E’ morto l’Easy Rider

easy E’ morto Peter Fonda, l’attore protagonista di un celeberrimo film uscito nel 1968: “Easy Rider”. Era figlio di un attore, Henry Fonda, decisamente più bravo e molto più noto di lui. Anche la sorella, Jane, è stata un’attrice famosa: da giovane aveva iniziato con dei ruoli sexi, poi aveva scoperto la politica e si era trasformata in attrice impegnata nel movimento pacifista contrario alla guerra del Viet Nam.

“Easy Rider” diventò presto un cult movie per tutta quella generazione che negli Stati Uniti, a partire dall’università californiana di Berkeley, iniziò proprio in quell’anno a contestare il sistema americano, fatto di capitalismo avanzato ma anche di imperialismo, come la guerra in Viet Nam dimostrava. Allora la leva militare era obbligatoria e i giovani temevano di essere spediti a combattere e morire nella giungla vietnamita, senza nemmeno essere certi che la loro morte avesse uno scopo reale.

La guerra del Viet Nam l’avevano voluta i presidenti democratici: Kennedy e Johnson. Toccò poi a un repubblicano, Richard Nixon, metterle fine. Praticamente fu un disastro per gli Stati Uniti, mentre risultò una grande vittoria per i comunisti vietcong sostenuti dalla Cina.

A leggere i giornali, sembra che in questi giorni il presidente Trump stia per siglare un accordo con i talebani e concludere, dopo quasi un ventennio, quell’altro capitolo negativo della storia americana che è stata la guerra in Afghanistan. Nemmeno Obama, il premio Nobel per la pace, ci riuscì; invece il terribile Trump, detestato da tutto il mondo dei liberal e dei progressisti, forse ce la farà.

La generazione di “Easy Rider” faceva bene a contestare la guerra, perché l’idea di esportare la democrazia con la forza delle armi non ha mai funzionato. E poi chi l’ha detto che la democrazia sia possibile ovunque?

Quando nel 1975 la guerra del Viet Nam finì con il ritiro delle truppe americane e la caduta di Saigon, il movimento pacifista esaurì la sua energia e la sua forza propulsiva. Il sistema americano – una nave che nonostante le crisi continua a navigare sempre a gonfie vele – accolse ed integrò i vecchi contestatori, alcuni dei quali diventarono pionieri dell’informatica e ricchi imprenditori della Silicon Valley. Lo stesso Bill Gates, da giovane, era stato un contestatore e un pacifista; e non è un caso che oggi sia diventato un generosissimo filantropo.

Purtroppo il film “Easy rider”, e con esso tutta la cultura che si diffuse in quegli anni e che ebbe anche degli scrittori e poeti di un certo livello ( Kerouac, Ginsberg, Burroughs…), non si limitava a predicare la pace universale e il libero amore; ma fu un vero e proprio strumento di propaganda delle droghe, a partire da quelle cosiddette “leggere” per arrivare alla cocaina e agli oppiacei. La diffusione delle droghe, a livello planetario, è stata anche una conseguenza della forza pervasiva della cultura antagonista negli anni Settanta, che aveva dalla sua parte grandi stelle della musica rock, come i Rolling Stones e Jimi Hendrix, i quali usavano le droghe e ne diventarono apertamente i testimonial.

Se ripenso a quel film e a quegli anni, non vedo che un falso mito; al quale migliaia di giovani hanno ingenuamente creduto in nome di valori, come la pace e la libertà, che sembravano giusti perché universali. Un mito che poi, nella realtà, si è dimostrato essere solo uno strumento di morte. Molti di quelli che hanno iniziato a drogarsi con gli spinelli, per emulare i motociclisti di Easy Rider o i musicisti rock, poi sono entrati nella dipendenza dall’eroina; e tanti sono morti a poco più di vent’anni.

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Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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