L’anima nascosta di Figline

palazzo pretorio Per capire la storia e soprattutto l’anima (che i latini chiamavano “spiritus loci”) di Figline Valdarno, è utile leggere un piccolo libro ricco però di informazioni, uscito qualche anno fa, All’ombra del campanile; dove l’autore, il medico cardiologo Massimo Pandolfi, racconta e rielabora momenti salienti del passato recente e remoto della sua cittadina.

Ci sono le storie antiche e affascinanti come quella di Veronica Cibo e di Caterina Canacci, i cui fantasmi non si sarebbero mai allontanati dall’antica villa di San Cerbone, oggi Ospedale Serristori; le vicende di personaggi eroici, come Enrico Toti morto a Custoza per l’indipendenza italiana, l’ultimo garibaldino Luigi Bolis e il poeta-soldato Vittorio Locchi, autore di Santa Gorizia, annegato in mare durante la Grande Guerra; il passaggio di Garibaldi arrestato alla stazione ferroviaria del paese dopo il tentativo fallito di conquistare Roma; le storie tragiche durante la seconda guerra mondiale, dovute alla presenza di un comando nazista: per esempio l’eccidio di Pian d’Albero che viene raccontato con uno sguardo lucido da cronista, senza eccedere nella retorica della lotta partigiana, presente in tanti scrittori di storia locale.

E poi ci sono i personaggi meno noti: dagli artigiani del rame e delle corde, agli sportivi del calcio dilettantistico, del basket e del tiro alla fune (questi ultimi nell’aprile del 1995 conquistarono il diritto di Figline a conservare la celebre campana di Susinana battendo la squadra rivale di Palazzolo); dai creatori delle feste e del palio di San Rocco agli animatori delle serate musicali.

Ne esce fuori un affresco dai toni talvolta elegiaci ma mai stucchevoli, perché due sono le doti dell’autore: la precisione dello storico nel citare le fonti; e l’ironia sottile che evita il linguaggio iperbolico e mantiene le giuste distanze anche quando la materia del racconto smuove sentimenti profondi.

Questa specificità della storia di Figline, questa sua unicità, purtroppo, non hanno trovato modo di esprimersi all’interno della fusione avvenuta con il comune di Incisa Valdarno, che ha tutta un’altra storia ed un’altra realtà culturale e sociale.

Nonostante le buone intenzioni dei sindaci che si fecero promotori della fusione, il progetto non ha mai portato alla creazione di una sola comunità. Probabilmente ci sono stati dei vantaggi in termini economici, ma questi sono ben poca cosa rispetto alla frattura che negli anni si è creata tra i due campanili. Frattura che con le ultime elezioni amministrative si è particolarmente aggravata: visto che i figlinesi hanno scelto in maggioranza il candidato del centrodestra, Silvio Pittori; e gli incisani hanno votato quasi in modo plebiscitario per la sindaca uscente Mugnai, che è stata così riconfermata per un altro quinquennio.

Ad oggi il bilancio della fusione dei due comuni si presenta, dunque, come un vero fallimento. La storia e l’anima di Figline vengono così oscurate, passando in second’ordine.

E’ il paradosso di queste ultime elezioni: il piccolo paese di Incisa, che non ha neppure una piazza da poter esibire, ha avuto la meglio su Figline che può vantarsi di una considerevole porzione di cinta muraria medievale, di un prezioso teatro comunale, di due magnifiche chiese nel centro storico e della piazza Marsilio Ficino che è sicuramente tra le più belle della Toscana.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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