Passeggiando per Macerata

sferisterio Ero a Macerata la scorsa estate: è una città bellissima, piena di tesori d’ arte, ed ha un magnifico teatro, lo Sferisterio, che anticamente era un vero e proprio stadio sportivo, mentre oggi ospita rassegne musicali di alto livello.

Camminando per le vie del centro storico, però, si veniva fermati ogni dieci-venti metri da giovani alti e robusti che chiedevano soldi con aria alquanto spavalda. Noi siamo ormai abituati a vedere gli immigrati africani all’ uscita dei supermarket con un cappello in mano; a Macerata, invece, la loro presenza era molto più invasiva, e non solo in termini numerici. La mia percezione fu che essi erano o quantomeno si sentivano “padroni” di quella zona della città, per cui i passanti erano quasi obbligati a pagare un pedaggio se volevano entrare nel “loro” territorio.

A questo va aggiunto quello che è stato ampiamente documenato dai giornali e dalle televisioni, e cioè che lo spaccio di droga in città è in mano alla mafia nigeriana. Perché è questo il dato di fatto sconfortante: tra i seicentomila nuovi arrivati di questi ultimi tre anni che abbiamo accolto senza domandarci chi fossero e quali intenzioni avessero, ci sono molti delinquenti che hanno lasciato l’ Africa non con la speranza di trovarsi un lavoro onesto, ma di continuare a trafficare, rubare e stuprare donne.

Sicuramente Innocent Oseghale e i suoi compagni, gli autori del massacro della giovane Pamela, fanno parte di questo giro di spacciatori nigeriani, che evidentemente in Italia hanno trovato un luogo dove potere agire quasi alla luce del giorno e soprattuto senza timore di essere rispediti in patria. Oseghale, infatti, aveva già precedenti per droga, e il suo permesso di soggiorno era scaduto da un pezzo; ciò nonostante viveva a Macerata e continuava a spacciare droga. Se non avesse fatto a pezzi il corpo di Pamela e probabilmente non l’ avesse violentata e uccisa, continuerebbe a svolgere la sua attvità grazie al fatto di essere un immigrato africano richiedente asilo e, per questo, di rientrare in quella “categoria protetta” da papa Francesco, dalle associazioni Ong, dalla Caritas, dai partiti di estrema sinistra eccetera.

Se la parola “xenofobia” vuol dire letteralmente “paura dello straniero” (dal greco “Xenos”), la domanda che a questo punto ci si dovrebbe fare è: la paura di questi stranieri è comprensibile o no? Evidentemente sì. E la seconda domanda potrebbe essere: quanti italiani, persone normali, perbene, non estremisti neonazisti sono diventati xenofobi (nel senso che hanno paura di questi stranieri) a causa della politica di accoglienza che ha riempito meravigliose e civilissime città come Macerata di bande criminali, che ormai le fanno rassomigliare a quei quartieri degredati delle città americane dove gli spacciatori e i mafiosi dettano legge?

Per fortuna gli italiani non sono razzisti e neppure dediti alla violenza e all’ uso delle armi. Per questo il caso di Luca Traini, il folle che sempre a Macerata ha sparato contro alcuni immigrati scelti a caso, resterà appunto un caso unico e difficilmente si ripeterà. Ma se si vuole impedire che la paura e il senso di insicurezza prendano definitivamente il sopravvento nell’ animo dei cittadini, c’ è solo una via: regolare severamente l’ immigrazione e ripristinare la legalità nelle città italiane.

Speriamo, allora, che chiunque esca vincitore dalle elezioni del 4 marzo sia in grado di farlo.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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