Quel commento indecente

cerciello Che tragedia la morte del giovane carabiniere Mario Cerciello Rega per mano di quel ragazzo americano che ormai chiamare “presunto” omicida è solo un eufemismo; visto che ci sono testimoni oculari del delitto (tra cui un altro carabiniere) e che il coltello usato è stato trovato nella camera d’albergo di Elder Finnegan Lee e del suo amico, anch’egli coinvolto nella vicenda e posto sotto arresto.

Speriamo solo che la giustizia sia rapida, che si arrivi quanto prima a una sentenza e che la pena sia proporzionata alla gravità del reato. Soprattutto senza fare sconti a nessuno, perché chi è capace di pugnalare per ben 11 volte la sua vittima agisce certamente con volontarietà ed estrema crudeltà.

Ai margini della tristissima vicenda, si è immediatamente levata l’onda dei commenti sui social. Perché ormai è questa la realtà mediatica in cui ci troviamo: chiunque si sente autorizzato a prendere in mano il suo smartphone e a pubblicare un commento, così, senza prima riflettere su quello che scrive. E questo vale anche per i politici che a poche ore dal delitto già indicavano dei nordafricani come sicuri colpevoli; come per quelli che, per mestiere, dovrebbero insegnare l’arte del ragionamento nonché il rispetto della legalità e delle istituzioni.

Nell’ultimo caso mi riferisco in particolare alla professoressa Eliana Frontini che insegna all’Istituto Pascal di Romentino a Novara e che su Facebook, subito dopo la morte del vicebrigadiere, ha pubblicato il seguente commento: “Uno in meno e chiaramente con sguardo poco intelligente. Non ne sentiremo la mancanza”.

“Uno in meno” evidentemente significa un carabiniere in meno, per la morte del quale la professoressa (chiamarla così mi provoca un certo fastidio) non si rattrista ma addirittura gioisce; al pari di quei terroristi dei gruppi anarchici che piazzano ordigni e poi rivendicano gli attentati, esultando quando un poliziotto o un carabiniere viene ferito.

Può una professoressa esprimersi così? Si può svolgere la funzione docente, che in pratica significa educare i giovani, e poi inneggiare pubblicamente alla violenza rivolta contro un tutore della legge?

La risposta non richiede un lungo e complesso ragionamento, perché risulta ovvia a chiunque frequenti o abbia frequentato una scuola in vita sua, dove quotidianamente gli insegnanti bravi (che sono la maggioranza) non si limitano a spiegare matematica, letteratura e scienze; ma cercano di formare cittadini responsabili e rispettosi verso gli altri.

Ha fatto dunque benissimo il ministro dell’Istruzione Bussetti ad avviare un procedimento disciplinare nei confronti della Frontini, provvedimento che potrebbe comportare anche il suo licenziamento.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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