Nuovi miti

der spiegel Il marketing è la disciplina che studia le strategie di vendita dei prodotti, e quindi è un elemento fondamentale dell’economia contemporanea, basata sulla continua innovazione. Le aziende, per continuare a vivere e operare nel mercato globale, devono infatti inventarsi prodotti sempre nuovi e sempre più accattivanti, altrimenti i consumatori scelgono la concorrenza.

Ma questo meccanismo non si applica soltanto alle bibite gassate, gli smartphone, le auto e i surgelati; all’universo, cioè, dei consumi. Ormai il marketing governa anche altri settori della vita sociale che apparentemente non rientrano nel campo dell’economia. Prendiamo, per esempio, la comunicazione politica: anche qui la regola fondamentale del marketing detta legge: i prodotti hanno un ciclo di vita breve e di conseguenza bisogna trovarne di nuovi in continuazione.

Qualcuno forse ricorda che, fino a qualche mese fa, il prodotto più glamour del marketing politico (e qui bisogna ammettere che la sinistra mondiale mantiene una posizione di leadership) era una certa Greta Thunberg. I media progressisti le avevano dato la ribalta per un po’, disegnando sul volto della ragazzina nordica con le treccine alla Heidi i tratti dell’eroina ambientalista. E così Greta era diventata la numero uno del movimento green che storicamente nasce nell’alveo della sinistra europea, ma che ha trovato dei forti sostenitori anche dall’altra parte dell’oceano (basti pensare all’ex vice-presidente americano Al Gore del partito democratico).

Quanto è durata la moda di Greta e dei “gretini”? Due mesi, forse tre? Ci sono ancora manifestazioni e scioperi di studenti suoi seguaci in giro per le capitali d’Europa? Per i giovani di oggi, abituati ai rapidissimi cambiamenti imposti dalla tecnologia, le mode durano al massimo una stagione.

E cosi come succede per i modelli dell’ I Phone, il marketing politico-progressista si è trovata un’altra eroina da incoronare e piazzare sulle prime pagine dei giornali che contano, da Der Spiegel, al Guardian, a Repubblica. Tramontata Greta, è nata una nuova stella: Carola Rackete, la salvatrice di migranti nonché sfondatrice del blocco navale-salviniano di Lampedusa.

Nel giro di pochi mesi la sinistra europea ha consumato (e bruciato) il mito ambientalista di Greta, e ne creato uno nuovo forse ancora più avvincente: quello della capitana Carola che, almeno a Lampedusa, ha sconfitto l’imbattibile (elettoralmente parlando) capitano della Lega Matteo Salvini.

Tramontati gli antichi ideali della sinistra marxista e soprattutto morti gli ultimi suoi grandi leader ( Mitterand, Willy Brandt, Enrico Berlinguer), ridotti all’ossicino i partiti socialisti europei dall’avanzata dei populismi, perse le speranze di un’Europa equa e solidale dopo la tragedia greca e gli anni dell’austerity inflittaci dai neoliberisti di Bruxelles; ormai ai progressisti radical-buonisti non resta che affidarsi all’ambientalismo ispirato alla purezza dei fiordi norvegesi oppure, come sta accadendo in questi giorni, al fanatismo immigrazionista di Carola Rackete e delle Ong finanziate dalle star del cinema e da ambigui personaggi come George Soros.

Ma i prodotti del marketing (politico) durano solo una stagione: quando finirà l’estate e non ci saranno più sbarchi, Carola si toglierà i bermuda e probabilmente cambierà look e professione; e allora la sinistra dovrà inventarsi un nuovo mito.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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