Il pericolo cinese

HK Forse ce n’eravamo dimenticati, in questi ultimi anni; o forse c’eravamo illusi che, prima con la caduta del Muro di Berlino e poi con le riforme economiche varate da Deng Xiaoping, la questione del comunismo fosse definitivamente accantonata.

In verità, anche se sparito nell’Europa dell’est e nella Russia, il comunismo è vivo e vegeto nella Cina dei nostri giorni. Anzi, è stato rafforzato da Xi Jinping sia all’interno (il presidente della Repubblica popolare non ha più vincoli di mandato in seguito a una nuova legge costituzionale); ma soprattutto volto ad attuare una politica imperialistica nell’autentico senso della parola.

In Europa e in Italia, dove la Cina è già molto presente attraverso acquisizioni nel settore delle principali infrastrutture, pare che, almeno fino ad oggi, nessuno se ne sia accorto. Anzi, i principali leader europei sono corsi, appena il Gigante asiatico li ha convocati; e nessuno ha osato fare domande sulla questione dei diritti civili che in Cina sono brutalmente calpestati: sull’assenza di libertà di espressione e di religione, sul fatto che i dissidenti politici vengono regolarmente chiusi in campi di concentramento, e che una intera popolazione di fede musulmana (gli Iuguri) è oggetto di vera e propria persecuzione, così come lo furono i tibetani ai tempi dell’invasione del Tibet.

La politica imperialistica cinese è stata accolta in Europa con vera accondiscendenza e, in primis, in Italia, dove è stato ratificato il ben noto trattato della Via della Seta, senza nemmeno pensarci due volte.

A rivelare al mondo intero la natura totalitaria dell’attuale regime cinese, sono stati gli studenti di Hong Kong, che davvero eroicamente, visto che rischiano anni di carcere per le loro proteste, si stanno battendo in nome della democrazia e della libertà.

Ma dall’Europa non è arrivato nessun segnale di solidarietà nei loro confronti; e non solo dal Parlamento di Bruxelles o dalla nuova Commissione: purtroppo sono rimasti completamente sordi e insensibili anche i giovani che sfilano a migliaia a favore dell’ecologia o, nel caso solo italiano delle Sardine, si riuniscono nelle piazze per gridare “al lupo, al lupo” contro l’avanzata elettorale della Lega, ma tacciano su come vengono malmenati e minacciati i loro coetanei di Hong Kong.

Per fortuna, in Occidente esiste ancora un leader coraggioso che non teme il Gigante asiatico: si tratta di Donald Trump, che recentemente ha varato dei provvedimenti a favore del rispetto dei diritti umani e civili a Hong Kong, facendo leva, ovviamente, sulla grande forza economica e commerciale degli Stati Uniti.

Trump ha anche firmato un disegno di legge che vieta la vendita a Hong Kong di armi per il controllo dell’ordine pubblico, come lacrimogeni e proiettili di gomma.

Ecco perché, nel giorno del Ringraziamento, mentre gli americani mangiavano il tradizionale tacchino farcito, a Hong Kong oltre centomila persone manifestavano contro la feroce repressione ordinata dal governo cinese; cantando l’inno nazionale americano e sventolando bandiere a stelle e strisce, simbolo universale di democrazia e libertà.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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