Il fascismo va studiato

taiani Il presidente dell’Europarlamento Tajani si è lasciato scappare, durante una trasmissione radiofonica, un’espressione politicamente scorretta (“Mussolini fece anche delle cose buone”); e, apriti cielo, è stato immediatamente ricoperto di commenti indignati e persino d’insulti sia in Belgio che in Italia.

Naturalmente è corso ai ripari, precisando che il suo giudizio sul fascismo era e resta di condanna se si prende in considerazione il regime nel suo insieme; ma ormai la frittata era già fatta, e il sospetto di essere un fascio-simpatizzante resterà per sempre stampato a lettere di fuoco sull’immagine pubblica del povero Tajani.

Personalmente non amo molto il presidente Tajani e neppure gli altri leader del suo partito, il PPE, i quali negli ultimi vent’anni hanno governato l’Unione Europea con delle politiche che hanno privilegiato gli interessi di pochi Paesi, in primis la Germania, a scapito degli altri.

Ciononostante vorrei spezzare una lancia in suo favore, ed associarmi alla sua idea, per una volta politicamente scorretta, che proprio per questo me l’ha reso più simpatico del solito.

Il fascismo, che era notoriamente un regime totalitario visto che a partire dal 1925 aveva sabotato lo Statuto Albertino con una serie di leggi (le cosiddette “leggi fascistissime”), e di conseguenza aveva smontato la democrazia liberale e annullato i suoi principi fondamentali come la libertà di stampa e di associazione, fece negli stessi anni delle politiche sociali ed economiche che suscitarono rispetto negli Stati dell’Europa più democratica e finanche, in seguito, da parte del presidente americano Roosvelt, quando varò il grande piano di lavori pubblici contro la crisi del 1929.

Di cosa stiamo parlando esattamente? Innanzitutto di un impulso straordinario che Mussolini riuscì a dare ai lavori pubblici: dall’edilizia popolare alle infrastrutture; da opere di grande pregio architettonico ( la sede dell’Università romana La Sapienza, tanto per dirne una) alla bonifica di vaste aree paludose. Soltanto la bonifica dell’Agro Pontino – raccontata magistralmente da A.Pennacchi in “Canale Mussolini”- portò ad avere 65.000 ettari di terreno utile per l’agricoltura e ben 3000 nuove piccole proprietà agrarie. Nell’Agro Pontino, prima della bonifica, i contadini vivevano in capanne di canne e argilla, in condizioni igieniche da far paura, spesso malati di malaria ( ci sono documentari su Youtube che lo testimoniano).

Fu o non fu una cosa buona costruire il Foro Italico a Roma, la bellissima stazione di Santa Maria Novella a Firenze, la moderna Casa del fascio a Como, le città “razionaliste” di Littoria (oggi Latina), Sabaudia eccetera? Fu o non fu una buona cosa dare la terra e abitazioni decenti ai contadini nell’Agro Pontino?

Evidentemente sì. Ma questo, ovviamente, non cambia il giudizio generale sul fascismo , che distrusse la democrazia e portò l’Italia al disastro della seconda guerra mondiale (lo ribadisco, così, giusto per evitare che gli antifascisti “senza se e senza ma” abbiano a scandalizzarsi e pensar male di me).

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

Post A Reply