Il Salone del libro o della censura?

rogo Domanda: la polemica creatasi intorno alla casa editrice Altaforte, notoriamente vicina alla destra estrema, e che ha determinato la sua esclusione dal Salone del libro di Torino, è frutto di un corretto antifascismo oppure, al contrario, è un atteggiamento che in passato caratterizzò comunismo e nazismo?

Perchė, se andiamo a vedere chi, nel corso del secolo scorso, faceva della guerra contro i libri considerati ostili o “degenerati” uno dei punti fermi della propria attività di governo, troviamo per l’appunto il regime stalinista e il regime hitleriano.

Basterebbe ricordare quello che successe a Berlino la notte del 10 maggio 1933, quando in Opernplatz furono gettati in un grande rogo i libri contrari allo spirito tedesco; mentre Goebbels, il ministro della propaganda, arringava la folla dei nazisti esultanti e dichiarava la “fine dell’era dell’intellettualismo ebraico”.

Più o meno negli stessi anni, in Unione Sovietica, Stalin ordinava la più vasta campagna contro gli oppositori (veri o presunti) che la storia abbia mai visto; e faceva condannare ai lavori forzati in Siberia un numero incalcolabile di persone, tra cui lo scrittore successivamente premio Nobel per la Letteratura Alexander Solzenicyn e il grande poeta Osip Mandelstam, morto proprio in un gulag. Il capolavoro di Bulgakov “Il maestro e Margherita”, scritto nei primi anni Trenta, fu pubblicato, a causa della censura, solo nel 1966; il poema “Requiem” di Anna Achmatova circolò clandestinamente durante gli anni dello stalinismo perché la sua autrice era invisa al regime; al celeberrimo “Dottor Zivago” di Pasternak fu impedita la pubblicazione in Russia in quanto considerato un libro “reazionario” (il lbro uscì poi in anteprima mondiale in Italia publicato dalla Feltrinelli, il 15 novembre 1957).

E’ per questi motivi che l’epulsione di un editore – per quanto criticabili e persino detestabili possano apparire i suoi libri – dalla grande kermesse libraria di Torino risulta un fatto che fa a pugni con le idee della tolleranza e della libertà di espressione nate nell’età dei Lumi e alle quali si ispirano le Costituzioni di tutto il mondo libero, a partire dal 1789.

Il fascismo e tutte le dottrine totalitarie si devono combattere con le idee liberali, lo studio della storia nelle scuole, i dibattiti pubblici, la cultura. Non con la censura. Si mostra davvero debole una democrazia che non trova in sé altri modi di contrastare la diffusione delle idee neofasciste, se non mettendo i sigilli allo stand di una piccola – e fino a ieri quasi sconosciuta – casa editrice nel Salone del libro.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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