L’asse Parigi-Berlino

aqu E’ di pochi giorni fa la notizia della firma di un accordo tra le due principali potenze europee: l’asse Parigi-Berlino. Per farlo, Macron e Angela Merkel si sono incontrati nientepopodimenoche ad Aquisgrana, l’antica capitale dell’impero carolingio, la città dalla quale Carlo Magno comandava su tutta l’Europa.

Devo confessare che trovo la faccenda alquanto inquietante. E non solo perché mi riporta in mente il famigerato asse Roma-Berlino del 1936, che sappiamo bene quali conseguenze disastrose ebbe per l’intera umanità. Soprattutto perché mi sembra un grossolano controsenso: com’è possibile, infatti, che all’interno dell’Unione Europea vi siano accordi privilegiati tra due Stati? In una autentica Unione, i membri non dovrebbero trovarsi tutti sullo stesso piano e sviluppare relazioni collettive paritarie? Se in un società commerciale composta da una ventina di soci due di questi siglano un accordo speciale, agli altri non viene il sospetto che quei due, in un modo o nell’altro, vogliano fregarli?

Sono tutte domande che, guardando le espressioni di gioia di Macron e Angela Merkel ad Aquisgrana, viene spontaneo porsi. Anche perché poi ci si ricorda di quando il precedente presidente francese, Sarkozy, e la medesima cancelliera tedesca si guardavano, sorridendo e strizzandosi l’occhiolino, durante una celebre conferenza stampa (dicembre 2011) in cui parlavano dell’allora capo di governo italiano (Silvio Berlusconi) con un tono per niente rispettoso.

Proprio nello stesso anno Sarkozy, con l’aiuto degli alleati anglo-americani, scatenò la guerra contro la Libia di Gheddafi. A quei tempi Gheddafi – di sicuro un dittatore ma non un islamista radicale – aveva stabilito accordi commerciali e politici con l’Italia vantaggiosi per entrambi i paesi: l’Eni poteva lavorare tranquillamente in Libia, trivellando e raffinando petrolio; mentre gli italiani costruivano strade e infrastrutture, e pagavano ingenti somme per le concessioni petrolifere.

Allora la Libia era una nazione ben controllata e unificata sotto il regime di Gheddafi, dove non esistevano gruppi di terroristi islamici, non c’era la guerra civile e, aspetto molto positivo per l’Italia, nessuno si metteva in mare su imbarcazioni precarie per raggiungere illegalmente le nostre coste.

Se guardiamo la situazione della Libia oggi – praticamente un caos ingovernabile dove bande criminali, terroristi e trafficanti d’uomini la fanno da padroni -, capiamo bene il gravissimo danno che è stato provocato a quel Paese, e di conseguenza all’Italia, portandovi la guerra e abbattendo il regime (amico) di Gheddafi.

Ecco perché, quando vedo un presidente francese e una cancelliera tedesca che si abbracciano sorridenti e festeggiano un accordo, mi vengono i crampi allo stomaco e mi chiedo: che ci staranno preparando quest’altra volta?

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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