Sulla vecchiaia

anziani La buona notizia per tutti i sessantenni e ultrasessantenni è che non siamo vecchi come forse temevamo già di essere: lo ha appena certificato l’autorevole “Società di gerontologia e geriatria” che ha innalzato la soglia della vecchiaia a 75 anni. Di conseguenza, noi sessantenni possiamo ancora dirci e sentirci giovani, e fare nostro l’antico motto di Cicerone: Nessuno è tanto vecchio da non pensare di vivere ancora un anno ( Nemo est tam senex qui se annum non putet posse vivere).

Le ragioni di questo fenomeno sono tante e anche piuttoste ovvie: vanno dal cibo che mangiamo in migliore qualità oltre che in maggiore quantità ( ormai lo sappiamo praticamente tutti cos’è una dieta bilanciata); a una più diffusa attenzione per la nostra salute, visto che, per esempio, siamo capaci di misurarci la pressione arteriosa con uno di quegli apparecchi elettronici che si vendono in farmacia; ai lavori che grazie all’informatica e alla robotizzazione sono sì diminuiti, ma sono anche molto meno usuranti di una volta.

Io, poi, metterei in uno dei primi posti la nostra sanità, quella che spesso vediamo etichettata dai media come “mala sanità” quando succede una disgrazia dovuta all’incompetenza di un chirurgo o alla distrazione di un infermiere. Lo vogliamo dire che nella stragrande maggioranza dei casi, negli ospedali italiani, i malati vengono curati ed assistiti bene e in alcuni davvero molto bene? E lo vogliamo ricordare che i medici di famiglia (le eccezioni si trovano in qualsiasi categoria di lavoratori) svolgono un ruolo fondamentale per la nostra salute? Non farò il nome, ma qui vorrei ringraziare il medico che da più di vent’anni mi assiste, mi dà consigli rivelatisi sempre molto utili, mi indica se e quando c’è bisogno di uno specialista oppure basta solo un’aspirina; e quando sono stato male, è venuto sempre a visitarmi a casa senza farsi pregare.

Insomma, verrebbe da dire che non siamo messi poi così male come gli apocalittici vorrebbero farci credere; perché una società che garantisce ai suoi cittadini una vita più lunga e di qualità migliore non dev’essere quel disastro che a tanti intellettuali, politici e giornalisti piace spesso evocare, forse con lo scopo di metterci addosso l’angoscia. Lo sviluppo e la tecnologia, evidentemente, non hanno prodotto solo i cambiamenti climatici e le alluvioni, ma anche una migliore qualità della vita di milioni di uomini e donne.

E se analizziamo nello specifico il caso italiano, dobbiamo constatare che quell’impalcatura generale della nostra società, creata a partire dal secondo dopoguerra e basata su lavoro, impresa e diritto alla salute, ha prodotto dei frutti duraturi che quelli come me, nati negli anni Cinquanta e Sessanta, stanno ancora raccogliendo.

Non c’è dubbio, però, che la terribile crisi del 2008 abbia segnato uno spartiacque tra il prima e il dopo. La sfida di questi e dei prossimi anni sarà proprio garantire una serena vecchiaia anche ai giovani di oggi, e quindi due sono i temi che andrebbero affrontati con decisione e coraggio: le pensioni per quelli che oggi lavorano in modo precario e saltuario; la sanità che deve restare un bene comune.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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