il soldato Salvini

diciotti Non sono solito parlare dei politici di oggi, ma in questo caso mi vedo costretto a fare un’eccezione: perché Matteo Salvini non è solo il leader di un partito, ma anche il ministro dell’Interno dello Stato italiano, ovvero una figura istituzionale che svolge un ruolo fondamentale. E questo non piace ai magistrati che si riconoscono in Magistratura Democratica, quella corrente molto politicizzata che già in passato ha cercato di intervenire contro leggi giudicate sbagliate oppure governi considerati antidemocratici.

Certo è un fenomeno, questo dei gruppi organizzati di magistrati, davvero bizzarro, che fa un po’ rassomigliare la magistratura italiana (unica al mondo per questo) a un vecchio partito della Prima Repubblica, come la Democrazia Cristiana o il partito Socialista, dove appunto esistevano le correnti con orientamenti politici molto specifici e talvolta molto contrastanti tra di loro.

A trovarsi sotto gli strali di alcuni magistrati (tutti regolarmente iscritti a Magistratura Democratica), questa volta è toccato a Matteo Salvini, in quanto accusato di un reato gravissimo per cui sono previsti minimo vent’anni di galera: il sequestro di persona.

Secondo i magistrati del Tribunale dei ministri di Catania, il ministro dell’Interno (per il quale il procuratore Zuccaro aveva chiesto l’archiviazione, perché riteneva il reato inesistente) avrebbe tenuto 147 migranti presenti sulla nave Diciotti praticamente in ostaggio, durante i giorni in cui non venne consentito loro di sbarcare nel porto siciliano.

E’ chiaro che ai giudici di Magistratura Democratica la politica del governo giallo-verde di chiudere i porti al traffico dei migranti, non va proprio giù. Quello per cui vorrebbero processare Salvini, infatti, non è un reato di corruzione, come nel caso il ministro si fosse appropriato di fondi per il suo tornaconto personale. Qui vorrebbero processare (e, visto come stanno le cose, senza alcun dubbio condannare) la politica del ministro dell’Interno, condivisa per altro da tutto il governo, di contrasto all’immigrazione illegale.

La decisione dei magistrati siciliani rischia, dunque, di diventare una violazione del principio fondamentale su cui si regge ogni Stato liberale dai tempi di Montesquieu: la divisione dei poteri. Perché i giudici non dovrebbero contestare le decisioni di un governo eletto democraticamente, che può e deve scegliere la politica estera come quella interna e quella economica in funzione del suo mandato popolare.

La questione dei porti chiusi, per cui non fu consentito ai migranti di sbarcare per alcuni giorni fino a che non venne trovato un accordo in sede europea per la loro ricollocazione, è materia della politica, perché attiene al principio della sovranità nazionale, della difesa dei confini e quindi della sicurezza degli italiani; non è campo della magistratura, a meno che i giudici non vogliano compiere – come stanno facendo quelli di Catania – un’invasione di campo.

La palla – giusto per restare nella metafora calcistica – passa adesso ai senatori della Repubblica, che fra un paio di mesi saranno chiamati ad esprimersi sulla possibilità di processare il loro collega Salvini per sequestro di persona. Sarebbe un’autentica follia, un bubbone pestilenziale nel nostro sistema giuridico.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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