Je suis Liliana Segre

Segr Che la senatrice a vita Liliana Segre debba andare in giro sotto scorta, perché insultata e minacciata sulla rete in quanto ebrea, è una bruttissima notizia: sia perché ci conferma che i social sono ormai diventati il luogo ideale dove dementi e ignoranti hanno la possibilità di esprimersi liberamente (mentre dovrebbe essere obbligatorio per tutti almeno esibire un documento d’identità e dichiarare apertamente le proprie generalità in un account su Facebook o Instagram); sia perché dimostra che l’antisemitismo è ancora vivo e vegeto.

Il problema dell’antisemitismo dei nostri giorni richiede, però, qualche ulteriore riflessione. Innanzitutto occorre precisare che non è un fenomeno solo italiano e che non si può ricondurre soltanto agli ambienti dell’estrema destra neofascista o neonazista. Ce lo ha spiegato molto bene Pierluigi Battista sul Corriere della Sera dell’8 novembre, raccontando che recentemente, a Parigi, un gruppo di gilet gialli ha aggredito il noto filosofo Alain Finkielkraut, mentre lo chiamava “sporco ebreo” e “sionista”.

Non si è trattato, però, di un episodio sporadico: uno studio della Fondazione per l’innovazione politica, uscito qualche anno fa, certificava che soltanto tra il 2005 e il 2015, in Francia, ci sono stati ben 4.092 attacchi contro cittadini francesi di religione ebraica. Questi attacchi hanno portato ad un enorme aumento dell’emigrazione verso Israele (5.000 partenze nel 2016), perché gli ebrei francesi non si sentono più al sicuro in strada.

Il fenomeno in Francia è ovviamente collegabile con gli attentati di matrice terroristica e con la diffusione dell’islamismo. In Italia, invece, l’antisemitismo ha delle caratteristiche più ideologiche, nel senso che quasi sempre si intreccia col tema dell’antisionismo, cioè dell’avversione per lo Stato d’Israele. E se, nei gruppi di estrema destra, l’antisemitismo è una pura forma di odioso razzismo; l’antisemitismo politicizzato, che si esprime attraverso gli slogan contro Israele e nel sostegno alla causa palestinese, lo ritroviamo diffusamente nei gruppi della sinistra più radicale. Sono proprio questi gruppi di sinistra che, in passato, hanno più volte minacciato i rappresentanti della gloriosa Brigata ebraica (che combatté in Italia contro l’esercito tedesco verso la fine della guerra) durante le manifestazioni del 25 aprile.

L’antisemitismo è pertanto un fenomeno complesso, che non può essere riconducibile esclusivamente ad una parte, minoritaria, dell’opinione pubblica.

La mozione d’ordine che Liliana Segre ha presentato pochi giorni fa in Senato presentava proprio questo difetto e, purtroppo, si prestava ad un uso stumentale da parte di chi predica l’antisemitismo ma contemporaneamente sostiene l’antisionismo o comunque non prende le distanze da esso.

A parte questo – diciamo la verità – una commissione parlamentare contro l’antisemitismo e il razzismo rischia di fare la stessa fine delle antiche commissioni contro la P2 o contro la mafia, che non hanno portato a niente. Nel nostro ordinamento, invece, esistono già delle buone leggi che servono a contrastare “la discriminazione sociale” e favorire “le organizzazioni e i movimenti che si battono contro di essa”: la Legge Reale del 1975 e la Legge Mancino del 1993, che infatti prevedono anche il carcere fino a sei anni per i colpevoli.

Il razzismo e l’antisemitismo vanno sempre combattuti; ma i reati d’opinione lasciamoli ai sistemi totalitari.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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