Salvini non è il duce

sicurezza Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha commentato l’approvazione del decreto sulla sicurezza, preparato e voluto da Matteo Salvini, facendo un paragone davvero inopportuno con le leggi razziali che il regime fascista varò nel settembre del 1938.

Quelle leggi ebbero uno scopo ben preciso, anche se Mussolini aveva cercato di mascherarlo dietro la formula “discriminare, non perseguitare”, che fu l’espulsione degli ebrei italiani dalle scuole, dagli uffici pubblici, dall’esercito, dai ruoli dirigenziali e imprenditoriali; perché l’antisemitismo era diventato nel 1938 un punto centrale del regime che, dopo la guerra in Etiopia e la svolta imperialista, aveva sancitato con la Germania nazista una tragica alleanza, culminata poi nella seconda guerra mondiale e nell’Olocausto.

Il decreto sulla sicurezza appena approvato dal Consiglio dei ministri, invece, si limita a definire meglio i criteri per stabilire chi ha diritto all’asilo politico, riducendo le possibilità di ottenere i permessi umanitari che finora erano serviti solo per evitare il rimpatrio a chi non aveva i requisiti per restare in Italia; e poi a precisare che i richiedenti asilo devono rispettare le nostre leggi, altrimenti perdono il loro permesso di soggiorno. Si tratta di norme basate sul realismo e certamente non sull’ideologia razzista, che in ogni caso passeranno al vaglio del presidente Mattarella e che verranno discusse in Parlamento secondo la normale prassi democratica, prima di essere convertite in leggi.

Il parallelo con le leggi antisemite del 1938 non sta, dunque, né in cielo né in terra.

La posizione di Enrico Rossi sulla questione immigrazione è ben nota: egli è un sostenitore delle porte aperte a tutti, dell’ accoglienza senza se e senza ma; e come molti esponenti della sinistra di tradizione comunista, che in Toscana ha una lunga storia, ha visto negli immigrati africani (e nei rom) una specie di nuova classe sociale di sfruttati – un po’ come gli operai delle grandi industrie del secolo XIX – che pertanto andrebbero difesi incondizionatamente. Collegata a questa visione, c’è anche la teoria delle “risorse”, espressa più volte dall’ex presidente della Camera Laura Boldrini, la quale addirittura ha parlato degli immigrati come di una avanguardia, in quanto portatori di uno stile di vita (il nomadismo? il cosmopolitismo?) che un giorno dovrebbe estendersi a tutti noi: una profezia davvero terribile ma che per fortuna non si avvererà mai.

Sono idee che evidentemente in Italia non condivide quasi più nessuno, ma comunque sono idee – anche se bizzarre – e come tali vanno rispettate. Ce lo hanno insegnato Locke e Voltaire che bisogna essere tolleranti. Per quanto riguarda il presidente Rossi, presto lascerà la sua poltrona e allora potrà godersi la ricca pensione dedicandosi, magari, al volontariato presso la Caritas. Sul futuro della Boldrini non scommetterei, ma non credo che tornerà più ai fasti di una volta.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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