Sotto il segno dell’ Acquario

acquarius Non sarà come quella vecchia e famosa canzone, The age of Acquarius, che annunciava l’ inizio di una nuova era astrologica; ma non c’ è dubbio che la vicenda della nave ong Acquarius, bloccata prima di sbarcare in Sicilia con circa 600 migranti e adesso scortata da navi militari verso il porto spagnolo di Valencia, segni un svolta importante nella nostra politica dell’ accoglienza.

E non poteva che andare così: visto che i due partiti di governo avevano indicato nel loro famoso “contratto” la necessità e l’ urgenza di questo cambiamento; e che poi il ministro dell’ Interno, Matteo Salvini, aveva fatto della lotta all’ immigrazione irregolare il suo cavallo di battaglia.

Per questo, grazie anche all’ assenso del ministro delle Infrastrutture, il grillino Toninelli, è stato possibile infrangere il tabù della obbligatoria accoglienza delle navi con a bordo migranti e richiedenti asilo nei porti italiani.

Perché lo chiamo tabù e non principio e neppure codice etico? Perché, come succede per l’ appunto con i tabù, cioé i divieti di origine soprannaturale, sull’ opportunità o meno di aprire i nostri porti secondo il metodo noto come “accogliamoli tutti”, in Italia, non si poteva fare nessuna discussione razionale e appena appena critica, che subito si levavano alte e tuonanti le voci dei moralisti, a partire da papa Francesco per poi passare a Saviano, Boldrini, Oliviero Toscani ecc. Per cui, quando il bravo ex ministro dell’ Interno Minniti si permise di ventilare la possibilità remota che, in casi di estrema necessità, si potesse arrivare ad una chiusura dei porti, il suo collega di allora alle Infrastrutture Del Rio, in quanto responsabile dei porti, subitò dichiarò che mai e poi mai lui avrebbe acconsentito ad una misura giudicata xenofoba.

Purtroppo, mentre in Italia tenevamo i porti aperti e le braccia spalancate, nel resto d’ Europa chiudevano le frontiere; a partire dalla Francia di Macron che pretende di darci lezioni di umanità, tanto che a Ventimiglia c’ è un vero e proprio villaggio pieno di migranti che vorrebbero ma non possono andare oltre la linea di confine. Per non parlare della Spagna che oggi, è vero, ha fatto un gran gesto di generosità accogliendo l’ Acquarius, ma fino a ieri non lasciava entrare nessuno; e, con modalià davvero brutali che sono state ampiamente documentate dai tg (poliziotti con i manganelli che menano botte da orbi ) respingeva chiunque volesse arrivare illegalmente a Gibilterra.

Il risultato di questo pseudosistema europeo dell’accoglienza, che ha scaricato tutto l’ onere sull’ Italia e gli italiani (brava, anzi bravissima gente), è stato che negli ultimi tre anni sono entrati nel Belpaese circa 600.000 immigrati, dei quali soltanto una piccola percentuale avrebbe diritto all’ asilo secondo le convenzioni internazionali.

Ora, si dà il caso che finalmente il 4 marzo gli italiani siano potuti tornare a votare come si fa nelle democrazie di tutto il mondo libero; ed abbiano votato in maggioranza proprio per quei partiti (Lega e Cinquestelle) che, anche se da posizioni di partenza molto diverse, hanno promesso ai loro elettori di fermare questa continua invasione che alimenta il business dei trafficanti libici, della criminalità mafiosa e di tutto quel sottobosco fatto di cooperative e Ong dalla discutibile reputazione.

Grazie al divieto di sbarco che coraggiosamente Matteo Salvini ha decretato nei confronti della nave Acquarius, finalmente si sono mossi gli altri: in primis la Spagna. Era ora, diciamo la verità!

Vuoi vedere che adesso si inizierà a discutere nelle sedi opportune anche di modificare quel famigerato trattato di Dublino che vorrebbe fare dell’ Italia il campo profughi dell’ Europa?

Vuoi vedere che, una volta violato il sacro tabù dell’ accoglienza, si potrà fare una discussione seria e pragmatica su come contenere le partenze dalla Libia e contemporaneamente mettere in campo delle azioni a livello europeo per gestire il flusso degli arrivi?

Vuoi vedere che le cose, piano piano, cambieranno?

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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