David e Golia

zuck Nell’era dei social e della comunicazione via Internet, c’eravamo illusi di aver ottenuto il massimo della libertà di espressione ed informazione. La possibilità di scrivere e mettere online ogni nostro pensiero oppure di leggere le opinioni e i commenti provenienti dagli utenti di tutto il mondo, ci aveva fatto credere che la democrazia (virtuale) fosse veramente alla portata di tutti.

Non a caso in Italia è sorto un movimento politico (i Cinquestelle) che si ritiene in piena sintonia con la volontà popolare, solo perché alcune migliaia dei suoi iscritti possono cliccare “mi piace” sulla piattaforma online, denominata Rousseau e chiaramente ispirata al teorico illuminista della democrazia diretta.

Poi, però, ci siamo accorti che i padroni di questi enormi motori di ricerca come Google o dei social network come Facebook sono diventati dei veri e propri “poteri forti”, perché, grazie agli algoritmi che essi controllano, possono decidere a chi dare una visibilità maggiore nella rete e addirittura chi eliminare completamente dalla rete (cosa che in gergo si dice “oscurare”).

In pratica il signor Zuckergerg, tanto per dirne uno, ha il potere di mettere il bavaglio a chiunque egli decida, impedendogli di pubblicare commenti, foto e filmati; senza dover chiedere il permesso a nessuna authority indipendente, ma semplicemente motivando le sue decisioni con affermazioni molto generiche.

Questo sistema di potere è, dunque, molto più simile all’assolutismo monarchico dei secoli XVII e XVIII, che non alla nostra democrazia. Soprattutto se si pensa quanto oggi giorno contino i profili su Facebook e Twitter dei politici; alcuni dei quali hanno milioni di followers e, quindi, usano questi nuovi media come strumento fondamentale di propaganda e informazione.

Se Zuckerberg, domani, dovesse decidere di oscurare il profilo di Matteo Salvini, piutttosto che di Matteo Renzi o di Luigi Di Maio, gli procurerebbe un danno enorme sul piano della comunicazione, che oggi è di importanza primaria per chi faccia attività politica ad un certo livello.

Probabilmente questo stesso ragionamento l’ha fatto anche il giudice del Tribunale civile di Roma, che ha accolto il ricorso di CasaPound contro Facebook ed ha ordinato al social network di riabilitare i profili di alcuni esponenti dell’organizzazione di estrema destra, precedentemente oscurati con l’accusa di istigazione all’odio.

Il giudice romano, nella sua sentenza, ha richiamato esplicitamente l’art. 49 della nostra Costituzione, che garantisce il pluralismo dei partiti politici e, di conseguenza, il loro dirittto a svolgere attività di propaganda delle idee.

Non vi piaccione le idee di CasaPound? Se per questo, non piacciono neanche a me; ma rappresentano una seppure piccolissima porzione dell’opinione pubblica. E alcuni suoi membri sono presenti in dei Consigli comunali, perché democraticamente eletti dai cittadini.

Il giudice romano, come un vero David, condannando Facebook, ha sconfitto il gigante Golia di Zuckergerg. Così lo strapotere dei social network, finalmente, ha subito una battuta d’arresto: almeno nel nostro Paese.

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About This Author

Mi interesso di storia, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore. Sono nato a Potenza, da madre palermitana, ho studiato filosofia a Firenze, e ora vivo a Figline Valdarno. Insegno da molti, anzi, troppi anni materie letterarie e tecniche della comunicazione al "Giorgio Vasari".

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