Sull’immigrazione decida la politica

governo-ultime-notizie-4 Il procuratore di Agrigento, com’è noto, ha iscritto nel registro degli indagati il nome di Matteo Salvini ( oltre a quello del suo capo gabinetto), perché – almeno così ci hanno spiegato- questo sarebbe un atto “dovuto”. Adesso la questione della responsabilità penale dell’ipotizzato sequestro di persona nonché arresto illegale ed abuso d’ufficio ( nello specifico riferibili ai 177 immigrati tenuti per cinque giorni all’interno della nave Diciotti attraccata al porto di Catania, ma non autorizzata a farli sbarcare) passerà al tribunale dei ministri di Palermo, dove probabilmente la bolla di sapone della messa sotto accusa del ministro dell’Interno sarà destinata ad evaporare, come già successo in passato per altri suoi predecessori.

Insigni giuristi, come il costituzionalista Sabino Cassese, ma anche noti esponenti della sinistra, giornalisti progressisti, sindacalisti pro immigrazione, vescovi e dirigenti di associazioni umanitarie, in questi giorni, hanno ripetuto il mantra che le norme del diritto internazionale riguardanti l’accoglienza dei (presunti) profughi erano state calpestate dalla decisione di Salvini di non fare sbarcare i 177 prima di avere trovato una loro destinazione – come poi è avvenuto – che non fosse come sempre a carico dello Stato italiano e, quindi, dei cittadini contribuenti.

L’intervento della magistratura, nella persona di Luigi Patronaggio, è andato ovviamente in tal senso: cioè, che prima di tutto viene il diritto. Secondo questa concezione, avvalorata dal fatto che il nostro è appunto uno Stato di diritto, inserito in un contesto europeo ed internazionale normato in modo chiaro e rigoroso, le leggi stabiliscono gli ambiti e i limiti del comportamento dei cittadini, ma anche degli esponenti delle istituzioni e della politica. Altrimenti il potere sarebbe assoluto, cioè “ab-solutus”, sciolto da vincoli, com’era ai tempi dei monarchi assoluti di Francia, Russia, Inghilterra eccetera.

Il ragionamento, in via teorica, non fa una piega. Resta solo un “però”: la questione della sovranità nazionale. Chi può entrare in un Paese sovrano lo devono decidere (solo) le norme del diritto internazionale a cui anche le nostre leggi si sono dovute giocoforza ispirare ( vedi il caso del trattato di Dublino); oppure il tema della sovranità, e quindi della sicurezza dei cittadini italiani e della difesa dei nostri confini, è principalmente di carattere politico, e non giuridico come vorrebbe il chiarissimo professor Cassese?

Se l’Australia, che è notoriamente un Paese civile e di tradizione liberale, sceglie la politica del “No way” (nessuno può mettere piede illegalmente in Australia); se la Spagna respinge in Marocco quelli che tentano di scavalcare la barriera a Ceuta, come ha fatto solo pochi giorni fa; se la Francia schiera le guardie a Ventimiglia e ci rispedisce chiunque si azzardi ad attraversare da clandestino la frontiera italo-francese, perchè il governo italiano non dovrebbe legittimamente impedire agli immigrati irregolari, che comunque sono stati forniti di ogni tipo di assistenza possibile, di mettere piede sul suolo italiano prima di avere la certezza della loro redistribuzione?

Sia chiaro: qui non stiamo certo dicendo che i diritti fondamentali delle persone possono essere ignorati o addirittura calpestati. Ma una volta salvati i naufraghi, forniti loro cibo e assistenza medica, quindi rispettate le regole e i precetti umanitari; poi deve intervenire la politica, e non la magistratura, a stabilire chi entra o chi viene riportato indietro.

E se sulla nave Diciotti ci fossero stati dei presunti terroristi o, come è stato poi verificato, degli scafisti, cioè trafficanti di esseri umani, non sarebbe stato più opportuno impedire a queste persone di entrare in Italia?

Ma in Italia, da alcuni anni, stiamo vivendo sotto una duplice spada di Damocle: da una parte abbiamo le norme del diritto europeo, che certi magistrati vedono come entità metafisiche irrinunciabili; e dall’altra i mercati- anch’essi naturalmente di carattere internazionale – a cui le nostre scelte di politica economica dovrebbero sempre inchinarsi, secondo gli economisti devoti dell’euro e di Bruxelles. Alla faccia della nostra sovranità nazionale.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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