Impariamo a mediare

mediaz Chi di noi non ha mai litigato con un vicino di casa perché il suo cane abbaiava di notte; o con un parente per la divisione dell’appartamento lasciato in eredità da uno zio o un nonno defunto; o con un collega per decidere il periodo delle ferie estive? E se andassimo più indietro nel tempo, magari quando eravamo a scuola e talvolta ci si accapigliava perché il ragazzo o la ragazza di cui eravamo innamorati preferiva un altro/altra? Da bambini, poi, era tutto un litigare con fratelli e sorelle per giocattoli, merendine, programmi tv e quant’altro.

Il conflitto è una caratteristica connaturata all’esssere umano, da sempre; sia a livello individuale che a livello collettivo: la storia del passato e del presente ce lo insegna. Non è affatto vero, come sosteneva Rousseau, che l’uomo è per natura un “buon selvaggio” che poi la società corrompe e rende aggressivo. E’ vero il contrario, come ha spiegato anche il biologo francese Jean Hamburger: l’Homo biologicus nasce e vive egoisticamente, cercando solo di salvaguardare se stesso e i membri della sua famiglia, per cui usa l’ aggressività e la sopraffazione come strumenti della sopravvivenza. Soltanto l’Homo societatis, quando prende il sopravvento sull’Homo biologicus, conosce diritti e doveri; e quindi preferisce le regole civili alla legge del più forte.

L’Homo societatis non è, però, un dato di fatto naturale; lo si costruisce, lo si forma; soprattutto attraverso l’educazione. Se vogliamo dei cittadini che sappiano vivere in società rispettando gli altri e siano in grado di stabilire un dialogo con loro, anziché cedere all’impulso istintivo della lotta ogniqualvolta si presenti una situazione conflittuale – che si presenterà comunque, prima o poi-, è necessario educare i giovani; sviluppare in essi la consapevolezza che esiste un metodo di risolvere le controversie familiari, scolastiche, persino amorose senza ricorrere alla violenza, la quale, nella società odierna, si può praticare anche attraverso gli strumenti della tecnologia (come nel caso del cyberbullismo).

Se questi giovani vengono educati alla cultura dell’ascolto e della mediazione per arrivare alla risoluzione condivisa dei conflitti, una volta diventati adulti saranno certamente più propensi a risolvere con le stesse modalità i conflitti nel loro ambiente di lavoro, nel loro condominio, nelle loro famiglie eccetera.

E’ questa la filosofia che ha ispirato un interessante esperimento condotto nell’ ISIS “G.Vasari” da alcuni insegnanti e studenti, sotto la guida dei mediatori professionisti dell’ Associazione per la Diffusione della Cultura della Conciliazione di Firenze. I mediatori dell’Associazione, che operano per la risoluzione di controversie in ambito civile senza ricorrere al verdetto del giudice – accelerando così i tempi che in un normale processo sono notoriamente lunghissimi- stanno già da alcuni anni collaborando con le scuole, tenendo corsi d’aggiornamento per insegnanti e seguendo delle sperimentazioni in alcune classi delle superiori.

A Figline, i ragazzi della quarta dell’indirizzo turistico-alberghiero, dopo una serie di incontri sulle modalità della mediazione e sulle forme di comunicazione basate sull’ascolto e il dialogo, hanno provato a risolvere (simulandola) una controversia sorta tra una coppia di turisti delusi della loro vacanza in Marocco e l’agenzia che aveva organizzato il viaggio, in merito all’entità di un eventuale rimborso.

La simulazione è avvenuta nella biblioteca dell’Istituto alla presenza di molti studenti e insegnanti. E’ stata un’esperienza coinvolgente e anche molto istruttiva, che certamente darà i suoi frutti.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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