La predica di Claudio Baglioni

th In Italia la lista degli sponsor dell’accoglienza si è recentemente allungata, aggiungendo ai soliti nomi di Mattarella, papa Francesco, Boldrini, Fico eccetera un altro vip che ha parlato contro le politiche securitarie del governo giallo-verde, addirittura durante la conferenza stampa del prossimo festival di Sanremo.

Stiamo parlando del direttore artistico Claudio Baglioni, colui che da cantante aveva fatto sognare con le sue melodie sdolcinate intere generazioni di shampiste, estetiste, babysitter, adolescenti in cerca del piccolo/grande amore, zitelle in cerca di marito, divorziate speranzose di un’altra occasione e persino nonne ancora vogliose di carezze e baci; e che da qualche anno si è riciclato nel nuovo creatore e presentatore del festival della canzone italiana.

E cosa c’è di meglio per galvanizzare una conferenza stampa dai toni spenti che non lasciano presagire niente di buono, se non una bella tirata contro la chiusura dei porti voluta dal ministro Salvini, proprio mentre una nave Ong stava girando intorno a Malta in attesa di poter sbarcare una cinquantina di migranti prelevati dal solito gommone in mezzo al Mediterraneo?

Verrebbe spontaneo chiedersi: ma che c’azzecca il festival di Sanremo (che guarda caso è il festival della canzone italiana e non africana) con il tema dell’immigrazione? Non sarebbe stato più opportuno, se proprio il Baglioni voleva fare un’uscita buonista, ricordarsi degli italiani di Amatrice e dintorni che vivono praticamente sepolti dalla neve in piccoli prefabbricati e non hanno nessuna speranza di tornare nelle case normali, visto che la ricostruzione è praticamente ferma?

Ma degli italiani terremotati o di quelli disoccupati o pensionati con la minima, che mangiano alla Caritas e dormono in macchina, ai grandi personaggi dello spettacolo e del circo mediatico, interessa assai poco. Chissà perché. Forse perché fa molta più tendenza ed è più chic pensare sempre e soltanto ai migranti che arrivano dall’Africa, scappano da (presunte) guerre e di conseguenza dovrebbero essere accolti. E se non sono profughi aventi diritto all’asilo politico, dovrebbero avere i permessi di soggiorno per ragioni umanitarie. Come succedeva fino a pochi mesi fa, quando praticamente a tutti si riconosceva un motivo per restare sul nostro territorio.

Poi, però, c’è stato il voto del 4 marzo, ed è arrivato il ministro dell’Interno Salvini che prima ha ordinato la chiusura dei porti italiani alle navi Ong e successivamente, con il decreto sulla sicurezza, ha messo fine all’andazzo dei permessi cosiddetti umanitari.

Al signor Baglioni questo non piace. La sua, ovviamente, è un’opinione rispettabilissima, ma che non corrisponde al pensiero della maggioranza degli italiani: proprio quelli per i quali è stato ideato il festival di Sanremo e che gli pagano uno stipendio milionario.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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