A scuola coi jeans strappati

jeans Chi cammina per i corridoi di una scuola superiore – io lo faccio quasi tutti i giorni in quelli dell’ ISIS “G. Vasari”, ma il discorso vale anche per le altre scuole pubbliche della Penisola – ha l’impressione che gli studenti si trovino in situazioni di gravissima povertà. Ragazzi e ragazze, in alta percentuale, vanno vestiti come straccioni, usando pantaloni e jeans strappati e bucati in più punti. E non si tratta solo di qualche scucitura come si usava fino a qualche anno fa; ora gli strappi si fanno ampi fino a scoprire i ginocchi e parte delle cosce.

E’ ovvio che si vestono così per seguire una moda e non per una condizione economica di difficoltà, anche perché spesso gli stessi giovani ( a partire dai sedici, dicissette anni) usano smartphone abbastanza costosi e talvolta ostentano tatuaggi vistosi sugli avambracci, che certamente devono essere costati cari. Più che una moda, questa dei pantaloni strappati, sembra stare diventando una forma permanente, una modalità esistenziale.

Capire il motivo di questo comportamento non è facile. Non credo che si tratti di una protesta come fu per la moda dei capelloni negli anni Sessanta: dietro ai jeans bucati non c’è un discorso alternativo, un’idea di contro-cultura, un messaggio ideologico di qualsiasi tipo.

Mi sembra piuttosto che sia una semplice manifestazione di omologazione al “gusto” generale. Se si chiede a un ragazzo perché porta i jeans strappati, lui risponde che lo fa perché si usa così. Non dice che sono “belli”, visto che non ha una precisa idea di bellezza; né la questione estetica lo preoccupa minimamente.

Gli studenti che vestono con i pantaloni strappati e mostrano tranquillamente i loro tatuaggi (certamente pagati da genitori consenzienti), non hanno come modelli di comportamento gli artisti trasgressivi del passato o i rivoluzionari alla Che Guevara, tipici miti delle generazioni precedenti; ma i rapper che imperversano sulla rete, spesso inneggiando alla droga e allo sballo, e personaggi noti sui social come Instagram, che riecono a imporre persino le tendenze più volgari.

Che dovrebbe fare la scuola? Certamente, in primis, fare cultura, quindi proporre spunti di riflessione e di crescita intellettuale. Ma poi dovrebbe anche essere in grado di vietare i comportamenti ritenuti sbagliati. Credo che sia arrivato il momento di imporre delle regole per quanto riguarda il decoro; e quindi non si dovrebbero accettare in classe gli studenti che arrivano vestiti con i pantaloni strappati o con le maniche corte sulle braccia tatuate.

Non sarebbe molto più dignitoso e persino più democratico avere tutti gli studenti in divisa, come si usa fare, per esempio, nella civilissima Inghilterra?

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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