Siamo tutti narcisisti

narciso Paolo Orsina è un bravissimo storico e politologo che insegna alla Luiss di Roma. Qualche giorno fa è venuto a Firenze a presentare il suo ultimo libro La democrazia del narcisismo (Marsilio Editori) e ad interloquire con i giovani rappresentanti di Nazione Futura che lo avevano invitato.

Il narcisismo è un tema antichissimo, sviluppato dalla mitologia greca e poi illustrato magnificamente da Caravaggio in uno dei suoi capolavori. In seguito, all’ inizio del Novecento, è stato approfondito dalla psicologia e dalla psicoanalisi, che hanno spiegato come il narcisismo possa diventare una vera e propria patologia in quanto impedisce lo sviluppo corretto della personalità.

Orsina sposta il discorso in campo politico e, discutendo la crisi delle moderne democrazie liberali che è sotto gli occhi di tutti noi, individua proprio nella componente narcisistica l’ origine dei loro mali attuali. Qando parla di “democrazia del narcisismo”, il professore si riferisce alla fase contemporanea o, per meglio dire, alla degenerazione della democrazia: quindi non si tratterebbe di una vera e propria patologia nel senso psicologico del termine, bensì di una tendenza patologica diffusa che investe la società nel suo insieme.

Ma di che si tratta esattamente? Per capirlo, bisogna tornare all’ origine, e quindi alla Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti (1776) in cui è scritto che ogni individuo ha il diritto di perseguire la realizzazione della propria felicità. Ecco il vizio da cui tutto nasce: si tratta di una promessa che dalla politica investe poi l’ intera società; e questa promessa della felicità sottopone il sistema democratico a delle pressioni che nel corso dei secoli lo mettono in crisi fino ad arrivare ai nostri giorni, quando le democrazie liberali non riescono più a reggere alle crescenti domande di welfare, benessere, diritti civili (e felicità) da parte dei cittadini-elettori.

Altro che la felicità promessa durante gli anni del boom economico e a seguire negli anni Settanta e Ottanta… Nel 2008 arriva una crisi finanziaria di carattere globale che costringe i governi occidentali a rigidissime politiche di austerity, impoverendo la classe media; successivamente, con la crescita demografica in Africa, prendono il via le grandi migrazioni che minacciano i nostri welfare statali, e creano disagio e allarme sociale soprattutto nelle periferie delle città, dove vive la gente comune.

Le classi dirigenti degli Stati nazionali, dunque, non riescono più a dare risposte ai loro elettori e, per evitare, di perdere consenso, si trincerano dietro le istituzioni sovranazionali, come la Ue o la Bce; scaricando su di esse la responsabilità delle politiche di austerity che ci obbligano a tagliare le spese per l’ assistenza sanitaria, le pensioni, l’ istruzione,i servizi pubblici ecc.

Le democrazie liberali sono così entrate in una crisi di sistema. Evidentemente non è solo un problema dell’ Italia, ma dell’ intera Europa. Se poi a questo aggiungiamo che contemporaneamente l’ ombrello che dalla fine della seconda guerra mondiale aveva protetto il vecchio continente (militarmente ed economicamente) si sta ormai ritirando con l’ avvento della presidenza Trump, allora si capisce bene quanto problematico sia il nostro futuro.

Il cittadino narcisista non si riconosce più nei partiti e nelle ideologie politiche, ma soltanto nei gruppi veicolati dai social media e formati da quelli che la pensano come lui. E’ così che si spiega il successo, anche in Italia, dei movimenti populisti; i cui leader riescono a stabilire un contatto diretto con il loro “popolo”, sia attraverso la rete che nelle adunate di piazza, ascoltano le sue espressioni di disagio e rispondono con il suo stesso linguaggio.

Come scrive Orsina “con la fine delle identità collettive, è venuto meno anche il legame fra élite e popolo: il popolo non riconosce più alle élite il diritto di decidere e guidare; le élite hanno smesso di considerarsi responsabili nei confronti del popolo”.

Tramontata, dunque, l’ era delle classi dirigenti liberali, il futuro si apre nell’ ottica del sovranismo e del populismo. Sperando che i nuovi leader smettano di fare promesse impossibili e di continuare ad alimentare il nostro narcisismo.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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