La corsara

Karola Il capitano, o per meglio dire la capitana Karola Rackete della nave Sea Watch che prima si è rifiutata di riportare in Libia una cinquantina di migranti prelevati nel canale di Sicilia, poi non ha accettato neanche l’invito a fare rotta verso il porto sicuro più vicino in Tunisia ed infine ha disobbedito all’ordine delle autorità italiane forzando il blocco navale ed entrando nelle acque dell’isola di Lampedusa, ebbene, come la vogliamo chiamare se non con l’appellativo di “corsara”?

Perché i corsari erano dei capitani di navi inglesi che nel corso del XVI e XVII secolo ricevettero – inizialmente dalla grande regina Elisabetta I, nota come The Virgin – la patente di corsa, ovvero l’autorizzazione ad assaltare i galeoni spagnoli provenienti dall’America del Sud carichi di metalli preziosi e di ogni altro ben di Dio, con lo scopo di fare una vera e propria guerra economica contro la cattolicissima Spagna. I corsari, come i celebri Francis Drake e Henry Morgan, non erano, dunque, semplici pirati, ma agivano per conto della Corona inglese, che poi li premiò concedendo titoli nobiliari e pieno riconoscimento dei loro meriti sotto il profilo militare.

Più o meno si può dire lo stesso di Karola, la ricca fanciulla di nazionalità tedesca (come lei stessa ama definirsi) che comanda la Sea Watch, nave di una Ong immigrazionista che batte legalmente bandiera olandese e che, teoricamente, dovrebbe salvare vite umane dal rischio di annegare; ma in pratica svolge, come ormai appare evidente a tutti tranne che a qualche parlamentare del Pd, un’attività che si configura piuttosto come favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Sia chiaro: salvare vite umane in alto mare è un’azione nobilissima sulla quale nessuno può ragionevolmente obiettare; il problema nasce dopo, quando, anziché obbedire agli ordini delle autorità legittime, la Sea Watch si trasforma in nave corsara che non rispetta le leggi e le decisioni di uno Stato sovrano come l’Italia, e pretende di decidere in quale porto sbarcare il suo carico di migranti irregolari.

Non solo Karola Rackete dimostra di non rispettare la sovranità italiana, ma si fa beffa del decreto Sicurezza bis e lancia battute irriverenti nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini; il quale, almeno in questo caso, sembra non avere nessuna intenzione di cedere al ricatto moralistico della capitana, che si sente rafforzata dalla presenza a Lampedusa dei soliti quattro o cinque parlamentari buonisti-boldriniani.

A questo punto, se ancora crediamo nel principio della legalità e dell’indipendenza di uno Stato sovrano, ci dobbiamo solo augurare che Salvini resti saldo nella sua decisione di tenere chiuso il porto di Lampedusa a chi se ne frega delle leggi italiane.

Intanto l’Olanda, che ha concesso la sua bandiera e la patente di navigazione alla Sea Watch, a parole si dichiara solidale con l’Italia; ma di fatto non muove un dito, perché, almeno fino ad oggi, ufficialmente dichiara che non vuole prendersi nemmeno uno di quei migranti. Che furboni questi olandesi!

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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